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La dura vita del field recordist, PT II

Il signore delle mosche



:: un'idea che pochi al mondo giudicherebberro brillante ::

vIn questo week end sono a casa da solo: Gaia è in gita scolastica con i suoi compagni di master e così io come sempre colgo l'occasione per attaccarmi al Mac per suonare, aggiustare, mixare, creare. L'obiettivo di questa due giorni di autistica simbiosi uomo-mouse-cuffie-macchina è portare a termine il mix definitivo di Nefelodhis, che poi consegnerò di contrabando a Giuseppe Ielasi curerà il master. Se tutto va bene, Cold Current lo pubblicherà a giugno, per la gioia di Sparkle in Grey e Maurizio Bianchi, con cui il disco è suonato.

Quando mi sveglio però, una stronzissima mosca disturba gli ultimi minuti che trascorro pigro a scotolettarmi sotto le coperte, e così, alzandomi già innervosito, mi preparo a farla fuori munito di ciabatta finale.
Mentre m'appropinquo però al vetro, con le orecchie ormai deviate dall'attenzione al minimo fruscio, alla frequenza che sfugge, a quel-tal-suono-che-vorrei-ottenere, mi rendo conto che un bel ronzio di mosca ancora non ce l'ho, nella mia cartella 'samples'.
Il minidisc è già pronto dalla sera di ieri, il microfono pure... si tratta solo di tenerla ferma per non perdersi il suono... allora corro in cucina, prendo un bel bicchiere, torno in camera, inchido la mosca sul vetro all'interno della coppetta e avvicino il microfono.
Trattasi purtroppo di uno di quegli insetti che, inspiegabilmente sopravvissuto al freddo invernale, vive ma ha decisamente perso ogni traccia di vitalità. All'interno del bicchiere non vola, non cammina, non parla. Io sono già non solo deluso, ma anche intristito. Mi sento un mostro, mi pare di star torturando una povera creatura (che in altre circostanze ammazzerei senza pietà) e non so che fare. Allora muovo il bicchiere, picchietto il vetro come si fa all'acquario di fronte al pesce di sei metri chiuso nella vasca da 4 per vedere se si muove, e intanto registro questi tintinnamenti metallici.
La finestra è aperta, e a un tratto accade un piccolo miracolo: arriva una seconda mosca, più vivace della prima, ed io prontamente la incapsulo. Assieme le due non si danno molto da fare, ed il mio cervello di field recordist, già inabile a tale professione, si improvvisa entomologo ipotizzando
le ragioni del silenzio delle mosche in cattività (ecco tra l'altro già il titolo per il brano).
Decido di liberarle. A quel punto svolazzano, corrono, ronzano, suonano. Registro come meglio posso (il file avrà delle dinamiche un po' estreme) e, soddisfatto, rimetto via il minidisc.



:: quando ti rendi conto di essere un deficiente ::

Finito tutto, comincio ad accorgermi che sono un po' schifato da quanto fatto. Non vedo l'ora di posare il bicchiere o meglio ancora metterlo subito nella lavastoviglie, mi lavo le mani compulsivamente, nella mia mente rieccheggiano immagini di nubi di mosche su stronzi da marciapiede. Mi rendo conto di quanto bizzarra sia stata la mia idea, e un po' mi pento.

Al ritorno a casa di Gaia, le racconto della mia operazione, e i suoi unici commenti sono
una litania di "che schifo, ma che schifo, ma io non so, ma pensa un po' te..." nei quali intravedo la consapevolezza da parte sua che una vita con un field recordist, soprattutto se deficiente, sarà una cosa dura.

Chissà se Francisco Lopez ha mai registrato delle mosche? E se sì, la sua ragazza che gli avrà detto?

 

Hue, 6 marzo 2007