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La prima trasferta degli Sparkle in Grey

Sparkle in Grey - Live @ Milk: "A Birthday's Gift", festa concerto per il compleanno di Romina Leardi

(Genova, MILK, 16/03/06)

Eccomi seduto a casa su un divano, da solo a rilassarmi dopo due giornate intensissime.

Ieri sera, per la prima volta, abbiamo suonato in trasferta, in un posto che non fosse attorno a Milano, e neppure in Lombardia: Genova (mi rendo conto che non stiamo parlando di New York, ma per i nostri parametri si tratta comunque di un posto più esotico di Cinisello Balsamo).

Ancora adesso mi chiedo come ci siamo finiti. Il merito pare risiedere nella performance che io, Alberto, Cris e Stefano, come Sparkle in Grey, abbiamo fatto all'Afe Party a Segrate qualche mese fa. Pare incredibilmente che siamo piaciuti, e parecchio anche, tanto che alcune persone tra il pubblico ci hanno richiesti a suonare in altri luoghi.

Romina ci ha voluti al locale che - assieme ad altri - gestisce, al Milk di Genova.

Quello che segue è un resoconto della nostra trasferta.


:: Sempre meglio che lavorare: preparativi e viaggio di giovedì pomeriggio ::

Le prove di martedì sera sono state confortanti: i brani, nuovi e vecchi, sono venuti bene, e tutti e tre sembravamo aver ritrovato l'entusiasmo che avevamo invece perso dopo le ultime due deludenti performance di spalla a Claudio Rocchetti/Xavier Iriondo prima e con i Passo Uno poi...

Sarà che l'idea di andare fino a Genova per suonare ci stimola di più, oppure che finalmente a forza di provare e riprovare stiamo capendo meglio quello che facciamo, ma sono davvero fiducioso.

Così, per giovedì pomeriggio ci siamo presi tutti qualche ora di permesso (il Cris tutto il pomeriggio - "E' meglio, te lo dico io", dice), ed alle 16:00 in punto ho raggiunto gli altri due davanti all'armeria di piazza Lambrate, strano posto per iniziare un viaggio.

Sembriamo tutti di buon umore, ed io sfodero pure le scalette stampate dei vari passaggi del concerto. Ovviamente gli altri due mi sfottono: 1. perché è evidente che le ho fatte in mattinata al lavoro, 2. perché tradiscono il mio desiderio efficientista un po' ansiogeno.

Per fortuna sono anche sbagliate, e il Cris se ne accorge.

Il viaggio scorre in un attimo, con breve sosta all'autogrill dove, un attimo prima di ripartire, Alberto ridiscende dalla macchina, si avvicina alla mia con il suo passo lento e perennemente indeciso, e ci dice: "Volevo solo comunicarvi che il mio conta-kilometri segna 999.9 da quando siamo partiti da casa".

"E' un buon segno", replico io incredulo più per il desiderio di tempesitvità della comunicazione che per il suo contenuto.


:: A Genova, dentro un romanzo di Asimov ::

L'arrivo a Genova è in orario, ma traumatico. L'ultima volta ci sono stato nel 1986 (esattamente nei giorni del casino di Chernobill, non lo dimenticherò mai) e non ne ricordo nulla.

"Quando penso a Genova la penso sempre con un cielo così", fa il Cris indicando il chiaro grigiore che ci ricopre, comunque nulla in confronto alle architetture sinuose e invadenti della minacciosa Sopraelevata sulla quale transitiamo, seguendo le indicazioni dateci dai nostri ospiti.

Fatico parecchio a guidare. Scesi a quello che sembra un livello inferiore di un fantascientifico pianeta Asimoviano, compaiono:

- piloni in mezzo alla strada,
- obblighi a svolte criminali,
- cunicoli, tunnel, buchi e buche,
- sottopassi e sovrappassi,
- saliscendi e scendisali,
- barche e navi come fossero per strada,
e poi più autobus che potenziali passeggeri degli stessi.

...tutte queste cose ci impediscono d'osservare un paesaggio che intuiamo come potenzialmente bello. A destra il mare, invisibile da tante navi riempiono il porto, a sinistra la città che si estrende in salita; tra obbrobri modernissimi spuntano quà e là interessanti campanili, torrette, case caratteristiche, palazzi decorati e scorci caratteristici.


:: Brazilian rendez-vous ::

Il luogo dell'incontro con i ragazzi dei Blown Paper Bags, gruppo di testa della serata e co-organizzatori dell'evento, è di fronte ad un osceno ed ambiguo ristorante brasiliano che reca all'esterno la scritta "ingresso riservato ai soci".

Gli attesi colleghi musici però ritardano parecchio, e nel frattempo noi tre spariamo cazzate a raffica come sempre in questi tempi morti, quando ad un certo punto spunta una tipetta in cerca di "un'auto rossa targata Milano", la quale dopo poco si rivela essere Federica, giovine abruzzese mandata in avanscoperta per condurci al Milk.
Il locale, ci dice, è a solo 15 metri da dove ci troviamo, in verticale però. 15 metri a picco sopra una muraglia che, per essere raggiunta, ci comporta altri dieci minuti di giri tra inversioni, perdite di strada, tentennamenti e profonde incertezze della nostra povera guida che di Genova non sa molto, essendo giustamente nata e vissuta a L'Aquila.

In soli altri venti minuti e venti manovre riesco poi a parcheggiare la mia Corsa sopra le suddette mura.


:: L'arciclub Milk e giro sulle (immerdate) stradine di Genova ::

Sulla strada, il Milk appare come una porta di casa con delle strane macchie di vernice nera su una malandata porta di legno, ma l'interno è caldo (cromaticamente parlando, perché si gela) e confortevole. Bellissimi graffiti decorano ogni parete, e l'atmosfera è tranquilla.

Romina non c'è, ma i Blown Paper Bags pare stiamo montando la copiosissima strumentazione, e veniamo ignorati quantomeno fino al momento in cui chiedo quando ci vorrà, ed alla risposta che segue ("mezz'ora almeno"), gli Sparkle in Grey decidono di darsi ad una passeggiata turistica.

Ci inoltriamo tra le viette e ci godiamo la variegata fauna della città, gli innumerevoli curiosi negozietti, gli invitanti ristoranti (che, vista l'ora, ci fanno sorgere la tentazione di ingozzarci come maiali), i palazzi antichi sommersi dai lavori in corso (ovunque) e una quantità di merde sul selciato che potrebbe concimare l'amazzonia* [il giorno dopo vedrò parecchi minacciosi cartelli rivolti ai padroni dei cani].

A seguito di una visita ad un assurdo rivenditore di 'media' usati, dai libri alle musicassette, Alberto e Cris ritornano anche a mani piene: il primo con Ziggy Stardust di Bowie - nonché la Gazzetta dell'Italia campione del mondo 1982 - ed il secondo con il Decalogo di Kieslowski completo in DVD, acquisti che riflettono a pieno gli interessi dei due.


:: Prove, cibo e adattamento all'habitat ::

Ritornati al Milk, è praticamente il nostro turno per provare, ed incredibilmente il fonico, Andreone, si rivela davvero gentile e bravo come Romina ci aveva anticipato, tanto che il soundcheck ci soddisfa e carica oltremisura, convincendoci che forse sarà la volta buona che facciamo di nuovo un bel concerto.

E finalmente è ora: si mangia. Pizza e birra, offerteci dalla generosa Romina, che nel frattempo è finalmente arrivata e già corre ovunque presa dai preparativi.
Inizialmente noi tre mangiamo pateticamente divisi, isolati dagli altri e pure lontani tra noi, proprio un gruppo coeso... ma poi Romina ci invita a unirci alla sua compagnia, composta tra gli altri da due degli UR, anche loro in cartellone, con i quali scambiamo un po' di chiacchiere su Eugene Chatbourne.
Visto il nostro carattere poco estroverso, Romina ci aiuta ad inserirci nella compagnia dei suoi amici, che arrivano a frotte e prontamente ci vengono presentati con strette di mano e sorrisi.
Nei loro occhi scorgiamo il dubbio, la domanda "ma questi chi cazzo sono?" ...probabilmente la fama della Grey Sparkle non crea molti proseliti in Liguria, ma noi siamo contenti lo stesso, in qualche modo l'entusiasmo di Romina ci fa sentire importanti, ci fa stare bene, e l'atmosfera è ottima.


Ci dicono che il Milk è un locale dove si 'beccia' (termine mai sentito che pare si traduca nel nostro più volgare 'limonare') parecchio... non è difficile crederlo, vista anche la fauna giovane e sessualmente certo molto attiva del locale, tra cui distinguiamo anche noi parecchie tipe interessanti.
In quanto musicisti, la possibilità di accalappiare ragazze non dovrebbe esserci tanto remota, ma noi tre potremmo tranquillamente smentire la fama del musicista-uomo-che-fotte-dopo-ogni-concerto. Al di là del fatto per due terzi siamo fidanzati, nessuno di noi credo saprebbe improvvisarsi il Jim Morrison dell'elettro post rock italiano.

Gli UR provano, noi vaghiamo e beviamo birra. Ogni tanto Alberto scompare dalla vista, diretto chissà dove, il Cris gira intorno con le mani in tasca, io come un deficiente sorrido a chiunque passi, e vengo ignorato.


:: Happy hour & UR ::

Alle 11:30 il locale è pienotto, e gli UR iniziano con i loro tappeti di suoni riverberati e tetri, ma gli avventori sembrano non farci troppo caso. Alcuni seguono in prima fila, la più parte resta nello stanzone accanto (quello del bar) sorseggiando cocktails e chiacchierando del più e del meno.
La sovrapposizione tra l'industrial isolazionista tetro e scarnificato degli UR e il chiacchiericcio di pettegolezzi di questi giovani benvestiti è fantastica, davvero surreale.

Io e il Cris osserviamo sorridendo la gente bere e non far caso alle frequenze da attacco cardiaco, e sembriamo due sfigati allucinanti, appolaiati sugli sgabelloni e silenti, con lo sguardo che vaga da una figura all'altra. Ad un tratto, però, Cristiano dice "Teo, però ci pensi? Siamo a Genova, e stiamo per suonare."
Ha ragione cazzo. Chi l'avrebbe detto, solo - che so - a luglio, che noi tre neanche suonavamo assieme e che io e lui mai avevamo fatto un live (Alberto parecchi con gli Yakudoshi invece), chi l'avrebbe detto che potevamo trovarci in un a situazione così? E' fantastico.

I suoni degli UR si placano, e tocca a noi.


:: Suoniamo e piacciamo (ad alcuni) ::

Sono emozionato e tranquillo allo stesso tempo, e - finalmente, dopo mesi di astinenza forzata causa cronici problemi allo stomaco - un po' brillo, la qual cosa, checché se ne dica, per suonare aiuta.
Cominciamo Limpronta, e sento già che in qualche modo saremo apprezzati questa sera... come una sensazione profonda che infonde fiducia ed aiuta a suonare meglio.

Nonostante sia anche il momento della prima torta distribuita da Romina, quando entra il primo lento ritmo vedo sparute facce avvicinarsi al palco e dondolare al ritmo della musica, cosa che, nei rari momenti in cui ho il coraggio di alzare gli occhi verso il pubblico, mi fa sempre un piacere fottuto. Alberto è potentissimo sulle note sinuose della chitarra e Cris pare sicuro come non mai nell'accompagnarlo.

Sto da Dio.

Il concerto procede benissimo, nel senso che sbagliamo poco e, incredibilmente, ci ricordiamo che fare, anche se ad un tratto un larsen pazzesco si fissa nell'aria e solo dopo troppi minuti ci rendiamo conto che usciva dall'ampli d'una chitarra... ma fa niente.
Su Goose Game parte pure qualcuno che batte le mani a tempo (non ci credevo finché non me lo hanno confermato) e mi torna in mente il Concerto Materno con i bimbi di tre settimane fa: questa è una gioia diversa, ma ugualmente corroborante, ancor più rinfrancata da quelli che, alla fine del concerto, sembrano essere sinceri applausi.

Somma soddisfazione per me è poi sentire Andreone il fonico complimentarsi con noi, assieme ad alcuni del pubblico (tra cui un ragazzo inglese che pare essere uscito di testa per Limpronta) e Romina, che non fa che ripeterci come l'intero concerto, da lei seguito dal palchetto del fonico, nascosta, le abbia dato i brividi.
Io quasi non ci credo, e sorrido a tutti più che posso, elargisco strette di mano e scopro pure d'aver venduto un CD tra quelli esposti (incredibile: ad uno sconosciuto!). Gioia pura.

Mentre facciamo avanti e indietro per sbaraccare, sorprendo Alberto a interloquire con uno strano individuo barbuto* [è Giulio Olivieri del portale Genovatunes, che pubblica poi qui una recensione del live], che si presenta anche a me e si complimenta pure lui, aggiungendo che secondo lui abbiamo fatto tra l'altro una gran bella cover degli Hawkind. Lo ringrazio molto del complimento, penso che si riferisca a ThatOne e intuisco che gli Hawkind per fortuna devono piacergli parecchio, tanto che mi riprometto di alscoltarli pure io al più presto, dato che purtroppo non ne ho mai sentito una canzone.

Sento di amare lui e tutti gli altri (dal bigliettaro ad un altro tizio sui 50 che bazzica nel bar) che si complimentano con noi.


:: Energici scoppi di carta e l'happening sfuma ::

Dopo poco arriva anche Alessandra, l'amica che mi offrirà un posto letto per questa notte (sempre sia lodata pure lei) ed il suo fascinoso fidanzato, che mi beccano nel momento di maggiore entusiasmo e allegria.

Sono ormai le 2:00 ed i miei sodali devono ripartire... io passo ancora un'oretta ad ascoltare l'energico e frenetico show dei Blown Paper Bags, molto a loro agio sul palco e scatenatissimi nella loro strana formazione a due batterie, vari devices elettronici ed un basso. E' bello vedere come il pubblico conosce le canzoni e si dimena ai ritmi rapidi e taglienti del gruppo, talvolta ammiccando verso i musicisti stessi, i volumi però sono altissimi e io non riesco a reggere tutta la performance in modo continuativo.

Alla fine arriva l'ora di tornare a casa: saluto tutti, mi fermo con gli UR altri dieci minuti a parlare di Godflesh, O.L.D, Mick Harris ed altri folli della scena industrial-metal anni 90, e poi riprendo la macchina nel tentativo di raggiungere la casa di Alessandra, dopo ch'essa mi ha lasciato chiavi ed una dettaglaita descrizione del tortuosissimo tragitto.


:: Enjoying Genova ::

In 10 minuti, incredibilmente, sono già là, dove passerò una notte dai sonni agitati, condita da un più agitato risveglio nel momento in cui trovo una simpatica multa di 71 Euro appioppatami perché sono riuscito a parcheggiare in uno dei 10.000 posti proibiti della città meno adatta alle auto in tutto il nord Italia.
Per fortuna invece passeggiarci è una goduria unica: dalla parte alta dove mi trovo io, dopo lunga passeggiata (prima in direzione errata, ossia intelligentemente in salita, poi finalmente in giù), arrivo ad un belvedere che mi mostra tutta la contradditorietà della città, fittissima vista dall'alto ed ancor di più vissuta da dentro le sue maglie di vicoli e stradine piene di gente e negozi.
La giornata è splendida, il cielo azzurrissimo e mi fa amare questo posto che ieri avevo inizialmente anche parecchio disprezzato.
Non mancano in effetti motivi per disgustarsi anche oggi: le merde sono sempre un tappeto costante e i lavori in corso sembrano essere lì non solo per deturpare ogni angolo, ma anche per restarci parecchi anni ancora, ma nel complesso è davvero bella, e soprattutto estremamente varia. E' spiazzante passare nel giro di un minuto da ampie piazze luminose e decorate da arzille fontane ad angusti luridi vicoli dove baldracche in pieno giorno mi offrono imbarazzanti servigi.
Ci sono poi una delle mie potenziali massime gioie: bancarelle di CD/dischi/libri/DVD usati, fittissime di merce di ogni provenienza... ci compro Talk Talk e Bright Eyes per 8 euro cadauno, e mi ritengo soddisfatto di questo nuovo modo di sperperare danaro in musica.

Per l'una e mezza riparto, e non fosse che ho una meta ancora più allettante verso cui dirigermi, penso che vorrei restare di più, e mi riprometto di tornarci al più presto.


:: Ora ch'è finito ::

Lungo il viaggio verso casa penso che vorrò scrivere un resoconto, ed eccolo qui, decisamente troppo lungo per i miei gusti, e temo che nessuno avrà la pazienza d'arrivare in fondo, ma non importa. Sono comunque contento di averlo scritto, sebbene sia diverso da tutti quelli passati, forse più cazzari e goliardici e meno legati ad una sensazione di profonda soddisfazione, come quella che provo ancora adesso dopo questa prima indimenticabile trasferta come musicista.

Ricordo che prima di ripartire ieri sera scherzavo con gli UR su come magari un giorno vivremo di musica, la Afe sarà ricca come l'Universal e nessuno di noi si dovrà preoccupare di andare al lavoro dopo una notte come questa... Sono solo fantasie poco conciliabili con la realtà, ma certo per una volta noi Sparkle in Grey ci siamo davvero sentiti vivere di musica, come se fosse vero, come le persone di cui compriamo i dischi.


PS: A metà giornata oggi mi arriva un sms di Alberto che recita testuale: "come rendere indimenticabile una bella serata: autostradachiusa, dietrofront, cambiogiro, crollofisico, sostaautogrill, acasaallesette, allavoroalleotto. hai becciato?" ...ripenso alla multa... è venerdì 17... non sono superstizioso, ma siamo davvero sfigati!


Hue, Cesena, 17 marzo 2006... venerdì...


Foto di Giulio Olivieri, di cui trovate una recensione del live.