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Il mio primo concerto visto all'estero

String of Consciousness + Oxbow
Live @ L'embobineuse, Marseille, 2007



:: conferenze & concerti ::

Pare un po' assurdo, ma fino ad oggi non mi era mai capitato di vedere un concerto fuori dall'Italia... E sì che amo molto la musica e viaggio tanto, però forse per pigrizia o mancanza di fortuna, non mi era mai capitato. L'occasione è venuta grazie al 'Colloque' (che poi è una conferenza) TICE-MED 2007, che qui a Marsiglia ha la sua edizione quest'anno. Mi è stato chiesto prima di preparare un articolo ed una presentazione, con la mia amica locale Marie Ouvrard, e poi addirittura di presiedere una delle sessioni (cosa peraltro alla fine rivelatasi ridicola: dovevo solo far rispettare i tempi ai relatori, nel mio francese incerto).

La fortuna ha voluto però che il buon Philippe Petit, boss della mitica etichetta Bip-Hop nonché DJ e musicista, suonasse con i suoi post-rockers Strings of Consciousness proprio negli stessi giorni. Mi sono così organizzato con il mio coraggioso amico Rachid per recarmi al locale dal nome ambiguo (L'Embobineuse, un qualcosa che in francese pare voler dire 'la marpiona', sempre ch'io abbia capito bene), scoprendo che si trova in un quartiere non esattamente simile a Beverly Hills (ma me lo aspettavo).


:: un centro sociale è sempre un centro sociale ::

Quando entriamo però, l'atmosfera a me piace da subito... le differenze rispetto ad un qualunque centro sociale italico sono poche, forse questo ha un'aria leggemente più pulita, più ricca, ma davvero di poco. Rachid, più avvezzo alle discoteche che a luoghi del genere, è spaesato, ma man mano comincia ad apprezzare. Quando però capiamo che (come prevedevo) per vedere il concerto dovremo aspettare un paio d'ore, comincia a dire "meno male che i miei amici non sono venuti". Detto per inciso, i suoi amici, visto il sito del locale ed avuto un assaggio della musica degli Oxbow, hanno pensato bene di restare a casa.

La gente arriva a piccoli gruppi, chiacchiera amena tra i musicisti che consumano il loro pasto assieme agli altri. Un pazzo si occupa del barbecue, vestito di soli cappellino, occhiali, anfibi e boxer, incitando gli astanti ad assaggiare il suo ottimo taboulé con salsicce.
Io chiedo di Philippe, ed un tizio me lo indica. Scambio due parole con lui, ma un sacco di persone arrivano per salutarlo, e sta per mangiare, così decido di lasciarlo in pace e magari chiacchierare dopo...
Io e Rachid ci sediamo fuori in una sorta di dependance adibita a bar, e ad un certo punto accanto a noi si siede un tizio che immaginiamo essere un chitarrista, dato che non si separa dal suo strumento di un solo millimetro. Quando va a cercare di ri-riempire il piatto, vediamo che si porta la chitarra. Io gli prometto di badarci, che la può lasciare lì, ma nulla, sorride, ringrazia, ma se la porta con sé (due metri due più in là!). La teoria di Rachid è che gli abbiano detto che in questa città ti fottono pure le mutande da sotto il culo, e credo abbia ragione.

Passano le due ore, e finalmente arriva il momento del concerto, quindi entriamo in questo locale sempre più fumoso (non sono più abitutato!) e siamo pronti.


:: String of Consciousness ::

Il live dei francesi inizia per gradi, con immenso pathos: sul palco, solo Philippe ai due (?) laptop, mixer e giradischi, ed il contrabbassista, Pierre Fénichel. Partono droni cupi e tesi, in volume crescente; dopo due minuti spunta un terzo musico, il calvo e corpulento Perceval Bellone, sassofonista, l'uomo dai piedi più tozzi del mondo (è scalzo), il quale inizia a torturare in sax Akai midi, sparando frequenze alte ma mai fastidiose. Rachid lo guarda e ride, ma entrambi lo troviamo simpatico e davvero un front-man. Dopo di lui Karim Tobbi, chitarrista, si sistema sulla prima fila. Davanti a sé ha una ventina di effetti, ma all'inizio pare non uscire un solo singolo suono. Gli altri crescono crescono crescono ma lui non parte, ed immagino le bestemmie che sommessamente tira mentre infila e toglie i jack. Sto male per lui, ma poi quando ce la fa, l'effetto è ottimo e il super-drone cresce ancora, con l'ultimo dei cinque, Hervé Vincenti, che con la chitarra semiacustica si aggiunge al crescendo noise ormai brutale. Mi piace.
Pian piano tutti scendono, restano contrabbasso e chitarra acustica, e parte il secondo brano, con la sua ritmica serrata (sparata dai Mac di Philippe) e il suo incedere post rock.
Il resto del concerto prosegue su queste coordinate: momenti free (con il sax, 'vero' lanciato verso fraseggi jazz) e passaggi ritmici che passano da morbide basi hip-hop a martelli EBM (la conclusiva e forse prolissa chiusura).
Nel complesso, un gran bel concerto, forse un po' troppo lineare e da affinare, ma Petit ci ha poi spiegato che si trattava del primo live di tale formazione, con la quale peraltro ha provato solo due volte. Davvero niente male, ora attendo di ascoltare il disco, più ordinato (per quanto sentito finora su MySpace) di queste tracce live.



:: Oxbow ::

Sono le 23:30 passate, domani ci dobbiamo svegliare alle 8:00, Rachid mi pare piuttosto sconvolto e sazio, così propongo di tornare, ma lui dice che ormai è curioso e gli Oxbow se li vuole vedere (sottolineo che uno dei suoi gruppi preferiti sono i Timbaland), quindi decidiamo di restare ancora un po'.

Facciamo bene. Tre di loro, privi del cantante, salgono sul palco ed iniziano a suonare, quasi sommessi. Il chitarrista (Niko Wenner) è quello che ha mangiato accanto a noi e temeva per la sua chitarra.
Ad un certo punto si presenta sul palco un omone nero gigantesco, di spalle, immobile. E' Eugene Robinson. Sulle orecchie ha dello scotch isolante. Camminando all'indietro si avvicina al microfono. Lentamente, si volta. Ha gli occhi chiusi e un'espressione indecifrabile. Ad uno stacco degli altri tre inizia ad agitarsi e 'ballare', poi parte a cantare, con una voce incredibile, potente, stridula a tratti, profonda in altri momenti...
Rachid mi dice 'ho paura'. Quando poi Eugene pensa bene di cominciare a spogliarsi ed a tocchicciarsi il salsiccione che si ritrova tra le mutande, riuscendo pure a sbavare come un bulldog, anche io inizio a pensare che forse s'è fatto tardi. I quattro (con Dan Adams - basso e Greg Davis - batteria) sono però fottutamente bravi tecnicamente, e l'impatto sonoro è straordinario. Forse sono troppo vecchio per queste cose, non sono in vena 'sta sera, ad ogni modo decidiamo di andare a casa.


:: Timbaland in Marseille ::

In auto Rachid decide che per me è meglio se ascoto un po' di sano rap francese e ancora Timbaland (che peratlro non mi pare niente male), e mentre torniamo a casa sua, attraversando tutta la bellissima e perennemente in rifacimento Marsiglia, mi sento davvero bene. Siamo allegri, ed abbiamo passato una serata davvero insolita.

Adoro questa città e le persone che vi ho consciuto, un giorno, lo dico sempre, verrò a vivere qui in Provenza.


Hue, 7 giugno 2007