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Spectrum Experimental Night

(live at Barattolo, Pavia, 23/04/03)

n

prima

Premetto che vigliaccamente sono stato indeciso fino all'ultimo se venire o meno: abito a nord est di Milano e Pavia non è proprio vicinissima, ma poi le velate insistenze di Andrea/Amon/Afe, la voglia di rivedere gli amici di OiS e la bella giornata mi hanno fatto optare per il sì (ok, ok: anche il desiderio di vedere il concerto ;-)

Alla fine si aggrega inaspettatamente pure Alessandra, la mia ragazza, alla quale sconsiglio di venire ("guarda che la musica è mooolto strana - sì, perfino più strana di quella che faccio io!"), ma che con mio grande piacere decide invece di seguire me e Andrea nella trasferta.

Viaggio breve e abbastanza lineare, passato ad ascoltare vecchie canzoni da America del Rock e Cindy Lauper, pausa in pizzeria con sottofondo di Wham, Loredana Bertè e Guccini), poi siamo al Barattolo.


al Barattolo

Il posto non è male, è perfino munito di giardino ed il soffitto è sufficientemente alto da non farci temere di soffocare nel fumo. Subito incontriamo Luca & Luca, felici di vedermi senza febbre (probabilmente conservavano l'immagine di me di un ragazzo sempre stanco, con gli occhi arrossati e rincoglionito: dopo due minuti si rendono conto che è proprio così, anche quando sono sano).

Rivedo anche Cria Cuervos/Eugenio, ormai pavese d'adozione, e mi presentano Adriano Punck, un uomo che immaginavo diverso, non so perché, forse dopo aver visto la foto su Spectrum credevo avesse solo metà della faccia. E' simpaticissimo, e perfino Ale si sente a suo agio anche se ovviamente tra tutti parliamo quasi solo di musica e delle cazzate sui vari forum.

Quando però sente me e Luca Sigurtà che descriviamo come abbiamo fatto i brani per le compilation Deterrent e Noisseuse, con suoni di frigoriferi e di onde sonore registrate dalle parti di Giove, mi sussurra nell'orecchio "siete tutti pazzi".

Inutile dire che ha perfettamente ragione, anche se di pazzi lì in giro ce n'è di peggio (vedi un vecchio ubriacone che gira con un minaccioso bastone nodoso e - a detta di Punck - parla in aramaico antico auto-proclamandosi padrone del Barattolo). Almeno noi facciamo male solo ai timpani...


Luca Sigurtà

Finita la partita del Milan, secondo gli (ottimistici) organizzatori ragione della scarsa affluenza di pubblico sino a quell'ora, le 22:30, Luca si siede sul palco e si appresta a torchiare il suo Dell, strumento centrale della sua performance. Ad accompagnarlo, come a Biella, un video di Manuele Cecconcello.

Lo stile dei due è per certi aspetti similare: da una parte suoni concreti e sintetici processati e messi in elaborate sequenze di soffusi passaggi sonori, dall'altra immagini di ambienti e paesaggi, a volte oggetti visti da vicino, inquadrati in maniere inusitate ed originali, poi (forse elettronicamente) montati e virati su tonalità dal rosso al giallo.

Inutile dire che l'associazione è perfetta e gradevolissima, suoni ed immagini si integrano benissimo, inseguendosi a vicenda, anzi: da quel che capisco mi sembra che Luca in qualche modo adatti gli ingressi dei suoni ed i rilasci, i passaggi, ai susseguirsi di colori ed immagini. Le frequenze mi sembrano mediamente aggirarsi a piani più bassi di quelli del concerto di Biella, soprattutto all'inizio, sfiorando lidi isolazionisti picchiettati però di suoni brevi, acuti e quasi percussivi.

A tratti compaiono dei sommessi ritmi, mai invadenti, lontani, ed in alcuni punti la tensione raggiunge livelli molto alti, con le immagini che quasi si immobilizzano schiacciandosi ed appiattendosi, ma la delicatezza è più spesso presente della tensione. La sensazione complessiva, difficile da descrivere, è quella di un viaggio in territori sonori e visivi della memoria, luoghi e rumori riconoscibili ma percepiti da prospettive nuove, diverse, a volte volutamente forzate ma mai disarmoniose. I due (Cecconcello e Sigurtà), faranno molta strada.


Punck

Ben più minacciosa suona la musica di Adriano, i cui volumi sono ben più alti di quelli di Luca e che da subito si lancia su frequenze altissime che roteando per il locale appiattiscono i presenti contro i muri. Alessandra si tappa le orecchie, io fatico a non imitarla, ma l'abitudine di ascolti industrial e power electronics mi ha temprato i timapani e mi godo questo marasma di suoni duri e taglienti.

Ciò che colpisce di più nella performance è l'uso - sopra questi drones sibilanti - di voci (la prima in francese, altre in italiano) prese da fonti a me sconosciute, ma che assolutamente catturano la mia attenzione. L'effetto è quello di tentare di ascoltare un messaggio decontestualizzato in mezzo ad una massa di rumore, quindi uno sforzo immenso ma in qualche maniera ripagante dove si coglie un senso nascosto: un senso del tutto personale, io credo, non direttamente e univocamente veicolato dall'autore.

Nel complesso devo dire che non è esattamente il mio genere preferito, anche se alcuni passaggi molto power electronics mi ricordano un'amore di gioventù, i mai dimenticati Whitehouse, coi quali forse Punck condivide il difetto di un'eccessiva ripetitività delle sequenze e una scarsa evoluzione dei suoni (almeno però Adriano non mi sembra essere psicotico quanto William Bennet!!).

Il finale è da attacco d'ansia: a dialoghi colti da una conversazione telefonica su Aldo Moro con i parenti (ma dove l'avrà presa), si mischiano rumoracci rarefatti e un ronzio di fondo. La sala è ammutolita, non c'è una faccia che sorrida, la tensione è palpabile, e l'applauso giunge come una liberazione. Erano anni che non stavo così male ad un live. Ci voleva, mi è piaciuto.


Fhievel

La performance di Fhievel inizia a sala ormai semi-piena: il Milan ha vinto, l'allegra gioventù da centro sociale di Pavia ha voglia di andarsi a bere una birra e fare due chiacchiere con gli amici.

Quale posto migliore di un concerto di musica elettronica sperimentale? Quindi, al di là de problemi tecnici causati forse da una certa inesperienza del personale del luogo, e della sfiga che costringe Luca a riavviare il suo PC, mi duole dire che è difficile ascoltare una musica intima, astratta e rarefatta come quella di Fhievel mentre tre imbecilli alle mie spalle mi raccontano la storia di due loro cari amici che si sono appena lasciati ("ma stavano tanto bene assime, sapete? erano cinque anni che si erano fidanzati, solo che poi lui..." ma vaffan'...!).

Grazie a dio però Fhievel non si spaventa, con lo sguardo serissimo che sonda la sala mette in sequenza suoni come sempre particolarissimi, nudi, affilati, miscele di poche frequenze che si accostano gli uni agli altri secondo un ordine (o disordine?) che solo lui conosce e che posso assimilare forse solo a qualcosa di Brian Lavelle.

L'effetto globale, unito al video di Horiko, bianco e nero filiforme, minimalissimo, è quello che più piacevolmente (per me) caratterizza la musica di Fhievel: un passaggio dal disordine un po' sconnesso a una pace, una distensione che ad un certo punto riesce perfino a conquistare i distratti presenti, quando i suoni si allungano, e si inseguono in attacchi e rilasci più lievi, su un sottofondo di basse frequenze che riempiono le casse. Che ci crediate o no, è una musica che mi fa sentire bene.


Purusha

Chiudo parlando di questo duo che non conoscevo: lo ammetto, io che amo i ritmi ('Victim of the Dance', come dicevano i Tuxedomoon), vado pazzo per questa musica e, non me ne vogliano gli abitanti di OiS e dintorni, la trovo più adatta alla dimensione live.

Detto questo, i Purusha sono in due: PC ed electronics da una parte e chitarra, percussioni, strani soffi dall'altra. Dato che è tardi ed Ale ha resistito anche troppo, sono stanco e mi aspettano un centinaio di Km, quando iniziando 'spaccando tutto' pesantemente con suoni industriali pesantissimi, me ne andrei anche a casa.

Quando sento partire i ritmi spezzati, modernissimi, accattivanti e incredibilmente variati senza essere sconnessi, mi ricordo però di com'è bello ballare e torno dentro a sentire. L'insieme è notevole, la memoria va al live set di Amon Tobin, ma qui ci sono anche la chitarra e le percussioni, e devo dire che apprezzo moltissimo.

Forse non sarà emozionante come i tre performer precedenti, ma mi piace un casino, tanto che resto fino alla fine, quando i due chiudono con un brano più soffuso e melodico, che incredibilmente resta nelle orecchie e mi fa dondolare avanti e indietro.

Quando scendono dal palco faccio i complimenti a uno di loro, poi decido di andare. Unica nota negativa: il filmato proiettato, un gradevole film dei Fratelli Marx del tutto fuori luogo che distrae e basta: i due non hanno bisogno di video secondo me, dato che hanno un'ottima presenza scenica.


fine

Saluto tutti e vado, con Adriano e Luca Sigurtà (un tantino dondolante per le non poche birre assaggiate) che mi regalano i propri CD e tutti che ci ringraziano per essere venuti.

Grazie a voi, dico io.

(Hue)