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Sparkle in Grey in osteria

Sparkle in Grey - Live @ Portalupi: "Will Winter End?"

(Vigevano, Cooperativa Portalupi , 07/04/06)

Eccomi qui, di nuovo, questa volta sul balcone di casa mia, nel pomeriggio di un vero sabato di primavera, a tentare un resoconto - breve, lo prometto - del nostro concerto di ieri sera.
Questa volta ho deciso di scriverlo soprattutto per rendere omaggio alle persone che ci hanno ospitato, che sono state davvero squisite.


:: Da qui a lì: un'ora e mezza ::

Il nostro primo proposito era quello di presentarci a Vigevano per le ore 18.00, come suggeriva Alessio, ossia uno dei fonici che all'Afe Party del Baraonda ci aveva aiutati, poi ascoltati ed infine apprezzati tanto da invitarci a suonare in questo locale dove lavora.

Io, Cris, Alberto e la sua fidanzata Milena siamo invece partiti alle 18:30 ed arrivati quasi due ore dopo, vista la scomodità fottuta di raggiungere la terra delle risaie a partire dalla Brianza (ed una piccola svista di Milena che ci ha fatto prendere un'uscita sbagliata d'una trentina di kilometri).


:: Live in osteria ::

Ad ogni modo, appena arriviamo ci rendiamo conto che ne è valsa la pena. Increduli, siamo sopraffatti da un profumo di cibo inebriante, e incuriositi fissiamo la scritta che campeggia su un'insegna "Osteria" posta sopra quello che dovrebbe essere il luogo che cerchiamo, ossia la Cooperativa Portalupi.
Entro, e ci trovo Patrizia Oliva, in arte Madame P., che, di spalle e china su un tavolo intenta in uno dei suoi lavori da bricoleuse del 2000, asserisce di avermi riconosciuto dal suono delle mie scarpe (conosciute anche dai miei colleghi come 'le scarpe da meeting'... un giorno ci farò un numero di tiptap con gli Sparkle in Grey).
La sua presenza e le locandine con il mio pupetto dal sorriso ebete appese sui muri confermano alle mie incredule narici che siamo nel posto giusto.

Sono già contento.

In un salone retrostante a quella che appare in tutto e per tutto una pulita, rustica e sana osteria, trovo Alessio e Luca Sigurtà, che hanno già provato i suoni per la performanci di Harshcore (di norma il Sigurt con Tommaso Clerico, aka 'Il Francese', che però 'sta sera è assente per un corso di non si sa bene cosa).
L'accoglienza anche da parte loro è ottima e rincara il buon umore, che esplode nel momento incui un compare del luogo, Andrea, ci conferma che si mangerà lì.


:: Se fosse sempre così ::

Montiamo gli strumenti, e poi decidiamo di rinviare il souncheck a più tardi, quindi mangiamo. A tavola siamo una decina, compreso un triste scranno vuoto lasciato per l'assente Francese.
Io e il Sigurt ci sediamo l'uno accanto all'altro e per primi, come due veri gentleman, e cominciamo a servirci non appena ne abbiamo l'autorizzazione. Attempate gentildonne ci servono un riso squisito, specialità del luogo, di cui Patrizia ci decanta le qualità e la fama ("Sapete che pure in Germania ho trovato il riso di Vigevano?" dice), e in più veniamo foraggiati di vino, insalata, formaggi, affettati, verdure cotte e ogni meraviglia. Io continuo a ringraziare senza sosta, consultandomi con Cris e Alberto e chiedendo loro se non è forse vero che questo è il posto migliore in cui siamo stati finora, quanto meno dal punto di vista culinario.

Alla faccia della mia esofagite non mi pongo limiti, ed infatti ne subirò le conseguenze nella notte, ma chissenefrega. Sigurt e Madame P. mi sfottono citandomi il noto slogan 'sesso droga e rock&roll', che se applicato a me che soffro se mangio un salame e al massimo mi addormento in pace col mondo - come Luca del resto - solo a colpi di EN, suonaveramente ridicolo.

Il mio tasso alcolico è forse un po' alto, tanto che finisco quasi per dar credito a dei suggerimenti di uno dei commensali (grande appassionato di cannabis) che mi consiglia di portare le ginocchia contro le orecchie prima di dormire per combattere l'insonnia, e la cena scorre piacevolissima mentre fingo di tossire per non ridere.

A fine cena spunta la chicca della serata: un articolo sul giornale locale 'L'Informatore', che in mezzo alla pagina, proprio sopra "Felce e Mirtillo" e "Pasqua al Ristorante Bellaria", cita "Dal vivo i monzesi Sparkle in Grey", con tanto di foto di Alberto che sembra Lou Reed. Al di là del fatto che non siamo monzesi e che anzi il Cris ha in odio gli abitanti di tale città, e che ci figuriamo raccapriccianti associazioni con Blu Vertigo e Soerba, io esplodo di gioia (e risate) nel leggere il fin troppo gentile articolo ad alta voce.


:: Suoni e amici ::

Alle 22.30, ora cui avremmo dovuto suonare, ci mettiamo a fare il souncheck, e nonostante gli sforzi del bravo Alessio e di Andrea non si riesce a sopperire del tutto all'infelice forma del locale ed alle nostre limitate capacità tecniche. Abbastanza soddisfatti, comunque, dopo una mezz'ora ci fermiamo e cominciamo a girare tra i tavoli per salutare qualche amico appena arrivato: Andrea Afeman con un'amica, poi Fulvio, la sua donna e relativi compari... nessun altro, per una potenziale audience di 10 circa spettatori, mentre molti altri avventori del locale bevono, chiacchierano ai tavoli e giocano a scacchi.

A metà prove Alberto, preso da uno strano raptus, afferra il mio più nuovo e per ora inutile strumento, la marimba, e con un (rarissimo per lui) rapido gesto riesce a renderla inoffonsiva strappandone i contatti del microfono. Increduli ci fissiamo negli occhi mentre lui mi chiede scusa ed io gli confermo che tanto probabilmente non l'avrei suonata.

Fuori per una sigaretta, Patrizia ed alcuni autoctoni ci narrano le curiosità dei luoghi, tra invenzioni DaVinciane, risaie e nobili Sforza.
"Quella villa lì è la dimora di una delle discendenti degli Sforza", afferma l'esperto di cannabis, ormai un amico, indicando un punto imprecisato. "Magari metterà la testa fuori dalla finestra per ascoltarci questa sera", replico scherzosamente io.
"E' morta", conclude l'amico, dando un taglio alle nostre speranze di trovare una mecenate illuminata e facendoci scoppiare dal ridere.


:: Lo Chef Tony della musica sperimentale: Harshcore ::

Verso le 23.00 Sigurt decide che si può cominciare e si piazza al suo set per la performance di Harshcore. Vincente è l'idea di sistemare tavolo e apparecchiature sotto il palco, in mezzo alla gente, che infatti man mano che il concerto provede e che Luca aziona varie macchinette (mangianastri, walkie talkie, spazzole, nastri vari) e oggetti (sale, carta vetrata, spazzole...), i pochi ma interessatissimi spettatori si avvicinano sempre più incuriositi.

La musica, che va da sghembi ritmi quasi da dub in stile Scorn a ruvidezze noise, passando per stasi ambientali e rarefatti silenzi spezzati dai suoni concreti manipolati da Luca, è avvolgente e, per me, bellissima. Fiero penso alla richiesta da parte di Sigurt di occuparmi del mix finale del disco per quando sarà pronto.

Qualcuno balla pure un po', ma la cosa più bella resta davvero lo sguardo attento di alcuni giovanissimi ragazzi che, birra in mano, fissano le mani di Luca, il quale sembra quasi un cuoco che mischia gli ingredienti per una misteriosa ricetta rituale.


:: Monopoli - Sparkle in Grey: 3-1 ::

A mezzanotte decidiamo di iniziare... La scaletta, per una volta, è uguale a quella del concerto precedente, e così iniziamo con Limpronta, nella (vana) speranza di veder avvicinare la gente che, nel salone del bar ristorante, dovrebbe superare una larga invitante soglia e venire verso il palco.

"Non sono moltissimi, il venerdì speso c'è più gente, ma purtroppo 'sta sera suonano gli Statuto in un posto qua vicino", mi diceva Alessio.
Disgraziatamente non abbiamo brani ska in repertorio (cazzo, a saperlo... una bella cover di "Abbiamo vinto il Festival di Sanremo" la potevamo preparare), quindi l'affluenza è quella che è.
Scarsa. E di quei pochi che ci sono, solo una piccola percentuale molla gli scacchi o il Monopoli per appropinquarsi alla musica, che - intuisco - per loro è più probabilmente un fastidio.

Noi suoniamo - mi pare - per la nostra mezz'oretta, durante la quale ci sembra che finlamente ThatOne venga come si deve e che Goose Game sia il solito incontrollato casino.
Alla fine lasciamo il palco sulle note del carillon che si mischiano agli applausi di una ventina di mani fedeli (tutti amici) che ci gentili omaggiano anche di complimenti.


:: Fourth Annual Report shall come ::

Noi stiamo bene, ma ci spiace vedere come forse Alessio si aspettasse forse una risposta di pubblico un poco migliore, e per vendetta mette su un disco di Black Metal a coprire il chiacchiericcio dei clienti.
Con lui discuto un po' di questi meccanismi, di come pare che solo le fottute cover band di U2 et similia vengono seguite, e lui ci racconta dell'incasso record di quando ha suonato lì una band clone del Liga.

Gli dico che se hanno tanto successo le cover band, potremmo formarne una che rifà i successi dell'amato industrial anni '80: ci chiameremmo "Fourth Annual Report" potremmo portare in giro un set di canzoni come Blood on the Floor (TG), Never Forget Death (Whitehouse), Violence is Love (Nocturnal Emission), The Agony of the Plasma (SPK), The Anal Staircase (Coil), tutti i grandi successi di Merzbow e Controlled Bleeding ed altre canzoncine del genere.
"Già. Secondo me funzionerebbe!", dice Alessio mentre ride e arrotola i cavi.


:: Finisce anche questa ::

Tutti si congedano, ed anche noi ce ne andiamo. Siamo molto contenti, la serata è stata piacevolissima e tanto divertende, benediciamo giovani e vecchi della Portalupi che oltre ad averci trattati da re ci rimborsano pure la trasferta, e ci ripromettiamo di sentirci presto.

Resta un po' di amarezza ed il dubbio davvero che ci sia un qualcosa di sbagliato nella cultura generale di oggi, non tanto perché noi Sparkle in Grey non veniamo apprezzati (farebbe ridere il contrario), ma più che altro perché la gente (e chi sia questa gente a volte non lo so proprio definire) cerca altro, cerca la norma, il già sentito, ciò che è noto... E allora meno male che ci sono degli Harshcore, degli Afeman, delle Madame P., ma anche degli UR, Punck, Logoplasm, OvO, Fhievel, aal e tanti altri piccoli esponenti di realtà che hanno miriadi di estimatori, forse sempre reciproci, abitanti di un piccolo mondo in cui ci si muove a fatica e da cui ancor più difficilmente si può uscire, sempre che lo si voglia.

La nostra, comunque vada, resta la musica per chi vuole vivere nel proprio piccolo mondo, che questa sera si è spinto fino a una accogliente osteria sulle risaie di Vigevano.

Grazie.

Hue,
8 aprile 2006


Le foto sono di Afeman.