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Sparkle in the Woods

Sparkle in Grey - Live @ Foolmoon Festival
: "Escape from the City"

(Mariano ComenseLocalità Scesa - 18/06/06)


:: il concerto nel bosco ::

Questo concerto da un po' di tempo lo chiamiamo "quello nel bosco", perché così ci è stato presentato da Simone, organizzatore dell'evento e amante delle musiche sperimentali. Il bravo guaglione ci aveva visti suonare al Circolo di Mariano Comense, e ci ha contattati per replicare a questo "Escape from the City - FoolMoon Festival", evento di tre serate di cui noi occupiamo, assieme ad altri gruppi, l'ultima (di domenica).
 


:: c'è chi per stordirsi si droga prima di suonare ::

Arrivati lì con una certa difficoltà a causa non solo del fatto che il luogo è - appunto - imboscatissimo, ma anche per la dieta da noi tenuta a pranzo: ho avuto la bella idea di preparare un pesantissimo ragù con Gaia per onorare il nostro ospite francese Pierre Baudry (in arte Hubert Mensch) , ed ho invitato gli Sparkle in Grey al completo, con anche le rispettive donne.

Quindi il caldo cane, l'umidità, un accenno di fastidiosa pioggia, un Kg di ragù, salami, formaggi e vino rosso, più budino (detto Le Budèn ossia quello che Pierre credeva essere sanguinaccio) e gelato hanno stroncato le nostre capacità di ragionamento prima ancora di giungere sul luogo del concerto.

Per fortuna il quarto Sparkle in Grey di questa occasione, Franz Krostopovic (già nei Pulp-Ito), ha avuto l'accortezza di non accettare l'invito a pranzo, troppo leggero per lui che invece pare si sia ingollato di polenta e coniglio. Fosse dicembre e vivessimo a Bolzano sarebbero certo state tutte pietanze ineccepibili.
 


:: elettricisti e punkabbestia ::

Ad ogni modo per le 18:30 siamo sul luogo, che si presenta nascosto, quasi privo di parcheggio, casinaro ma tendenzialmente ameno. In effetti ci sono gli alberi, i prati, un po' di gente dimessa, vari simil-punkabbestia e una curiosa grossa comitiva di anziani locali seduta presso un tavolo a bere alcoli d'ogne genere.

Alcuni di noi si dichiarano immediatamente 'presi male', altri invece apprezzano, fatto sta che, recuperato un pallone, tre di noi improvvisano una partita con i componenti di altre band in cartellone più qualche passante.

Io mi dò invece da fare per accumulare ansia e vago alla ricerca di informazioni su 'come funzionerà la serata', anche perché gira la voce che non si suonerà. Assieme a tale diceria girano pure certi omini in tuta bianca che spiccano tra i punkebbestia per la serietà e per il fatto che si stanno dando da fare per alzare il kilowattaggio dell'impianto quel tantino che basta a reggere i concerti. Sono i tecnici dell'ENEL, chiamati di corsa a cercare di risolvere la critica situazione; in comune con i punkabbestia hanno lo scazzo e la velocità nel muoversi.

Man mano loro e i fonici risolvono i problemi mentre la partita impazza.
 


:: i mondiali nel bosco ::

Mi reco infatti al campetto e scopro Alberto, Cris e Franz impegnatissimi e sensualmente sudati che stanno gloriosamente battendo la squadra avversaria sotto gli occhi di Gaia, Pierre e Milena. Nel frattempo ho stretto amicizia con il simpatico bassista dei Kech, il quale vorrebbe giocare ma viene ignorato come il bambino più piccolo all'oratorio. Alla fine per fortuna entra nelle fila dei nostri e si distingue nei minuti finali.

Il risultato credo sia stato tipo 7-2, e ne portano i segni Cris, disidratato peggio di Clint Eastwood in Il buono il brutto il cattivo; Franz, sulla cui maglietta è spuntato un disegno a forma di cuore fatto di solo sudore; infine il povero Alberto, azzoppato da un folle avversario che pare averlo preso di mira e massacrato di calci alla Bonetti dei tempi migliori.
 


:: attesa infinita ::

Dopo questo, arrivano momenti di cazzeggio interminabili. Si scopre che si suonerà, ma non si sa quando. Decido di tentare l'epatite virale concedendomi un panino con salamella preparato da un ragazzo che definire flemmatico è poco, da quanto si muove lentamente. Dico solo che nel tempo che ci mette a passare la salsiccetta cotta dalla brace al panino, ormai è già fredda.

Il tutto comunque non è male, e così, assieme ad una birra, mi siedo accanto agli amici e mi godo il concerto blues che un duo per niente malvagio sta tenendo per intrattenere l'audience. Il repertorio è vario e ben suonato, con umiltà e simpatia, e la gente, noi compresi, tendenzialmente apprezza.

Arrivano tempi duri quando invece c'è "il teatro", trio batteria, chitarra e voce recitata, ossia "La banda del Matese", che propone uno spettacolo della durata del Mahambatha, durante il quale alcuni presenti ascoltano apparentemente attentissimi e noi altri ci isoliamo in chiacchiere. Curioso come il tutto venga presentato come "una cosa scritta nel 2003" per poi aggiungere delle scuse per la performance dato che "non abbiamo avuto molto tempo per provare".
Me ne ricorderò quando mi pare di avere troppi impegni, e mi confronterò con questi ragazzi che in tre anni non han trovato un qualche buco libero in più nella loro fitta agenda che manco Azelio Ciampi...

A movimentare il tutto ci pensa un simpatico signore che deve aver svuotato il catino della sangria in solitudine dato lo stato in cui versa. Attacca a parlare bene o male con tutti, possibilmente con le ragazze scollate (Milena ne è una vittima) e ad un certo punto chiama, alle spalle, me ed il Cris. Ci chiede biascicando "Scusate... ma voi siete di Monza? Della zona di Monza?" Cris, ormai avvezzo ad attirare le domande dei più curiosi freak che gravitano ai nostri concerti (vedi Gigione 180x180 di Desio), gli risponde, un po' sorpeso dalla sua arguzia, "Sì, più o meno"... al che il tizio conclude gentilmente "Lo sapevo! Perché due coglioni come voi possono venire solo da Monza!"

Rinvigoriti da tali apprezzamenti, continuiamo ad attendere il nostro turno.
 


:: Drop the I, L'age d'or, Kech ::

Quello dei Drop the I è un concerto fulminante che si è concluso già quattro ore prima di andare in scena: appena arrivati infatti pare abbiano litigato duramente, arrivando quasi alle mani e sciogliendo il gruppo seduta stante. Di certo la loro resta la più chiacchierata e folgorante performance della serata.

Gli Age d'or propongono invece un set di drum machine, chitarra, basso e voce urlante che, almeno per il primo brano, ho apprezzato. Poi si perdono tra problemi tecnici ed eccessi del cantante, davvero ai nostri occhi inutilmente eccessivo.

Dopo di loro arrivano invece i Kech, cui abbiamo ceduto il posto in scaletta in cambio del prestito di: batteria, ampli basso, ampli chitarra e una buona dose di pazienza. Forse per i prossimi concerti dovremmo pensare di girare più attrezzati e scroccare meno le apparecchiature altrui...
I Kech comunque suonano un pop rock tendenzialmente allegro, due chitarre e voce femminile, con tanto di cori, che ricorda molto (forse troppo) da vicino i Pixies, ma che almeno contribuisce ad alzare il livello di allegria della serata, attirando finalmente buona parte dell'ormai folto pubblico verso il palco.
 


:: intermittenze ::

Pubblico che dal palco si riallontana quando saliamo noi per il linecheck, piuttosto laborioso ed estenuante per chi aspetta, tra cui alcuni amici giunti per vederci (Lorenzo e Andrea Afeman tra questi) ed altri spettatori forse incuriositi dalla nostra line-up.

Parecchio tesi per la lunga attesa (sono ormai le 0:30 passate), iniziamo con Limpronta, che anche questa volta si risolve in un caos incontrollabile, finendo fuori sincrono semitotale. Per fortuna Police va meglio, soprattutto grazie a Frank che si inventa una variazione al violino che mai avevamo sentito in saletta nell'unica prova fatta tutti assieme.

Delusion Song come sempre riesce bene (la amiamo ormai), sebbene il batterista dei Kech, forse preoccupato per la propria batteria lasciata sola soletta, decida di mettersi dietro al palco per improvvisare una percussione sulla base del brano. Devo dire che non apprezziamo molto l'iniziativa, che ci confonde, ma se fatta in buona fede e in stato alcolico avanzato colgo l'occasione su queste righe per ringraziare (e per chiedere "come ti è venuto in mente?").

Il meglio arriva sul finale, durante il quale il fonico Lorenzo per errore azzera i volumi di tutto, tanto che pensiamo ad un boicottaggio (non è paranoia, è che anche questa sera qualcuno si era avvicinato per chiederci di smettere). Resta la batteria del Cris solitaria, cui glorisamente tocca di chiudere il tutto.

Alla fine il fonico si scusa, e ammette d'aver schiacciato un tastino per errore, ma noi siamo contenti lo stesso (anche perché il poveretto si è sbattuto davvero davvero tanto 'sta serata) e smontiamo il tutto. Tra l'altro Andrea Reali, l'altro uomo palco (nonché cantante nei grandi I/O) era venuto a dirmi di non preoccuparci per gli inviti a lasciare il palco, perché ci avrebbe protetto lui. Che Dio lo benedica in eterno.
 


:: finalmente a casa ::

Scesi dal palco riceviamo i complimenti da Simone (che mi porta pure una birra, grande!) e da Accursio dell'Ebria Records. Sebbene io sia un po' deluso da alcuni nostri errori, sono contentissimo di sentire che almeno in parte siamo piaciuti, e così dopo altre chiacchiere con i compari (in particolare siamo contenti di come si sia integrato bene il violino di Franz) salgo in auto con Gaia e Pierre e faccio rotta verso casa.
Il mio amico francese, che si definisce un nazi in musica (per i suoi gusti difficili e rigorosi) parte a complimentarsi per dieci minuti filati, manco fossimo i Labradford (tra i suoi gruppi preferiti), e quasi mi commuovo.

Arrivato a casa sono stanchissimo (sono le 3 ormai) e rifletto su come in effetti sia incredibile organizzare e gestire eventi del genere, dove manca la corrente, i cavi si rompono, il mixer è ingestibile, le zanzare voraci, i freaks aggressivi, i bagni luridi, la gente incontrollata e i gruppi incasinati. Nel bene e nel male, Simone e gli altri sono stati dei grandi ad immaginare un evento del genere e nel metterlo in piedi, e spero che ne possano fare anche altri, magari con un po' di fortuna e di mezzi in più.

Ad ogni modo, ora noi ci riposiamo e, se ce la facciamo, questa estate registriamo un po' di brani per fare un altro disco.


Hue,
20 giugno 2006


Le foto sono di Afeman e di Pierre Baudry.