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There was a Party

(C'era una festa)



Ho bisogno, un assoluto bisogno di un discorso senza interruzioni, con una persona alla volta, che duri almeno un'ora, senza una testa (di cazzo) che s'infila nell'uscio, senza telefonate, senza messaggi che arrivano e poi attendono una risposta, senza l'ansia d'essere altrove.
Ho bisogno di sentirmi come quelle volte, quelle volte in cui alle feste ci si ritrovava in due seduti su un pavimento appiccicoso, con la musica alta intorno e nessuno che ti ascoltava, né interrompeva, o osservava malignamente.
Lo posso dire, lo posso dire che rimpiango quei momenti? Quelle potenzialità che non sempre restavano inespresse, quelle serate e notti che attendevo con piacere, che erano frequenti, dove potevi incontrare qualcuno, anzi: dove avresti sicuramente incontrato qualcuno, dove avresti parlato con qualcuno.

Potevi guadagnarti un bacio, in quei luoghi, a quei tempi. Potevi vincere una relazione, una ragazza, perfino io ci riuscivo.

...e che molti anni dopo ho scoperto che sarebbe stato molto più facile di quello che credevo conquistare trofei, ma l'ho saputo tardi. E sono arrivato tardi anche alle feste, sono arrivato quando ce n'erano già state così tante...

Questa non è stata una serata come quelle. Nulla di simile, da tanto tempo. Non che non mi deprimessi anche allora, non che non capitasse mai di tornare a casa e, come ora, avere l'impellenza di suonare, disegnare o scrivere come a convincere me stesso che lo sforzo di sopravvivere ancora ha un senso.

Ma non ricordo più. Qualcosa ha deformato tutto, e la distanza percorsa ha permesso alla cupezza di sottomettere il realismo.

[..]

(Hue 1:35 ventisette novembre 2004, ascoltando All in your Mind,
Beck, Sea Change, 2003)