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Hue playlist 2006 for Sand-zine

www.sands-zine.com/subarticoli.php?art_id=2247

Credo sia del tutto superfluo dire ancora una volta che compilare una maledetta playlist, per di più di un intero anno appena trascorso, è un’impresa ardua e quasi fastidiosa. Non mi sento né Luca Sofri né Nick Hornby, per i quali tale compito pare quasi facile, e così eccomi tra dubbi e nuove terribili consapevolezze, quale per esempio quella di non aver potuto ascoltare tutti i dischi che avrei potuto amare nel 2006.
Se ci penso intensamente, e se mi concentro, potrei iniziare a sentirmi ossessionato dal fatto che potrebbe esserci (anzi, c'e, di sicuro) un disco stupendo, fantastico ed unico uscito del 2006 che non ho sentito.
Be', pazienza, lo scoprirò forse nel 2016, per ora ecco quelli che ho avuto fortuna di ascoltare.


 





:: Dischi ::

The Writer's Block, di Peter Bjorn & John - Forse il migliore di tutti, una gemma pop fantastica, tra Clash e Beatles e mille altri. Proprio come un personaggio di Alta Fedelta, l'ho sentito in un negozio e subito l'ho voluto.

The Monkey in the Zoo have much more Fun than Me, di Jape - Recensito e incensato, ascoltato 100 volte in macchina.

Giuseppe Ielasi - È un amico, ma pure un grande musicista; ‘sto disco è di una malinconia allucinante, soprattutto il primo brano. Quindi lo adoro (il disco, non Geppe).

Plans Drawn in Pencil, di ISAN - Tra le mie prime recensioni, oggi forse lo farei disco TOP.

Songs from the Spiders House, di Bob Corn - Dopo averlo scoperto gli ho subito scritto per chiedergli se vorrà collaborare con me. Pare non gli spiaccia, vedremo se mai si farà...

Ohne Titel 1916, di Flim - Non ci possono essere parole per un disco scritto e suonato per tentare di superare il dolore per la morte di una figlia. Con tutto il cuore, auguro al suo autore di poter presto ritrovare la felicita.

Sandro Perri plays Polmo Polpo - Sono un suo fan, l'ho intervistato, l'ho conosciuto, vorrei averlo per vicino di casa.

Emotions, from somewhere to nowhere – Ricco di brani di noise dritto come una strada, mi ha salvato il sistema nervoso in un paio d'occasioni. Come non essergliene riconosciente? Ad ogni modo, rappresenta la mia scoperta dell’immenso mondo del noise cinese, e ne leggerete delle belle qui su Sands presto...

Incurable, dei Piano Magic - Un mini CD dai testi devastanti, splendidi, ed una musica forse troppo '80, ma per me restano miti assoluti. Ancora non ho sentito il loro ultimo su Homesleep, temo il flop, ma chissà?

Meds, dei Placebo - Ok, odiatemi, sputatemi in faccia, dite che non capisco unn cazzo di musica. Adoro i Placebo, adoro questo disco.

Separate Chambers, dei Contriva - La musica di mezzo. La misura. Il piacere dell'ascolto. Un disco che non puo non piacere. Avrei dovuto farlo TOP, mi sfuggi.

Muddy speaking..., di Gianluca Becuzzi e Fabio Orsi - Rappresenta per me il piacere di ascoltare musica splendida e composta da persone che mi sembrano non lontane da me, e non solo geograficamente. E poi la confezione, grandiosa.

Off, degli Airportman - Scoperto da pochissimo grazie agli scambi con Lizard, e gia ascoltato a nastro.

Buddha_Machine Buddha Machine, di FM3 (non so se è del 2006, ma è stata almeno ‘ristampata’ nel 2006) – Me ne ha messa una sotto gli occhi Gert di Staalplaat, praticamente ho abboccato all’amo come un pesce. Una delle cose più belle che abbia mai visto, e la musica è fantastica. Ne vorrei 1000.

Un'estate senza pioggia, di Hue, che sono io - Mi rendo conto di come sia patetico inserire se stessi in una playlist di questo tipo, tanto più che neppure saprei giudicare se questo disco mi piace piu o meno di altri che ho sentito. Fatto sta che, se interpreto questa lista come l'elenco dei dischi che piu ho amato, be', questo l'ho amato tanto, perfino mio malgrado.


Ecco. Finita. Me lo sento che manca qualcosa...



:: Film ::

Se mi è permesso, aggiungo una nota su un disco odiato: il pluri-acclamato YS di Johanna Newsom, che possa sparire da tutte le copertine di The Wire, Blow Up e quant'altro. Io ci ho provato ad ascolarlo, ad apprezzare lei e il suo bel faccino, ma e' insopportabile, insopportabile.

Per i film: uno su tutti (a sugellare definitivamente la mia anima pop) Little Miss Sunshine, di cui sottoscrivo anche la bella colonna sonora, con le canzoni di Devotchka.





  


 


:: La notte dell’Orrore “Einmal Superhit!” con Claudio Rocchetti ed Ivan Marignoni ::

Mi è stato anche chiesto, volendo, di scrivere di dischi scoperti nel 2006, ma pubblicati anni or sono. Ecco, per una lista del genere avrei bisogno di anni di riflessione, ma mi basterà ricordare una sera speciale, in cui ho scoperto della gran musica, sempre pop.

Dicembre 2006. Sono a Berlino, per lavoro (no, non musica), ma resto per il week end ospite dell'amico Claudio Rocchetti (musico e parte dei 3/4HadBeenEliminated per chi non lo sapesse).
Una sera, mi dice, il suo amico Ivan, anch'egli Bolzanino, mette i dischi al Roberta, uno degli infiniti piccoli bar della capitale tedesca in cui c'e la postazione DJ.
Ci andiamo.  Nel piccolo locale, tra le 23:00 e le quattro di mattina, tra 6 birre e svariati whiskey, lui e Ivan mettono dischi pop d'ogni genere. Molti li conosco, su tutti mitica la Mongoloid dei Devo, ma tanti altri no, cosi mi appunto i nomi sul cellulare, mentre i due tessono le lodi di The National e Kent, Pompeo 1, Postal Service, Jackson C. Frank, bali music, Ride, Justine Electra, e altri che non sono riuscito ad appuntare.
Alle 4 circa la graziosa stangona al banco è l'ultima dei presenti, il DJ set è ormai da più di un ora una cosa tra noi tre ubriaconi (“...mix da mazzuolatore di Catanzaro Lido”, lo definirà poi Ivan). Ci offre un chupito a testa, Ivan fa per smontare, ma lei chiede "Einmal Superhit!". Il DJ ha gli occhi spiritati, a mala pena riesce a tirar fuori i dischi, ma butta su un singolo caciarone degli Oasis. Decidiamo di andare a ballare al Bastard, discoteca per pischelli crucchi, dato che ormai siamo carichi e pronti per un altro locale. Lì mi guadagnerò il poco glorioso titolo di “Ultimo vero danzatore della nostra epoca”.

Da allora non ho più rimesso piede in un luogo dove ci fosse un DJ, e le mie serate sono tornate ad essere casalinghe, ma so che i due si fanno chiamare Rosco & Evan, a volte mettono i dischi al Café Burger di Berlino. Se passate da quelle parti, andateci, portate un block notes e un fegato di riserva.

Hue, 22 Maggio 2007