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Never enough of Italians

Tanake + Gangster Bangs + Nippon & the Symbol + Madame P + Claudio Rocchetti - Live @ Arci Blob: Italians do it better II

(Arcore, Arci Blob, 10/02/07)



:: indecisione ::

Rieccomi al circolo Arci Blob, di Arcore. Ormai ci sto mettendo le radici, come molte delle persone che ci incontro ogni volta che vengo qua. Però questa sera volevo fare il bravo: il buon vecchio Rocchetti è qui in Italia per il suo tour invernale e ricambio il favore che mi fa ogni anno, quando mi ospita a Berlino in dicembre, prestandogli l'ampio divano di casa mia per questa e un'altra notte. Io glielo ho detto in anticipo che per questa sera io e Gaia abbiamo già un accordo con Davide e Anita, due amici che non sono del 'giro musica', e che quindi potrebbero non morire dalla voglia di sorbirsi i 5 gruppi della serata Italians do it Better numero due, così siamo d'accordo che per ora ceneremo assieme al Blob, poi si vedrà.
Ma si sa, una cosa tira l'altra, e alla fine anche 'sto mini-festival me lo sono visto e ascoltato tutto.
 


:: mangiando bestemmie ::

Arrivati proprio a soundcheck finito, io e Gaia ci accomodiamo al tavolo dei musicisti, accanto appunto al buon Claudio, a Patrizia Oliva / Madame P e Paolo di I/O e Nippon. Non lontano c'è il solito Mario, il Re dell'Arci ed Andrea di Ebria, come sempre tra gli organizzatori della serata. Presto la conversazione passa dai soliti infiniti argomenti musicali (tra cui le super indiscrezioni sul quarto disco dei 3/4HadBeenEliminated che rivelerò solo sotto costrizione) a discussioni di ordine culinario, passando per una serie di aneddoti sul famigerato Bananartista, che pare essere conosciuto di fama o persona bene o male da tutti i presenti. Su questo Mario racconta - divertendoci tutti parecchio - di uno straordinario spettacolo teatrale che lo ha visto tra i protagonisti, incuriosendoci parecchio e deliziandoci a sua volta con la sua grande capacità di raccontare storie. A volte penso che potrei passare serate intere a farmi raccontare assurdi aneddoti da Mario, che sciorina storie al limite dell'assurdo tra bestemmie, riferimenti musicali a 360 gradi e altre bestemmie. A proposito di queste ultime, avverto Claudio della sensibilità di Gaia alla blasfemia, e questo costringe a curiosi equlibrismi linguistici il bolzanino che, nel tentativo di mascherare i peggio improperi, distorce "d", prolunga "i", storpia "o" e rimangia interi filotti di dei d'ogne religione. Gaia in fondo apprezza e ride, e la cena si rivela come sempre divertente.

Al tavolo si avvicendano vari personaggi, tra cui a un certo punto anche Davide del Col (Ornament / Echran), col quale scambio due opinioni in vista dello Sleep Concert che Andrea Marutti/Afeman ha intenzione di organizzare ad aprile al Boccaccio. Entrambi condividiamo un certo entusiasmo ma pure la fottuta paura che gli astanti (e probabilmente pure noi musici) finiscano per addormentarsi nell'eterno sonno senza sogni della morte per assideramento, viste le condizioni del Boccaccio e la sua vicinanza all'umido Lambro, ma nonostante questo non vediamo l'ora che arrivi questo interessante happening tra musica e sonno.

Prima dell'inizio dei concerti, verso le 21:30, arrivano dunque anche i due amici Davide e Anita, del tutto o quasi estranei a questi ambienti musicali (sebbene Davide con la sua fidanzata Martine siano stati i miei primissimi spettatori, e per questo gliene sarò per sempre grato). Con loro io e Gaia iniziamo subito una serratissima chiacchierata sui tavolini del bar, che si protrarrà per tutta la durata del primo concerto.
 


:: Gangster Bangs ::

Come detto sopra, purtroppo appunto
di questo gruppo ho potuto ascoltare solo qualche riff potente uscire dalla porta che separa il salone dal bar, mentre Davide consumava la sua parca cena. Quanto sento neppure mi dispiace, una sorta di punck-hardcore piuttosto tirato, con strappi, pause e variazioni talvolta un po' jazzate, ma appunto troppo poco per potere esprimere un parere, e me ne scuso con i ragazzi del gruppo.
 


:: Nippon & the Symbol ::


Prima dei concerti Paolo e Andrea mi spiegavano che questo nome, Nippon, sta per essere abbandonato, dato che si riferisce ad una formazione di sei elementi, dei quali appunto ora restano solo loro sue (che fine abbiano fatto gli altri quattro non ci è dato sapere, ma pare che non convenga sgarrare quando si ha a che fare con 'Quelli dell'Ebria').
Il duo, quindi, propone una curiosa - e a questo punto minimale - accoppiata di voce recitante e 'leggente' più contrabbasso, con risultati altalenanti ma interessanti. Premetto di non essere un amante né della voce né dei reading, quindi la mia attenzione è catalizzata (come nel caso degli I/O del resto), dai suoni ed i movimenti di Paolo, davvero belli sia quando lo strumento è pizzicato, sia quando è suonato in modo più armonioso con l'archetto. Andrea, libro alla mano, legge estratti di racconti per i quali la mia ignoranza non mi permette di citare la fonte. Fa uso di qualche effetto, ma con molta parsimonia, e l'intento principale è quello di sovrapporre due o più tracce vocali, che in alcuni casi si affiancano in maniera affascinante, in altri creano un (credo voluto) disturbo. Forse la recitazione un po' enfatica di Andrea, forse il mio gusto limitato in materia non mi permettono di apprezzare molto questa combinazione, ma nel suo minimalismo si rivela uno spettacolo inaspettatamente gradevole, tanto che per esempio Davide ed Anita sembrano restarne piacevolmente colpiti.



:: Tanake ::

Ho sentito nominare i Tanake più e più volte, ma mai avevo avuto l'opportunità di ascoltarli, e devo dire che era stata una vera sfortuna. Quanto fanno non è lontano da enseble quali Zu, Starfuckers/Sinistri e I/O stessi (per restare su esempi italiani), ma hanno dalla loro un'accessibilità nelle strutture dei brani davvero non da poco. Anch'essi con line up piuttosto ridotta, sviluppano i loro brani su sincopati grumi di note di basso, delicate e variate rullate di batteria e rarefatte acute note di chitarra (talvolta sostituita da una tromba, putroppo qui non amplificata e quasi inudibile).
Mi piace moltissimo come le tracce crescono e si sviluppano seguendo percorsi intreccaiti come le stocastiche ramificazioni di una arbusto, senza mai perdersi nella confusione che, per quelli che sono i miei gusti (non amo il jazz estremo improvvisato), a volte si rivelano marasmi confusi.
Un finale tiratissimo e in quattro adorabili quarti chiude il concerto con energia e potenza, senza perdere in originalità. Se non si avvieranno verso gli eccessivi tecnicismi che il jazzcore a volte richiede, saranno davvero grandi.

 


:: Madame P ::

Patrizia l'ho vista suonare diverse volte, ed ogni volta i set erano assai differenti, tanto da chiedermi se il suo repertorio è così vasto da non doversi quasi mai ripetere o se quanto suona e canta è frutto di costante improvvisazione. Credo che si tratti un po' di entrambe le cose, ossia che le performance (sempre prevalentemente vocali) di Madame P siano costitutite da alcuni elementi comuni che poi lei intreccia in innumerevoli combinazioni live.
In questo caso però sembra anche che i vari momenti dello spettacolo, che alterna parti esclusivamente fondate sul canto ad altre ritmiche, fino a strappi noise, siano studiati secondo una precisa sequenza,
il cui momento decisamente più alto è la nenia pop durante la quale Patrizia, tramite delay e loopbox, cotruisce un brano completo di ritmiche, melodie e accomagnamenti vari con la sola voce e sporadici colpi al micorfono, il tutto in un crescendo ritmico e vocale davvero splendido e tecnicamente notevole.
Parlandone poi con lei il giorno dopo ho conferma dell'impressione che il suo set mi ha dato, ossia che la sua capacità tecnica nel costruire le frasi ritmiche in tempo reale è migliorata con gli anni, secondo quello che ormai è un controllato automatismo. Davvero brava. Purtroppo mi dice che in futuro è verso il noise che vuole orientrarsi, quando invece la mia molle anima pop la vorrebbe perseguire il formato canzone e, soprattutto, abbandonare un po' i riverberi dietro i quali tende a volte a nascondere la sua bella voce.
E dire che c'è chi ha definito il suo un 'mutismo ebete'...




:: Claudio Rocchetti ::

Tra le bizzarrie di questo luogo, c'è il fatto che si assiste spesso ad un progressivo svuotarsi del pubblico a partire dalle ore nove di inizio concerti fino alla notte, quando solo pochi coraggiosi restano per godersi 'la star della serata'. Saranno le abitudini da sveglia con le galline dei brianzoli, fatto sta che ad ascoltare il nostrano Claudio trapiantato a Berlino restano pochi coraggiosi, molti dei quali dopo 10' di noise brutale lasceranno definitivamente l'Arci.

Il live di Claudio non lascia infatti molto spazio all'immaginazione. Quando lo vidi qui anni fa la prima volta, o a Firenze per Superfici Sonore, il set era certo più ricco, articolato ed affascinante, ma non si può dire che oggi manchi di impatto. Da vedere è sempre uno spettacolo, con lui che usa mani, bocca, piedi, ginocchia e - no, la minchia grazie a Dio per ora no - per brutalizzare dischi, distorcere bisbigli, lanciare bordate allucinanti.
Gaia, dopo una prima metà di coraggiosa resistenza, si alza e tenta di uscire dalla porta a vetri, correndo verso l'uscita. La capisco, e mi sorprendo della sua coraggisa tolleranza alle mie manie musicali ed a quelle dei miei amici.

Il set, beffardamente, si chiude invece su suoni più soffusi, dove - per quelli che sono i miei gusti - Rocchetti dà il meglio, cavando da una strumentazione incasinatissima pur essendo minimale dei suoni originali e d'effetto, sempre giocati su un panning coinvolgente.

Indimenticabile l'urlo di Gilly "Sephira" Majo alla fine del live, "Cazzo, spacchi i culi tu!". La ragazza, che con Drex ha seguito e fotografato le varie performance con la consueta dedizione, pare teneramente estasiata dai violenti suoni di Claudio.
 

:: un letto (anzi un divano) per due ::

Si sbaracca (Dio solo sa quanto ci metterà Claudio per uscire da 'sto posto) e ci si prepara per andare a casa, mentre la povera Patrizia scopre che pare non vi sia nessuno disposto ad ospitarla per la notte, e si vede costretta a chiedere a me, che mi sento a 'sto punto un verme per non averglielo proposto io prima. Discutiamo col Berliner e capiamo che nella nostra piccola casa ci possono stare entrambi (così come ci sono stati gli Harshcore o Fhievel e Sigurtà tante volte), con uno dei due bene o male sacrificato sul pavimento.
Quando siamo a casa (dopo interminabili ultime chiacchiere con Mirko Spino e di progetti con Accursio (Ebria) per mettere in piedi delle sfide calcistiche tra musicisti sperimentali milanesi e romani), i due lotteranno cavallerescamente per il pavimento, che alla fine toccherà alla povera Patty, la quale finirà per dormire poche ora (tra le sue peripezie notturne un vestito strappato ed il persistente russare di Claudio).

Al mattino incrociamo colazione e pranzo, con Gaia ai fornelli e noi a scambiarci opinioni sulle recensioni di Blow Up, la serata di ieri ed altro.

Anche questa volta, oltre ad avere ascoltato della gran musica, sono stato con degli amici fanstatici, che sono senza dubbio la cosa più bella che ho guadagnato dal suonare in questo folle ambito.
Domani sera e martedì toccherà di nuovo anche a me. Per ora non sono ancora molto teso, ma sto per diventarlo presto. Al momento, neppure ne ho voglia, ma spero che mi verrà. A volte è più facile essere spettatore che protagonista.

Hue, 11 Gennaio 2007

Le belle foto ed i montaggi sono di Drex e Gilly Sephira, che ringrazio assai: www.drexkode.net