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Report di un tour affettivo tra parenti, amici, giornalisti e musicisti

Something like a rainless Spring: Hue + Roberto Bianchi + Sparkle in Grey minitour

Live @ ModoInfoShop, Bologna, 25 Aprile 2007
Live @ Libreria Universitaria Leggere, Arezzo, 28 Aprile 2007
Live @ Caravaggio, Rigutino di Arezzo, 29 Aprile 2007


“Unable to hold out in the heat of the light, we keep to the confines of shadows
– but, as also Hue meets many friends along the way,
we at least can sense here that we are not alone.
In the end,
Un’estate senza pioggia is a testimony to the invaluable worth of friendship.”

(Mark Pauwen, recensione di Un'estate senza pioggia, Earlabs)

 

:: immobilizzato dalla felicità ::

Ho appena parlato al telefono con Gaia, che ho finalmente sentito speranzosa e allegra. Prima ho passato ben un'ora con il mio unico amico qui, l'Ortolano (ancora non gli ho chiesto il nome, dopo tutti questi anni), dal quale mi son fatto raccontare altri particolari della sua intensa vita di gruista dalla Sicilia alla Valtellina, assaporando l'aroma di esperienze lontane e profonde.

dalla finestra della casa di laterinaOra mi trovo alla (nuova) finestra della casa di Laterina dei miei zii. Quelli che mi conoscono, sapranno che chiamo questo luogo la Casa delle Bambole, che lo adoro, e che è qui che nel 2003 ho effettuato parte delle registrazioni di Un'estate senza pioggia, il primo disco che ho fatto a nome Hue. Sono già ritornato qui molte volte e nel 2004, in quasi rigoroso eremitaggio, ho mixato tutto quello che avevo registrato l'anno prima.

Sto facendo un piccolo tour che, come la vacanza dell'estate 2003, tocca luoghi di amici e parenti, ma in questo caso mi fermo nelle prime due località (quelle dei parenti diciamo), ossia Bologna ed Arezzo.
Ho chiamato questa sorta di ridicolmente corto tour "Something like a rainless Spring”, dato che appunto ripercorre, in una primavera proporzionalmente torrida e secca quanto quell'estate che bollì i pesci nel mare, questi luoghi cari, ma in modo molto diverso. A differenza della solitaria malinconia di quei giorni, per ora questo viaggio iniziato ieri mi ha regalato profonda commozione ed una felicità in grado d'immobilizzarmi di fronte a questa finestra alla quale ora, ascoltando l’allegro pop degli Shins, sono seduto a scrivere.


_ Mercoledì 25 _

:: one hundred years ::

Verso le 9:30 parto da casa mia, quasi puntuale e pronto a raggiungere Reggio Emilia. Ho una persona molto importante da incontrare. Al telefono mia madre, che è lì da sabato, mi ha detto che non devo aspettarmi molto, che questa visita che sto per fare sarà dura ma importante, perché potrebbe essere l'ultima volta che la vedo.
Mia nonna, 83 anni di una vita la cui intensità è paragonabile a cinque volte quella dei miei 32, con una guerra e cinque figli di mezzo, contro le mie poche fidanzate e un'unico lavoro svolto alla fine di studi lineari quanto l'A1 che sto ora percorrendo, è una delle persone che stimo di più al mondo. In più le voglio un bene immenso. Lei è sempre stata vivacissima, forte, allegra, un po' lagnosa ogni tanto, ma d'una lucidità rara anche nei giovani. Fino all'anno scorso ancora dava lezioni private di inglese, matematica e italiano. Avrebbe fatto anche francese e tedesco, diceva “così mi tengo allenata”, ma non ci sono molti alunni asini che studiano quelle lingue.

kira e dante, i due tranquilli doberman... si spera tranquilliL'appuntamento è alle 12:00-non-un-minuto-di-più da mia zia Rita, nel suo enorme podere di Bellavista, sopra Albinea, splendida località dei colli che circondano Reggio Emilia. Incredibilmente arrivo con ben 20 minuti di anticipo, tanto che sulla stradina sterrata che porta alla casa incrocio la zia che scende con il suo squadrato vecchio fuoristrada (niente a che vedere con i SUV cialtroni sui quali gli sfondati imprenditori lombardi mandano a pascolare le proprie vacche consorti). All'inizio mi squadra con ostilità, quasi da spaventarmi, poi capisco che, chiuso nell'abitacolo della Corsa, non mi ha riconosciuto, ma quando i nostri specchietti si sfiorano mi vede meglio e sfodera il fantastico sorriso di famiglia, a cui rispondo con il mio in versione ingabbiata dall'apparecchio ("l'ho visto subito, ti sta bene, hai fatto bene a metterlo" mi dirà più tardi credendo allegra di farmi contento).

Su alla casa c'è la Boba (mia mamma) che mi aspetta. Strombazzo un po' per farmi sentire (non c'è campanello), e dal cortile la sento gridare contenta per il mio anticipato arrivo. Sento già abbaiare e inizio a sperare che Kira e Dante, i due doberman di Rita, siano in catene, onde non ritrovarmi una caviglia ripulita fino all'osso o una pallina in meno. Il pericolo è scampato però: mamma li ha chiusi sul balcone, dal quale mi guardano pensosi, ma già tranquilli dopo aver visto che lei mi abbraccia e gli spiega così che 'sono di famiglia' e quindi non edibile. In attesa del ritorno di Rita e di zio Bruno (nei campi a trafficare), io e mamma parliamo del viaggio, del posto sempre più bello in cui ci troviamo, poi della nonna.

Io non so se sono preparato.

Per ingannare l'attesa scatto qualche foto e vorrei pure registrare un paio di banali field con cani che abbaiano e uccellini, ma il mio nuovo registratore digitale è scarico, quindi lascio perdere. Rita arriva, Bruno viene richiamato e ci apprestiamo a mangiare di corsa, perché bisogna essera dalla nonna prestissimo per dare un passaggio a Sonia (la forte donna ucraina che l'assiste da novembre) per portarla a prendere uno dei pochi autobus disponibili in questo 25 aprile.

una vecchia immagine della madre di brunoA tavola si parla di vecchie foto e ricordi, quasi ad accrescere la commozione già nell'aria. Gli zii sono affettuosi e mi rimpinzano in tempo record di pasta, pollo, verdure e soprattutto del loro straordinario Lambrusco artigianale, del quale berrei un paio di botti se non dovessi guidare.

Ma è già ora di andare, così salutiamo e saltiamo in macchina diretti al 'centro residenziale per cure palliative ' di Madonna dell’Uliveto.
Arrivati lì la mamma mi fa notare che all'ingresso una minacciosa freccia indica Camera ardente; "...eh, per forza... in fondo lo devono scrivere, cosa vuoi...", dice ironica.
Per fortuna non siamo diretti lì, ma entriamo da un ampio cancello che dà su un immenso, ordinatissimo, verdissimo e fioritissimo giardino attraversato da un paio di vialetti costeggiati di panchine.
Lei sa benissimo dove andare, sono giorni che viene qui per starci l'intero pomeriggio, paziente e forte.

Quando entriamo nella stanza, la nonna è di spalle, vestita di bianco come lo era a Natale, ossia l'ultima volta che l'ho vista. Sta bevendo acqua da una cannuccia, ma quando ci vede solleva lo sguardo stanco e, mi pare, accenna un sorriso che pian piano, col passare dei minuti, si riaffaccerà tra le sue guance e si farà più deciso, più definito, inequivocabile. Per qualche minuto c'è un gran casino con Sonia, Rita e la mamma che parlano in contemporanea. Poi ci salutiamo tra abbracci e promesse di rivedersi presto, più presto la prossima volta. Rita scompare rapida con Sonia. So che è tanto stanca anche lei, ultimamente ha dato davvero tantissimo, credo tutto quello che poteva.
Ora tocca un po' a me, per quel poco che posso.

i giardini della Madonna dell'UlivetoParlo. Parlo in continuazione, le parole sembrano uscire più facili di quello che avevo immaginato. La nonna so che non ci sente più, non sono ancora riuscito a capire come questo c'entri con la leucemia, ma lo accetto come tutti accettiamo l'improvvisa decadenza che con questa malattia è arrivata su di lei.
Però io parlo, e mi accorgo di farlo volentieri, molto volentieri, come ho sempre fatto con lei, come se non contassero nulla questi che, in fondo, in questo momento, vedo come dei cambiamenti. Allora le dico di come è andato bene il viaggio, di come sono contentissimo di essere lì, e mentre lo dico mi accorgo ch'è facile dirlo perché è semplicemente vero, di com'è bello rivedere gli zii, di come la trovo in fondo bene, di quant'è brava e forte. Lei mi guarda. Il suo sguardo non è spento, non lo è per niente, è lo sguardo bello che ha sempre avuto, solo tradisce una stanchezza profondissima.
Quando mia madre esce per portare fuori il vassoio del pranzo e resto solo con lei, di colpo sembra un po' più difficile trovare parole senza un secondo ascoltatore, allora mi avvicino e la accarezzo un po'. Dura pochissimo.

I minuti poi passano, le dò il regalo, intuisco un vago apprezzamento, mi rilasso, arrivano le infermiere che mia madre chiama 'angeli': sono dannatamente gentili e brave, sembrano quelle di un telefilm ch'avrebbe uno share dello 0%, non è proprio ER, ma è confortante. La mettono a letto, su un fianco, col volto verso la finestra. Io mi siedo allora lì accanto, parlo con lei e con la Boba, finché pian piano, le mani aggrappate ai corrimani del letto, con un gesto mi chiede di toglierle gli occhiali. Vuole dormire. Le dò un piccolo bacio "Ti saluto ora, che se ti addormenti dopo non posso, resto ancora un po' qui con la Boba però, vado più tardi, ti saluto ora ma non vado via."

la mia mamma fantasticaQuando ormai russa, io e la Boba parliamo di quanta fatica e preoccupazione provano tutti in questi giorni: lei, Rita, Ricky, Ronnie e Renato, tutti i cinque figli, tutti bravissimi, ognuno che fa la sua parte. Io so di farne una davvero piccola, e che sta anche, per oggi, per terminare. Mi avvio verso la macchina, non prima di aver chiesto un antistaminico agli 'angeli' (i fiori sono belli ma per me devastanti) e aver fatto qualche foto ai giardini, su commissione della mamma, che intanto mi saluta dalla finestra della stanza. Come sempre, sembra più giovane. Faccio una foto anche a lei, poi mi avvio alla macchina.
Solo il fumo caldo di una sigaretta riesce a sciogliere il nodo in gola. Non fumo quasi mai, ma ora ne sento un bisogno immenso. Ho in testa il senso del cupo ritornello di One Hundred Years dei Cure. Salgo in macchina e sbaglio strada tre volte su un tratto appena percorso. Ho come la netta impressione che qualunque strada vada bene; non sembra neppure un'impressione, è più la certezza che tutte le strade, bene o male, portino allo stesso posto.

Per fortuna ho E Luxo So dei Labradford in macchina. Lo metto su, imbocco una strada, la più sicura e conosciuta, e vado.


:: nel vuoto / fuori dal vuoto ::

Senza più difficoltà, trovo la strada che mi porta fuori da Reggio. Ai pensieri sulla nonna cominciano a sovrapporsi le pallide preoccupazioni relative al viaggio ed al concerto di ‘sta sera. Tutto è però ormai relativizzato, alleggerito, senza confronto. Misteriosamente trovo dentro di me del buon umore, una forza che si poggia sul passato e sulle mie precedenti generazioni. Piano, incomincio quasi a sentirmi felice ed estremamente ricco d’affetto.


:: tutti questi nuovi amici ::

Il tragitto verso Bologna è liscio come l'olio, e le indicazioni di Viamichelin utili ed accurate. Peccato che una volta arrivato nei pressi della tangenziale, tra gli interminabili lavori in corso, imboccare l'uscita 7 che porta la centro equivalga a tagliare la strada a tre corsie d'auto lanciate a più di cento all'ora.
modoinfoshopIn più, nella periferia arabo-albanese di via Stalingrado, dove ci sono più baldracche che pali della luce, la gente guida come fosse nel circuito della vicina Imola. Nonostante questo, arrivo senza difficoltà in via Mascarella, nella zona della libreria ModoInfoShop, dove mi aspetta il buon Nicolas, intraprendente addetto alla sezione musica del più alternativo negozio del capoluogo emiliano. L'ho conosciuto tramite quella sporca ed intricata sottorete di MySpace e, da qualche mese, lui tiene i miei CD in negozio propinandoli ai clienti.
Dopo un colpo di telefono arriva con Lucia, la sua graziosissima ragazza che, bontà sua, è fan pure lei di Maurizio Bianchi e amenità industriali varie.
Lui non è diverso da come lo immaginavo, e la sua parlata mantovana dalla 'r' moscia è inconfondibile (non un solo bolognese conoscerò 'sta sera).
Finalmente ci stringiamo la mano e assieme portiamo tutta l'attrezzatura alla libreria, un locale fitto di volumi altrove introvabili: fumetti Coconino, disegni in tiratura limitata del celebre Blue (che poi passerà di lì), biografie dei Throbbing Gristle e quant'altro.
In pochi minuti spostiamo un paio di divanetti e posizioniamo i tavolini, poi io sarei pronto per il mio breve line-check, ma il suo amico con le casse tarda ad arrivare. Dopo qualche telefonata eccolo che arriva, Luciano, accompagnato da Andrea: entrambi con una cassa da svariati Watt in mano el'aria allegra ed intraprendente.
Tutto è pronto: provo e sono soddisfatto, ho voglia di suonare.


:: la mia foto sul giornale ::

Mentre ci beviamo un po' di birre ecco che arrivano i miei cari parenti che mi ospiteranno per questa notte: Umberto e Paola, con la mia sempre più bella cugina Elena, anni 16. Mi chiedono della nonna, io racconto, mi sembra passato già un secolo, questo allegro bar-libreria e la Madonna dell’Uliveto sono a due profondità diverse.
modoinfoshopLoro sono comunque molto incuriositi dal concerto, io cerco di mettere le mani avanti e ripeto "è una musica molto particolare, non credo siate abituati, comunque non preoccupatevi, non farà pezzi troppo rumorosi, forse uno..."

Di lì a poco Nicolas mi chiama e dice che c'è una giornalista del Resto del Carlino. Io rido, penso scherzi, invece titubante mi conduce verso una stangona che, reflex a tracolla, si alza e mi stringe la mano con un gran sorriso. "Posso farti una fotografia?" dice. Immaginare che una tipa così mi voglia fare una foto mi fa decisamente ridere, ma ovviamente acconsento e la seguo sotto il portico, dove non faccio in tempo a dire "forse è meglio se metto giù la birra... magari non sorrido troppo che si vede l'apparecchio... di solito riesco sempre a chiudere gli occhi col flash..:" che lei ha già scattato e dice che va bene. Poi ne vuole un'altra "con i ragazzi", ossia Nicolas, Luciano e Andrea, i quali cercano di spiegarle che non suonano,non sono 'del service', non lavorano lì. Lei nulla, vuole i nomi e la foto, così ci mettiamo in posa. Buona la prima anche qui.
Tentiamo un abbozzo di conversazione ma lei dice due parole sul servizio promettendo di avvertire Nicolas quando uscirà e poi scompare sculettando, al che ne deduco che il concerto non lo vedrà.
Strana gente i giornalisti.


:: un po' di gente ::

Nel frattempo arrivano avventori del bar (è ora d'aperitivo) e qualche spettatore, tra cui Sara e Luigi 'Mind', tra i responsabili del blog Soundesign, da me contattati l'altro ieri e per puro caso abitanti proprio a Bologna. Sono anche loro degli accaniti field recordist e curano questo blog sui suoni, promuovendo anche bizzarre e lodevoli iniziative come passeggiate sonore e festival.
Più tardi chiacchiererò un bel po' pure con Michele 'Spartaco' di Palustre Records, mitico lui, il locale in cui organizzava concerti (lo Spartaco, appunto, da poco incendiato da dei gran bastardi) e la sua etichetta. Parliamo d'hardcore, Neurosis e Swans, scoprendo con gioia che le nostre rispettive madri adorano entrambe i lirici dischi dei questi pazzi newyorkesi di Michael Gira e Jarboe. Mi sembra un fratello.
Io chiacchiero con gran piacere con tutti quanti, dai parenti ai vecchi e nuovi amici dal cyberspazio, sto benissimo e neppure mi sale la tensione quando arriva il momento di suonare.


:: Hue: live @ ModoInfoShop, tutto liscio, anche la fuga ::

Il mio live scorre liscio senza alcun intoppo. Alcune parti sono molto simili ai precedenti, ma almeno il finale è del tutto inedito. Dato l'ambiente intimo e i non molti presenti, pur come mio solito non alzando gli occhi, riesco a vedere alcune persone che abbandonano la tenzone. Mi chiedo se il live sia troppo 'duro' e difficile per loro o, al contrario, troppo banale.
Al termine arrivano i piccoli applausi dei presenti, e presto mi dirigo verso i familiari, molto incuriosito del loro parere. Elena, la cuginetta, definisce il tutto 'una gran bazza', che per la mia conoscenza del gergo giovanile (ferma al tempi dei paninari) potrebbe voler dire una gran cagata come una figatona. La mamma mi spiega che l'interpretazione corretta è questa seconda, ed aggiunge i suoi positivi commenti "è stato molto bello perché non immaginavo esistesse una musica così". Umberto pare il più scettico, ha una faccia che sembra trattenere uno sputo, ma posso capire.
La cosa più buffa sarà poi scoprire che col cellulare s'è registrato un po' dei pezzi del concerto, deciso ad utilizzarne uno per la propria suoneria! Fantastico.
Finito tutto saluto loro tre, che mi spiegano come arrivare a casa loro e mi assicurano che posso star lì quanto mi pare e mi apriranno a qualunque ora, e resto con Nicolas e amici mantovani, con i quali ci mangiamo dei gustosi taglieri sparlando di Throbbing Gristle e calciomercato milanista.

Arrivati alle undici cedo e decido di far rotta verso casa, non prima d'aver comprato un ragalino tra le miriadi di fantastici fumetti rari esposti lì a Modo.
Saluto tutti, e mi avvio tra le folli arterie bolognesi, percorse da gente nervosa ed affrettata a quest'ora della notte.



_ Giovedì 26 _

:: la dotta bellissima ::

Dopo un sonno perfetto, mi alzo e faccio colazione con Umberto mentre Paola è al lavoro ed Elena a scuola. Mentre mangio lui mi racconta del suo lavoro in Germania e delle tante città che ha visitato, poi ci separiamo ed io mi butto in centro per un breve ed intenso giretto di un'ora.

La giornata è bellissima, di una limpidezza rara; i bolognesi affaccendati e numerosi, i palazzi e le torri del centro imponenti e sontuose. Non ricordavo bene questa città dalla quale viene la mia famiglia ma rivederla mi fa un gran bene. So anche dove starebbe la casa dove mia nonna e gli altri han vissuto per anni, ma non lo ricordo più. Mentre cerco la fermata dell'autobus che mi riporterà all'appuntamento con Umberto mi prometto di tornare al più presto.

La nostra meta è ora casa di zio Renato, che assieme a zia Anna ci aspetta per pranzo. E' nella loro casa di Medelana, sopra Marzabotto, che ho registrato parte dell'Estate senza pioggia, e ancora non gli ho dato una copia del disco.
Quando Umberto supera un autobus fermo accanto alle strisce, su un dosso, in pieno traffico, mentre la gente attraversa, capisco come mai è tanto appassionato di formula 1. Arriviamo comunque sani e salvi per le 12:30 al capannone degli zii, ma loro hanno già bell'e che mangiato. Si lamentano del nostro ritardo (non avevamo un appuntamento preciso) dicendo che lì si lavora ed alle dodici si mangia. Nonostante questo però ci servono primo, secondo, contorni vari, fragole, dolce e caffé, per un pranzo ottimo, rapido e premuroso.
Dopo si chiacchiera per un'oretta, durante la quale racconto del fatto che una radio inglese, Resonance/Framework (del mitico Murmer), ha trasmesso una parte del disco all'interno della quale ci sono le loro voci. A Renato sembrano quasi brillare gli occhi: mentre fuma la sua sigaretta ride, annuisce, ascolta interessato. Non pensavo che gli avrebbe fatto così piacere sentire le storie sul disco, invece poi non vede l'ora di aprirlo quando glielo do. Gli mostro i credits nei quali compaiono lui, nonna e Anna, e annuisce fiero.

Ripartire è difficile, vorrei stare un po' di più, vederli più spesso, ma sono anche pronto per la prossima tappa, la casa di Laterina in Toscana, vicino ad Arezzo, anch'essa derubata dei suoi suoni nella torrida estate del 2003.


:: il mio ortolano preferito ::

Arrivato senza problemi nella splendida casa di Laterina di mio zio Maurizio, sistemo le mie cose, telefono a Roberto Bianchi, conosciuto proprio 4 anni fa dopo aver notato che nel negozio dove lavora facevano bella mostra CD di Ekkhard Elhers e Vashti Bunyan. Ora siamo amici e finalmente stiamo per realizzare il piccolo sogno di suonare assieme. Dopo di lui chiamo Mario Biserni, ossia Etero Genio, mitico giornalista ex Blow Up ed ora responsabile di Sands-zine, la webzine sulla quale ora ho la fortuna di scrivere anch'io. Mi invita ad andare al concerto di Ketamine che ci sarà alla Libreria Universitaria Leggere, organizzato da quella stessa fromSCRATCH che ha messo in piedi il concerto per me e Roberto.

Sono solo le quattro e mezza e decido di fare una passeggiata in paese a trovare il mio Ortolano preferito.
Nel 2003 ero nuovo a questi posti, e la mia vacanza solitaria stava diventando impegnativa per la psiche. Dopo tre giorni in questa villa, ai tempi ancora in costruzione, iniziavo a darmi a preoccupanti dialoghi allo specchio. Mi salvò dalla follia solitaria questo ciarliero negoziante che, sentito il mio accento milanese, si mise a raccontarmi dei suoi tanti anni passati a fare il gruista nella mia città d'origine, intrattenendomi molto piacevolmente. Ormai quindi ad ogni mia visita qui lo passo a trovare per sentire un po' come sta e farmi raccontare altro sulla sua intensa vita.

è qui che sto scrivendoQuesta volta alla fine con lui ci resto un'ora, ma non vorrei mai andarmene: ricorda Milano con una precisione impressionante e, a pensarci, è quasi normale per uno che ha contribuito a costruirla.

Rientrato a casa faccio la telefonata di rito a Gaia: è allegra pure lei, non mi sembra vero, io mi sento felice fino all'osso e ho tanta voglia di fare. Ci scambiamo baci e risate al telefono e ci salutiamo facendo gli scemi.
Mi sento bene, benissimo, come non mi sentivo da tempo. La musica allegra degli Shins mi dà la carica definitiva e mi metto a ballare come un deficiente in casa, solo, per poi immobilizzarmi di fronte al panorama delle nuove finestre che danno sul podere di fronte.
Lì mi posiziono col Mac ed un po' di vino a scrivere questo report interminabile ed inconcludente, un diario di viaggio forse troppo personale per interessare a qualcuno.


:: Ketamine chez fromSCRATCH ::

Questa sera c'è il consueto concerto del giovedì alla Libreria Universitaria Leggere, ed io e Mario ci andiamo assieme. Per tutto il tragitto e nell'attesa del live Marione ed io parliamo di musiche e musici, di Sands-zine, di lettori e statistiche. Io scopro che la webzine è più seguita di quanto pensassi, con alcune pagine cliccate da centinaia di utenti. Mario ricorda a memoria molte delle cifre e mi chiede invece 'chessidisce' del sito.
Ad un certo punto Alez fa cenno ai non pochi presenti che il concerto sta per iniziare, così ci accomodiamo ad ascoltare.

Il tizio, per ora solitario sebbene accanto a lui sia montata una batteria, costruisce i suoi lunghissimi brani accumulando loop di chitarra gli uni sugli altri, secondo una pratica ormai diffusissima ma sempre d'effetto. Peccato che la prolissità non lo spaventi, e che quindi le canzoni finiscano per durare oltre i dieci minuti, con il cantato sporadico che ripete frasi da vero loner.
Al terzo brano mi rivolgo a Mario "...un po' autoindulgente, no?"
"mooooolto", replica lui. Dopo una mezz'ora di tutto questo, con la fidanzata del tizio che si sistema alla batteria suonandola come la suonerei io (e martoriata da problemi tecnici), decidiamo che è ora di andare a nanna e sbaracchiamo.


:: come quattro anni fa ::

Qui la temperatura è molto più bassa che in Brianza. Il letto dell'ampia camera di mio zio pare enorme. Forse non sono più abituato a dormire così solo, forse questa casa di tre piani vuota è davvero troppo grande. Insomma ho un po' quella paura infantile che ricordo ebbi anche nell'estate del 2003 quando dopo un po' di giorni cominciavo ad anelare la compagnia di amici.
Nel buio completo però cado presto in un sonno profondo, senza alcun incubo.
Per me è molto raro, sto bene.


_ Venerdì 27 _

:: la viabilità di Arezzo ::

Sveglia decente per andare da Roberto a provare il concerto di domani: le sue indicazioni sono apparentemente accurate ma arrivo a casa sua in modo intricato e misterioso. Sarà la circolazione della città di Arezzo, alla quale solo dopo 4 anni un po' mi sto abituando.

Qui le regole sono:
1 - fuori città, ad ogni bivio significativo, Arezzo è indicato sia a destra che a sinistra, a voi la scelta.
2 - in città le indicazioni più frequenti riguardano le 'zone': Zona Tortaia, Zona Pescaiola, Zona Fiorentina... Per chiunque non sia aretino da 12 generazioni, non hanno alcun signifihato.
3 - il cartello più frequente è 'tutte le direzioni'. Se lo si segue, si gira in tondo (giuro, provate).
4 - forse per una vecchia superstizione, i nomi delle vie non vengono praticamente mai indicati.
5 - molti Aretini sono sperduti nella loro stessa città, quindi anche chiedere informazioni a volte sortisce solo degli accorati 'mi spiasce'.
6 - tutta la parte antica della città è una (sacrosanta) ZTL, quindi a volte tocca circumnavigarla per raggiungere un punto in linea d'aria lontano duecento metri.
7 - è più facile parcheggiare a Milano.
Detto questo, Arezzo resta una città bellissima, e la casa di Robbè riesco a trovarla con relativa facilità. Ormai sono un habituè.


:: children has the right to music ::

Roberto mi accoglie assieme alla sua bellissima figlia Anna, inizialmente timida ma poi sempre più ciarliera con noi, che ovviamente parliamo di musica ma non solo. Si passano in rassegna le notizie sugli amici comuni, che s'è fatto nell'ultimo anno e mezzo in cui non ci s'è visti, per poi iniziare a buttare lì qualche idea su cosa suoneremo.
Nel frattempo arrivano la mamma di Roberto, sua moglie e il bimbo piccolo, Marco, praticamente la sua copia in miniatura. Il bimbo mi sorride di continuo, ignaro del fatto che nella cameretta accanto a quella in cui lui riposerà presto io e suo padre terremo dei volumi da stadio con laptop e chitarra.
Incredibilmente ad un certo punto riusciamo in effetti a metterci al lavoro, e già al primo brano siamo piuttosto soddisfatti. Roby suona distorte e movimentate melodie di chitarra sulle mie basi ritmico/rumoriste, e l'insieme che ne esce, ora a posteriori, mi fa un po' Casiotone FTPA in versione energica.
Avanti così, con lui che passa da chitarra a drummachine e synth, passiamo da un 'movimento' all'altro, e prima di pranzo abbiamo già un canovaccio per il live.

Dopo aver mangiato poi ci rimettiamo lì, rirproviamo le quattro parti più o meno di filato e poi sbaracchiamo a tempo record perché per le 15:30 lui deve timbrare il cartellino in negozio.
Saluto tutti, compreso il piccolo Marco che davvero è riuscito a dormire mentre tentavamo di spaccargli gli acerbi timpani, e Anna, addirittura intenzionata a emularci (picchia su una sorta di tamburello e soffia con insistenza in un flauto di plastica).


:: a casa, in tensione ::

Dopo tutte queste emozioni musicali e non, nell'unico momento di vera pausa, ovviamente riesco ad avvelenarmi un po' l'umore andando in immotivata ansia. Mi siedo sul divano per leggere, in attesa di notizie da Gaia, che è sul treno in ritardo verso Arezzo.
Nel frattempo inizia l'interminabile ed intensa trattativa per organizzare un concerto con Polmo Polpo/Sandro Perri, il quale, giusto la sera prima di partire, mi ha chiesto se posso aiutarlo a trovare date nel milanese nella prossima settimana. La cosa è veramente dura, ma Alberto da casa sta cercando diaiutarmi. Ad ora, in questo primo aggiornamento del Caso Perri, pare che forse lui sia riuscito ad entrare in contatto con l'organizzatore italiano del tour.


:: piccoli riti romantici e perquisizioni ::

Finalmente Gaia arriva alla stazione ed assieme, dopo una breve sosta a casa, filiamo dritti allo Strettoio, nostro ristorante preferito del luogo, dove, ancora felici, consumiamo una cena squisita mentre i nostri compari in arrivo dalla Brianza sono tristemente bloccati in una coda a Parma. Arriveranno alle due e mezza passate, in mezzo a una fitta nebbia dalle sembianze padane e dopo aver subito una doppia perquisizione a Valdarno da parte di quattro poliziotti che, pare avendo visto gli strumenti ed insospettitisi all'avere di fronte 'dei musicisti', han deciso di far loro svuotare la macchina per esaminarla da cima a fondo giocando al poliziotto buono e quello cattivo. Meno male che il mio laptop suscita minor diffidenza...


_ Sabato 28 _

:: un po' d'arte anche per noi ::

la madonna del partoOggi è il giorno del concerto con Roberto. Dovrò arrivare alla libreria per le sei, quindi c'è tutto il tempo per fare una bella gita a Città di Castello per vedere finalmente quella esposizione di Burri che, per una regione o per l'altra, non ho mai visto.
Dopo la colazione quindi ci dividiamo, con me, Gaia e Cris diretti da Burri e Alberto e Milena pronti ad andare a prendere Alejo, il loro misterioso amico argentino che verrà anche lui a passare qualche giorno qui.
Prima di arrivare a Città di Castello però decidiamo di andare anche a vedere la mitica Madonna del Parto di Monterchi. L'ingresso di tre euro comprende solo la possibilità di guardare questo affresco di Piero della Francesca, davvero bello e sublime nella sua ricercata simmetria e nel volto triste della Madonna rappresentata (qui sta la sua particolarità maggiore) incinta.
Gaia però si fa rapire anche dal cortometraggio esplicativo in rotazione nella sala accanto, dove quindi trascorriamo parecchi minuti con il Cris in vagamente annoiata attesa.

io e cris contempliamo burriArrivati alla città di Burri mangiamo un lento boccone in centro (un paio di poco sostanziose e frittissime 'ciaccine' romagnolo/toscane) e poi andiamo dritti al museo. L'impressione iniziale è grandiosa, ma poi, sala dopo sala, man mano l'entusiasmo decresce, sebbene per me i neri su neri abbiano comunque un gran fascino. Speravo di trovare anche un po' dei sacchi e delle bruciature di questo artista, ma pare che stiano al museo che è in città e non in questo immenso seccatoio del tabacco che lui stesso ha adibito a permanente installazione della sua arte estrema.


:: è di nuovo ora di tornare a suonare ::

Ritornati a casa abbandono Gaia nelle mani del Cris verso il centro del borgo di Laterina, mentre io mi avvio con tutta la strumentazione verso la libreria.
Alez mi aspetta da un'ora: quel minchione di Roberto pare non averlo avvertito che saremmo arrivati entrambi attorno alle sei, e così il tavolo sul quale disporremo le cose e l'impianto sono già belli pronti.
Mi scuso col gentilissimo Alez, ringrazio e comincio a montare, parlando guarda caso di musica. Pian piano cominciano ad arrivare potenziali spettatori, e dal modo in cui girano in negozio e parlano con Alez e Mario, da poco anche lui arrivato qui, deduco che sono tutti più o meno amici. Tra loro anche il mitico Leone, di cui ho sentito più volte parlare, ossia l'uomo che compra più dischi al mondo (comprerà pure un paio dei miei, che Dio lo benedica).
Finalmente spunta anche Roby, che con la sua parlantina inarrestabile chiacchiera contemporaneamente con tutti e scambia piani con me per il live.
Io, lo confesso, temo si sia dimenticato tutto quanto, invece quando facciamo quella sorta di ripasso della nostra diciamo 'scaletta' si ricorda più cose di me, e mi sento un gran babbo di minchia.


:: Hue + Roberto Bianchi (ovvero la mia scoperta dell'improvvisazione) ::

Per prepararmi meglio bevo vino e sistemo gli oggettini sul tavolo, preoccupato per il fatto che gli amici miei ancora non si vedono e quelli di Roberto premono per iniziare. Alla fine decidiamo di partire, un po' in sordina, in quel modo in cui i presenti si chiedono 'ma hanno cominciato?' con lui che passa l'archetto sulla chitarra ed io che strofino polistirolo.
Pian piano il brano cresce come sperato, e mi sembra fichissimo. Con la coda dell'occhio vedo che sono arrivati anche Gaia e gli altri, e un po' mi gaso al punto che la guardo negli occhi e le sorrido mentre suono, cosa per me rarissima.
Tutto pare filare liscio, ed al secondo brano, con Roby che smanetta sulla drummachine ed io m’impegno a seguirlo con glitch creati dall'accendigas, mi sento da Dio. Tutto procede allegramente fino al finale, in cui, con forse poca originalità ma molto divertimento, io loopo dei pezzi di Roby in tempo reale. Lui ci risuona sopra, io ricampiono e via così, in un crescendo che tende parecchio al noise ma con una vena distesa e vivace.
Lui sembra non vedere l'ora di raccogliere applausi, così ad un certo punto si alza e saluta... io pensavo ad un finale più d'effetto, ma sorrido e chiudo.

I presenti sembrano soddifatti: battono le mani a lungo mentre io e Roby ci stringiamo la mano e ci abbracciamo. Mi sento divinamente, forse sono stato così bene solo dopo i live con gli Sparkle in Grey al Baraonda e ad Esterni.
Ora che è finita è sembrata facile, ma a ripensare al fatto che abbiamo provato solo 3 ore ieri, mi sembra incredibile.


:: come di consueto, si va dal Merda ::

Le operazioni di sbaracco vanno come sempre un po' per le lunghe, io vengo fermato da diversi musici e non musici locali, i quali si complimentano e mi riempiono di gioia. Anche al severo Mario Biserni pare piaciuto, anche se non risparmia critiche velenose all'amico Roberto. Io faccio anche la conoscenza di Alejo, nostro ospite nei prossimi giorni. Argentino, sta trascorrendo alcune settimane in Italia (dove già vivono i genitori) e si ferma con noi per un po'. Pure lui pare aver apprezzato, e il mio debole ego già lo trova quindi più che simpatico.
Pure Alez di fromSCRATCH si complimenta, e la cosa mi soprende un po', visti in nostri gusti un po' distanti, ma ne sono contentissimo. Spero che potrò ricambiare il favore di questo concerto magari aiutandolo ad organizzare dei live nel milanese per i bizzarri e validi jazz-folk-sbilenchisti della sua label.

La cena è prenotata da 'Il Merda', mitica pizzeria aretina frequentemente bazzicata da Marione, che ha prenotato per tutti (Milena, Alberto, Alejo, Cris, Gaia e me) e così ci fiondiamo in questo locale dalle pareti tappezzate di materiale della storia del cinema per una insipida, toscanissima ma ottima pizza, consumata mentre il lato Sands-zine del tavolo (io, Al ed Etero Genio) parla per due ore esclusivamente di musica.


:: il regno di Etero Genio (no ©) ::

Dopo cena, come promesso, la tappa è a casa di Marione, a Monte Sopra Rondine, località microscopica dal nome assai evocativo (e non a caso sfruttato da Punck per il suo bel brano su "...a Gift for... (°!°)".
mario biserni e roberto bianchi, al caravaggio di rigutino (sera dopo)Il tempio di Mario è arroccato all'interno di una mini-collina: si tratta di una casa all'apparenza piccola ma che si sviluppa tra numerosi anfratti, tra i quali fan bella mostra una colonna in stile liberty, numerose maschere, una vecchia radio, l'immancabile ottimo stereo valvolare e, come potevamo lecitamente aspettarci, CD da tutte le parti.
In bagno c'è pure il notevole tocco di classe di piastrelline con i disegni di Crepax, davvero uno spettacolo.
Lui spiega fiero che è Lidia Vannini (una sua amica architetto) che ha disegnato il tutto, e la stessa pare si disperi ogni volta che torna lì, dato che il disordine regna incontrastato. Noi non ci facciamo molto caso e ci accomodiamo sorgeggiando birra e, ancora, parlando di musica.
I meno appassionati dopo un po' cedono e tornano a casa, lasciando noi soli Sparkle in Grey a curiosare nell'inaspettatamente vasto scantinato dove stanno i numerosi vinili e supporti digitali di Mario.

La serata finisce tra ascolti di miti di Mario (The Fall e Keiji Haino), la compilation femminile (Woman Bring Back the Noise), folli attivisti svizzeri (Sudden Infant), per poi chiudere in somma bellezza con i Butthole Surfers.
Noi però stiamo crollando, ed è ora di tornare a casa. Quasi non ne possiamo più di musica manco noi, e dire che domani dobbiamo pure suonare nella misteriosa sede di Rigutino.


_ Domenica 29 _

:: sulle orme di Guido Guidi: la battaglia di Campaldino ::

il diorama della battaglia di campaldinoSu consiglio di Marione, in uno dei rari momenti in cui s'è riuscito a non farlo parlar di musica, si decide di visitare Poppi e, se resta tempo, Bibbiena. Io li conosco un po' a memoria, ma la giornata è bellissima e ci torno volentieri.
Visitiamo il borgo e poi, dopo un pranzo nella stessa bruschetteria nella quale mi rifugia ai tempi della solita Estate senza pioggia (ebbene sì, in qualche modo cerco proprio di ripercorrerne i passi), puntiamo al castello. Al e Alejo decidono di restare fuori, mentre noi altri paghiamo i 3 euro d'ingresso e inforchiamo l'audioguida, che proprio ai tempi in parte registrai furtivamente.
Sebbene forse risibile, la soluzione dell'audioguida è quantomeno orginale: un attore recita la parte di Guido Guidi (o meglio, del suo fantasma) e ne narra le gesta all'interno del castello. Arrivati alla battaglia di Campaldino, ho i brividi: la recitazione rende benissimo la milena e hue per le strade di poppi (notare la maglietta cane bagnato)disfatta delle truppe dell'antico condottiero, costretto a ritirarsi per ragionevole viltà durante la suddetta battaglia. Quando arriva la frase che quattro anni fa registrai infilandomi per l'occasione il piccolo microfono Sony nell'orecchio "ricordo quello come il giorno più triste della mia vita", vivo una personale reverie commovente.

Alla fine della visita, soddisfatti, ci ricongiungiamo con gli altri stesi fuori sul giardino del castello e, fatti rapidi conti, ci accorgiamo che se noi tre musici vogliamo essere in tempo per un soundcheck nella ridente Rigutino, dobbiamo movere il culo. Siamo a nord ovest di Arezzo e la nostra meta, ovviamente, a sud est. Senza troppa fretta ci dirigiamo alle auto e decidiamo di dividerci, in modo che i fortunati che non hanno pensato bene di rovinarsi la vita tra soundcheck e prove possano visitare anche Bibbiena.


:: Rigutino on the road ::

Passiamo 'rapidi'... no, anzi: saremmo rapidi se il solito Alberto non ci mettesse mezz'ora per (pare) prepararsi mentre io e Cris, finito di caricare la sua mitica Palio station wagon (sarà l'auto del tour a Graz!), lo attendiamo di sotto, convinti che, in tutto quel tempo, non potrà che scendere truccato e vestito che manco David Bowie nel '70...
Siamo in ritardo, ma almeno trovare il misterioso Caravaggio, il locale dove Roberto è riuscito ad imbastirci un concerto, non è difficile. Rigutino è una fila di case sulla provinciale, e la nostra meta fa bella vista di sé in un enorme parcheggio appena fuori del paese.


:: il modo in cui non dovremmo mai esordire ::

foto idiota di gruppo alla fine del concerto (luca a sinistra)Quando s'arriva in un posto attesi per suonare, c'è sempre quel momento in cui ci si sente dei gran fighi, ci si sente attesi, ci si sente le star almeno di quella serata, almeno di quel posto. Così scendiamo dall'auto, fieri e sorridenti, e ci dirigiamoverso due tizi che chiacchierano sotto la porta del locale. Alberto esordisce con un coraggioso "Salve, siamo gli Sparkle in Grey" (devo ricordarmi di dirgli di non farlo mai più), al che i tizi lo guardano tipo avesse detto d'essere un missionario in cerca di infedeli da redimere. Il Cris già ha abbassato lo sguardo, ma io e Al proseguiamo, abbassando di frase in frase il tiro. "Siamo... saremmo qui per suonare." "In questo posto si suona?" "E' il Caravaggio questo?" "Cerchiamo un certo Luca..." Quando pure a quest'ultima domanda riceviamo in risposta sguardi esterefatti, cominciamo (non accade di rado, vd. concerto di Natale) a pensare allo scherzo. Grazie a Dio invece si fa avanti un ragazzone dalla faccia simpatica, che scosta i due rincoglioniti e mi stringe la mano.
Con un accento toscano che mi fa pensare tanto al mitico Ceccherini, ci spiega di come portare dentro la macchina e poi ci aiuta a scaricare. E' il grande Luca Squarcialupi (sì, si chiama davvero così!).


:: un abbraccio di colore e cibo ::

Il locale è uno stanzone di 8x10 metri, sotto al ristorante al cui ingresso eravamo prima: coloratissimo, fa venire voglia di fare festa e bisboccia al solo entrarci. Penso che di locali così carini dalle mie parti ce ne sono pochi, e già sono a mio agio. Le pareti sono circondate da divanetti zebrati che farebbero venir voglia di pomiciare anche a un eunuco, e infatti Luca mi dice che “c'è della paranza a volte!”.
luca squarcialupiMi spiega anche che le decorazioni delle pareti sono opera sua, che vorrebbe fare il pittore a tempo pieno. Io glielo auguro sinceramente, perché ha saputo trasmettere al luogo l'allegria che lui stesso si porta appresso.
A rendere definitivamente indimenticabile l'accoglienza ecco la madre di Luca, in tenuta da cuoca, che scende le scale, si presenta e amorevole ci chiede quando preferiamo mangiare.
Noi facciamo il soundcheck da soli (non c'è un tecnico del suono) e senza l'ampli per chitarra, che ancora deve arrivare (quello per basso non arriverà mai), e poi, una volta arrivati anche gli altri, mangiamo un lauto e ottimo pranzo come sempre a base di carnazza e cose pesanti (nessuno di noi è in grado di ordinare mai cose più leggere di una salsiccia con fagioli).
A fine cena giungono anche Marione e Roberto, ed infine, roba che quasi mi prende un infarto, Ago e la sua fidanzata Mara.
Per chi non lo sapesse, Ago abita ad Arcore e solo in occasione del nostro primissimo concerto a Monza era venuto a vederci. Ho suonato con lui per anni nei Norm, e per puro caso oggi si trovava nel senese per vacanza (non è esattamente un tipo 'sempre in giro'). Mi prenda un colpo se avrei mai immaginato di averlo qui a sentirci, perfino dopo che me lo aveva confermato via sms.
Sono troppo contento d'avere lui e Mara qui, anche perché, assieme agli altri precedentemente elencati, sono gli unici spettatori.


:: Sparkle in Grey in Rigutino ::

roberto, mario, ago e maraAll'ultimo arrivano perfino due altri amici di Luca e decidiamo così di far contenta la folla ed iniziare a suonare. Partiamo con la cover di Laurie Anderson di cui io sbaglio il finale clamorosamente, per poi proseguire col classico dei classici Limpronta, durante il quale il Cris lascia il palco per alcuni secondi, mentre io lo guardo sbigottito. Quando torna, attacca la sua parte ma con una distorsione buona per i Motorhead, così io lascio a mia volta il Mac per almeno abbassargli un po' i volumi. Mi spiegherà poi che aveva perso il plettro e dimenticato di togliere l'effetto, ma l'atmosfera intorno è talmente amichevole che non mi preoccupo, e procediamo su Goose Game, inaspettatamente ben risucita, e poi Police, che senza il violino live del Franz ci accorgiamo essere sciapa e prolissa. Procediamo fino al finale di Nefelodhis I, durante la quale Alberto è davvero grande e il violino, anche se campionato, regge. Chiudiamo con Delusion Song, per raccogliere gli amichevoli applausi.

sparkle in grey live at caravaggioTra pacche sulle spalle e commenti critici di Mario e Roberto, ci accorgiamo che abbiamo sentito parecchio la mancanza di Franz e subìto l'acustica non perfetta del locale, soprattutto sui miei suoni, ma siamo contenti lo stesso. Luca ha la luce negli occhi, vuole il CD con autografi e dediche (!) e noi siamo sbigottiti ma felici nel concederglieli.
Gli regalo il disco nostro, ma dopo lui insiste per comprare una copia di Un'estate senza pioggia, e lo sposerei.
Salutiamo tutti e sbaracchiamo, in questa situazione surreale, trattati da re senza davvero aver dato nulla di più che la nostra musica, e neppure al meglio. Credo dormirò sereno.


_ Lunedì 30 _

:: una primavera piovosa ::

Dopo la lunga serata di ieri il risveglio si rivela più facile del previsto, ed il programma della giornata, volutamente 'di basso profilo' per noi vecchietti milanesi non troppo attratti da lunghe sgroppate in auto, scarta la tappa nel senese a favore della più vicina - e ahimé turistica - Cortona.
E' bello anche sentirsi privi di impegni musicali serali.
Salutiamo gli zii Maurizio e Bina, più la mia cuginetta Michela, arrivati nella notte per trascorrere qui un paio di giorni nella loro casa, e ci mettiamo nelle macchine diretti alla celebre città Toscana.
Il tempo non sembra felice, ma quando arriviamo è solo un po' bigio e freschino. Non sappiamo quello che ci aspetta.
sfigatoni in giro per cortona (alberto, milena, alejo, cris)Dopo aver fatto una fila mostruosa per prendere qualche affettato e dei panini (siamo stufi di mangiare e spendere sempre in ristoranti), attorniati dai turisti affamati e nervosi, ci incamminiamo verso la parte alta della città. Man mano che saliamo la folla si dirada e il paesaggio del vecchio borgo emerge nella sua bellezza, ma presto dobbiamo fermarci perché, come sempre, affamati come muli stanchi. Ci sistemiamo così in un parchetto ameno, tra file di stronzetti di cane locali e panchine con le classiche incisioni; lì, Alberto, preso da furia fotografica, scatta una ventina di istantanee digitali alla propria fidanzata Milena, la quale mangia e ride a crepapelle divertita, mentre noi ci rompiamo un po' i coglioni nel tentativo di assemblare i poco vegetariani panini con coppa, salame e salato prosciutto toscano.
Finito il pranzo saliamo ancora, lenti come lumache morenti, con me ed il Cris in testa, ed una volta arrivati in cima decidiamo per una visita alla rocca. Una volta dentro, una violenta e fastidiosa pioggia assale la cittadina, bloccandoci all'interno della rocca stessa. Quando usciamo, la pioggia ci dà tregua per un po' per poi riprendere dura e assassina bagnandoci fino alle mutande. Alla faccia della rainless spring...


:: divisi, sulle ultime tracce dell'estate 2003, al Borro ::

Sulla strada del ritorno ci dividiamo nuovamente, con me ed il Cris diretti a Laterina e poi al Borro, e gli altri quattro, più acculturati, che decidono invece di vedere la mostra su Piero della Francesca ad Arezzo.
A me e Cris si aggiunge poi mia cugina Michela, che il Borro lo conosce a memoria ma ha evidentemente piacere a seguirci, non credo in virtù della nostra fama come musicisti.

il borroIo decido di portare con me il mio nuovo registratore digitale, e con un misto di nostalgia per il buon vecchio glorioso Minidisc Sharp, vorrei ri-registrare le macchinette che popolano questo minuscolo ed antico borgo toscano. Si tratta di ‘automazioni’, ossia di diorami animati, reallizati anni fa da Don Pasquale Mencattini, che mi colpirono moltissimo durante le mie peregrinazioni dell’estate senza pioggia, tanto che registrai una mezz’ora buona dei suoni che tali affascinanti arnesi emettono. Il più strabiliante (perennemente chiuso per restauro, purtroppo), è il presepe, la cui registrazione, nel 2003, mi venne così bene (con tanto di visitatore americano con bimba, a parlare nel finale) che decisi di non editarla affatto e farne il brano finale del disco. Era la mia “Canzone dell’Estate”.

Anche Cris sembra apprezzare la storia animata di Pinocchio ed i diorami sui mestieri, li guarda affascinato assieme a Michela, mentre io tento di registrare il tutto, allontanandomi da loro per escluderne le voci. Sono entrambi persone piuttosto silenzione e timide, ma pare che oggi, pur vedendosi praticamente per la prima volta, abbiano parecchio da dirsi, per la gioia del mio microfono.
Alla fine decido di lasciarli andare avanti e appartarmi, come un matto, per avere i suoni puliti e limpidi.
Prima di andarcene incontriamo anche la signora Marta, che da anni si occupa di mantenere in vita tutto questo. La mia stima per lei è alta, e da un po’ di tempo sto cercando di farle ascoltare il disco, nella speranza anche di venderne alcune copie presso il Borro e dividere il ricavato per mantenere i diorami. Lei pare entusiasta, mi dà il suo numero, ma ad oggi ancora non ho avuto il coraggio di richiamarla per chiederle un parere sul disco.


:: gli Sparkle in Grey uomini da copertina ::

sparkle in grey in posaPer la sera è prevista una cena ancora al mitico ristorante Strettoio, tutti insieme, zii, cugina e amici. La cena fila liscia e casinara come prevedevo, con anche sprazzi di cabaret ad opera del folle Alejo, che decide di recitare Shakespeare in mezzo al casino del ristorante, facendosi registrare (una cosa che devo assolutamente usare in un brano, un effetto più che straniante!), mia zia che racconta ai miei amici di come si sono messi insieme lei e Maurizio, Alberto e Milena che divorano una fiorentina con furia animale, sporcandosi il volto di sangue.

Tra l’alcol ed il casino, non so come s’inizia uno strano gioco d’associazioni tra riviste e membri degli Sparkle in Grey: Michela vedrebbe bene il Cris come idolo delle ragazzine su Cioé; Alberto lo vediamo in copertina a Capital mentre armato di stuzzicadenti si libera di un blocco di carne tra i denti; io a torso nudo su Man’s Health, unto, di fronte al Mac, con sottotitolo “Hue: uomo al laptop, sempre in forma – ecco i venti esercizi per tenere allenate le due dita del mouse”. In ultimo, ce n’è anche per l’assente Franz: Settimana Enigmistica, oppure la prestigiosa Prima Comunicazione.
E’ chiaramente ora di andare a dormire.


_ Martedì primo maggio _

:: love surrounds you ::

Al mattino sbaracchiamo tutto mesti e abbastanza rapidi. Io non vedo l’ora di partire per incamminarmi verso i passi montani che ci separano da Bologna: più volte ho preferito evitare l’autostrada, soprattutto in giorni di gran traffico come oggi, preferendo tortuose stradine di montagna che costeggiano luoghi cari a Isoradio come Barberino del Mugello e Ronco Bilaccio, splendidi se visti lontani dalle tre corsie.
Su un’auto saliamo io e Gaia, sull’altra gli altri quattro, che invece preferiscono la strada diretta verso la Brianza.
Gli zii ancora devono finire di chiudere e pulire. Ancora una volta, sono infinitamente grato a loro ed alla loro generosità: grazie a questa casa ho passato innumerevoli momenti speciali... altre persone, con gli stessi soldi necessari a mantenere un posto come questo, avrebbero comprato miriadi di cazzate utili (forse) solo a sé, mentre loro hanno costruito una fantastica casa come questa.
Baci e abbracci, poi partiamo.

teo e gaia la sera dello strettoio con tutti quantiIl viaggio mio e di Gaia attraversa Valdarno, poi un breve tratto di autostrada, per poi passare dalla bellissima zona sui colli di Firenze, Fiesole, la mitica Coverciano, e poi più su verso il Passo della Futa, dove con lei visito (per la terza volta in vita mia) il mitico cimitero militare tedesco, con le sue squadrate ed innumerevoli tetre tombe.

Per strada facciamo sosta per mangiare in una modesta trattoria dove un anziano rassicurante donnone ci propina del cibo, ancora una volta, pesantissimo, e poi reinforchiamo l’autostrada per beccarci un filo di coda a Parma e poi, al solito, sulla Tangenziale Est di Milano. Ogni volta, quando arriviamo qui e ci troviamo circondati da palazzi semiabbandonati, vecchi e nuovi, fabbriche, prati incolti, smog, gente nervosa e cielo opprimente, uno di noi due solleva l’eterna domanda “ma che cazzo ci facciamo qui?”.
Poi tocca farsi un piccolo elenco delle ragioni per le quali, almeno ancora per qualche anno, resteremo in Lombardia, a presidiare Milano dall’ancora verde ma inurbatissima Brianza, e tiriamo avanti. Per fortuna questa sera saremo ospiti a cena dei miei genitori. Per l’ennesima volta, famiglia, amici e musica finiscono per essere i perni attorno ai quali continuo a vivere, ed a vivere bene; come dicono i Piano Magic "All I need is love and music, love and music 'till I die".
Credo di essere, consciamente, una persona fortunata.

Hue, 12 Maggio 2007