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Dai babà alla trippa

Sparkle in Grey - First concert of this year

Live @ Esterni, 20 Febbraio 2007



:: ormai un habitué ::

Sui messaggi promozionali i ragazzi di Esterni hanno scritto "torna il canzoniere elettronico di Matteo 'Hue' Uggeri", per la gioia degli altri Sparkle in Grey che mi hanno ampiamente preso per il culo arrivando ad ipotizzare un cambio di nome della formazione in "Hue & the Sparkles" o, peggio, "Hue & the Sparklettes". Per me, al di là di queste imbarazzanti ipotesi, ha fatto sorridere l'idea di tornare, e perfino benvenuto, in questo locale, per suonarci a soli sette giorni di distanza dal mio live solitario di settimana scorsa.

Quando arrivo vengo quindi accolto come un habitué, e già so dove devo mettermi (in un angolo), cosa chiedere (essenzialmente birra) e a chi (il solito mitico Beppe) e così mi sento un po' a casa. Dopo non molto che sono lì arrivano anche Alberto, Cris, Milena e l'amico Marco, e così con loro iniziamo come sempre a scherzare ed a montare tutte le apparecchiature, di volta in volta più numerose e complesse. Dato che io e il Cris ci spartiremo alcuni pezzi di batteria, già immaginiamo il momento in cui, mentre mi passerà il ride, ci incespicheremo nei cavi facendo un casino fottuto.

In più, per questa sera sono attesi ospiti d'onore del tutto di eccezione: mamma e papà Uggeri, nonché la mitica zia Thelma, fornitrice dei ricercati e alcolicissimi
Babà di Zia Thelma, con i quali siamo soliti caricarci prima, durante e dopo le prove in saletta. Ognuno di essi consiste in un semplice piccolo babà di soffice e spugnosa pasta pasticcera, intriso fino all'anima del potentissimo alcol di liquore di clementino, anch'esso fatto in casa da lei. Per ubriacarsi ne bastano un paio, ma uno è in genere sufficiente a ripulire esofago, stomaco, un primo tratto di intestino e tutte le vie respiratorie.
Bene, chiuso questo escursus su mia zia, ammetto che la presenza della famiglia, sebbene in parte imbarazzante, mi fa un piacere immenso, e ancora di più mi piace presentare Alberto e Franz (arrivato nel frattempo con il suo violino) ai miei (il Cris lo conoscono da quando aveva 12 anni).

Facciamo un souncheck abbastanza rilassato e soddisfacente, con i memrbi di Esterni che però si dichiarano preoccupati per i volumi e l'entità dei bassi. E' il solito nostro problema: Al, Cris e Franz devono sentire bene le mie basi, e quindi i volumi devono essere altini. Mettiamo le spie al massimo dei massimi, proviamo, pare ok, e promettiamo di non fare troppo casino dopo la mezzanotte.



:: trippa! ::

Nei giorni precedenti al concerto c'è stato un intenso scambio di mail tra me, Beppe e Rosa di Esterni per la questione posti prenotati e menu, dato che Gaia (da poco arrivata anche lei) non mangia la trippa e per la serata loro avevano proposto proprio questo piatto. Loro però sono gentilissimi e organizatissimi, quindi hanno assicurato che per la mia fidanzata ci sarà anche un bel tagliere di salumi e formaggi.

Ci sediamo a tavola attorno a tre tondi tavolini che Beppe ha fatto sistemare tutti vicini per avere "la mamma, il papà, le fidanzate, gli amici... tutti vicini!", mi ha spiegato con il suo fantastico accento siciliano. Penso che non è esattamente una situazione molto punk, ma mi piace così. Forse il nostro è un gruppo di musica sperimentale per famiglie sperimentali.
Ad ogni modo la cena scorre tra conversazioni leggere e cibo pesante, con mia madre che al secondo bicchiere di vino attacca bottone con le adorabili cameriere e dice "questa trippa è davvero buona, quasi come quella che faccio io!"

Durante la cena arrivano anche altri amici, tra cui Valentina, amica di Gaia, e la fantastica fidanzata di Franz, Sarah, per la prima volta presente a un nostro live.

A fine cena noi quattro SiG siamo fottutamente appesantiti e pieni di vino, e l'ultima cosa che avremmo voglia di fare e stare in piedi più d'un ora filata concetrati e attenti, ma è proprio quello che ci viene richiesto in cambio ti questo lauto pasto, quindi, attorno alle 22:45 iniziamo i preparativi per suonare.



:: Sparkle in Grey, da soli ::


Durante le ultime prove ci siamo ad un tratto resi conto che questo - se s'esclude il concerto all'asilo - è il primo live in cui ci viene concesso di suonare da soli, senz'essere di spalla a nessuno. Ciò significa due cose: ci sono più aspettative nei nostri confronti e possiamo/dobbiamo suonare più a lungo. Siamo così preparati ad una scaletta che prevede un inizio tenue -
Teacher Song (per non bloccare subito la digestione agli spettatori), un po' di rumore che si trasforma man mano in melodia - Limpronta e qualcosa di pop per fare tap tap col piede - Goose Game. A questo seguirà la 'classica' (si fa per dire) Police/A Quiet Place e poi lo sfacelo di From the Air, ossia la nostra prima cover, peraltro ancora in embrione.
Per chiudere, tentiamo coraggiosamente di suonare dal The Last Cloud, vivo uno dei brani del disco fatto in collaborazione con M.B., Nefelodhis, provata sinora una volta sola.
Tutto va a meraviglia.
Quasi non ci credo: i primi tre brani riescono praticamente perfetti, il pubblico sembra apprezzare molto, ma al di là di quello noi siamo in sintonia e filiamo lisci. Su Police c'è un tentennamento tra basso e violino, ma non preoccupante, ed addirittura The Last Cloud riesce meglio che sul disco, grazie ad una di quelle estemporanee invenzioni del Cris, prontamente seguita dal talento di Franz.
Gli applausi sono tanti (tutto merito della presenza della mia famiglia, forse...) che decidiamo di suonare anche
Pim in Delay, tenuta da parte perché un po' troppo rumorosa e lunga, e dopo di essa, sulle ali di un entusiasmo raro, anche Delusion Song.

Ecco: il momento in cui, sugli stridori della coda di Pim in Delay decido di far entrare l'intro di Delusion Song, è indimenticabile. Non era per niente prevista, e neppure l'avevamo riprovata in settimana, ma era come se il pubblico dicesse 'ancora' con gli applausi, e così ho pensato di provarci, poi ho guardato gli altri.
Cris ride, come fosse uno scherzo, ma intanto vedo che riprende in mano la chitarra. Franz è serissimo, fa cenno di sì con la testa, come dire "bene, ci sono". Alberto è il più indeciso, mi guarda, un po' incerto, poi anche lui sorride, raccoglie il basso e suona.
La suoniamontutta, con più energia del solito.
Viene bene, e sul carillon che la chiude gli applausi sono di nuovo forti e prolungati.
Siamo soddisfatti, tanto soddisfatti, ed lasciamo 'il palco' superando i cuscini che ci separano dal pubblico, sorridendo.



:: la perfezione non esiste ::


Dopo il concerto scopro poi che al povero Alberto si è spezzata una corda della chitarra durante Pim in Delay (in effetti sentivo che c'era qualcosa di diverso nella melodia, ma sono abituato alle sue improvvisazioni), e che sempre lui non era del tutto soddisfatto di Police, ma nel complesso siamo contentissimi.
Mia madre si complimenta dicendo "siete meglio di Wagner!" (il suo grande amore musicale assieme agli Swans - davvero): ovviamente scherza, e poi 'ogne scarrafone è bello a mamma sua', ma sono felice comunque. Il babbo sostiene che non capiva perché mai io mi ostinassi a non voler stare seduto su una sedia mentre suono: "stai tutto gobbo" dice.
La più mitica, come sempre, zia Thelma, che si è posizionata accanto ad una delle casse da 3000 watt all'inizio del concerto e lì e rimasta, fino al termine. Riporto qui sotto una sua mail del giorno dopo, per capire:

Semplicemente fantastici ieri sera! Bellissima serata.
La vostra ispirazione era troppo evidente. Bravi bravi bravi. Siete un gran team.
Le vostre forti ed intense vibrazioni mi hanno profondamente emozionata, sia nei bravi "interiori" che in quelli "gridati in crescendo". Il fatto di essere vicino ad una delle casse anzi ha reso ancora meglio gli effetti, per quel che mi riguarda.
Un'altra volta ancora, baci, Thelma.



:: a casa ::

Pian piano amici, parenti, fidanzate e altri lasciano il locale, io ricevo i complimenti di qualche gentile sconosciuto, bevo ancora un po' di vino, poi sbaracchiamo e salutiamo, ringraziando Beppe e il team di Esterni per l'ennesima volta.
Sono ancora parecchio eccitato, e so che faticherò a dormire, ma davvero non mi importa. Di serate così ce ne vorrebbe almeno una alla settimana, invece la prossima è tra circa un mese, al Bloom, in un contesto di nuovo diverso, per noi stranissimo, tra cantori dialettali e musici di cabaret. Sarà ben strano suonare di spalla a Flavio Oreglio.
Sì, quello di Zelig, proprio lui.

Hue, 25 febbraio 2007