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El bujun del Tagofest

Punck/Adriano Zanni + Andrea Marutti + Luca Sigurtà + Matteo Uggeri/Hue
live as ctrl+alt+canc noise sound system @ Tagofest 2007




:: a me i festival non sono mai piaciuti (per partito preso) ::

Io a 'sto tanto celebrato Tagofest, devo ammetterlo, non c'ero mai stato. Di norma, non so bene perché, i festival musicali mi attraggono poco. Mi fanno pensare a infiniti tempi morti, lunghe attese, pochi gruppi interessanti e tanti fuffa, casino, e altre cose poco positive. Mi sbaglio, evidentemente. Ad essere del tutto sincero, l'unico festival cui ho mai assistito (e partecipato), fu il mitico Superfici Sonore 2003, quando con il gruppo di iXem mi trovai così bene da mettere in piedi un mio primo timido concerto improvvisato.

Alla fine, pure la decisione di venire e qui e suonare, l'ho presa parecchio all'improvviso, due giorni prima dell'inizio del tutto, e grazie soprattutto agli inviti reiterati da parte di Adriano Zanni/Punck, che voleva noi vecchi amici del 'giro Merkaat Survivors' unirsi a lui per un poco identificato ctrl+alt+canc noise soundsystem.

Be', non credevo proprio che mi sarei divertito così tanto.


_Venerdì_

:: ritiro le radiografie e poi parto ::

Dato che ieri sera ho preferito uscire con la mia Gaia anziché restare in casa a fare le valigie e preparare il live, tutti i doveri sono da sbrigarsi in mattinata. L'idea sarebbe di partire per le 10:00, ma alla fine riuscirò misteriosamente a lasciare la Brianza solo a mezzogiorno passato. Tutto questo a causa di vari fattori, non ultimo il mio desiderio di portarmi dietro qualunque cosa possa tornarmi utile per suonare al Tago e, soprattutto, nei giorni seguenti con Roberto Bianchi, con il quale ho appuntamento da lunedì in poi per registrare un disco basato sulle nostre improvvisazioni del concerto di circa un mese fa.

In più, ho l'incombenza di ritirare le radiografie della mia malmessa schiena all'ospedale di Vimercate, dove la cosa prende parecchio più tempo del previsto perché inspiegabilmente la mia cartelletta con cognome 'Uggeri' è stata infilata per errore sotto la T (forse un cassettino per la misera U non l'avevano mai neppure creato). Ancora poi un'altro giretto a Pessano con Bornago per prendere le chiavi della solita mitica casa di Laterina, presso mia zia Bina, dalla quale mi trattengo alcuni minuti.



:: il freak show del Diperdì ::

Non pago, voglio sprecare altro tempo e passo nel vicino supermarker Dì Per Dì a predere pane a affettati. Devo dire: a me piacciono i discount, ma effettivamente speso sono ricettacoli di persone bizzarre, sia tra i clienti che nel personale. Quello di Pessano lo consiglio a tutti: se vi piacciono i freak show, è il posto per voi. Già nel parcheggio sostano (credo perennemente) tre tizi che, immobili e disposti a cerchio, sembrano attendere qualcuno da aggredire. Con mia grande gioia è accanto a loro che si trova il parcheggio libero, e sono davvero rilassato nel lasciare la mia Opel Corsa carica di strumenti e preziose apparecchiature sotto il loro attento sguardo.

All'interno del supermarket a servire al bancone gastronomia c'è un essere molto alto, dal sesso non identificabile, in tutto e per tutto (dal truco pesante alla capigliatura tanto bizzarra da far invidia a Marylin Manson) in stile trans di viale Zara; per fortuna il grambiule bianco di ordinanza ne cela buona parte del corpo. Al di qua del bancone invece, giusto prima di me, sta una donnona in cenci seguita dai due figlioli. La mia fretta di partire è quindi purtroppo messa alla prova da una schermaglia inquietante durante la quale il trans saluta gentile la figlia della balenona lurida, la quale si irrigidisce e minaccia con piglio severo, ripetendo più volte "Lascia stare la banbina!" Io vorrei solo i miei panini e l'affettato, ma mi tocca attendere e sperare che la cosa non degeneri. Quando ce la faccio e, uscito nel parcheggio, ritrovo la mia bella macchina sotto il sole, sono felicissimo di mettermi in marcia verso l'agognata Marina di Massa.


:: Milano - Massa passando per Cremona ::

Finalmente sono in marcia, ma le cose non vanno liscie: leggo su uno dei cartelli informativi dell'autostrada che ci sono "3 Km in aumento dopo Piacenza Sud", così decido di fregare tutti e uscire proprio lì, ma mi perdo in un istante ed imbocco la direzione per Cremona. La prima uscita (Caorso) è dopo 10 Km. Spero di poter prendere una strana bretella che mi riporterebbe verso Fiorenzuola, ma in quel momento mi chiama Sigurtà per sapere a che punto sono. "Sto a Cremona" gli rispondo. Cominciamo a sparare una salva di cazzate, mi dice che lui e Tommaso, altra metà degli Harshcore, anche loro diretti al Tagofest, sono a Rapallo e si stanno divertendo un mondo a giocare alle associazioni in macchina. La mia dose di rabbia aumenta e manco il raccordo che mi riporterebbe sulla A1, così mi ciuccio altri 10 km ed esco a Castelvetro. Ormai mi rifiuto di tornare indietro, così punto a sud per stradine di campagna, belle ma tortuosissime, e faccio sosta a Cortemaggiore, città d'arte bellissima ed accogliente. Sono nella patria dei salumi più buoni del mondo, ma io quelli che mi sto mangiando li ho comprati al Diperdì di Pessano con Bornago, e fa un po' rabbia. La fauna locale, molto rarefatta, riserva però altre piccole sorprese: c'è un tizio che gira in auto a passo d'uomo (max 5 Km all'ora), sui sessant'anni, che si guarda in giro circospetto come facesse la ronda. Nei 10 minuti che mi servono per consumare il mi panino passerà almeno 3 volte (un'amica poi mi spiegherà che a Caorso c'era una ormai dismessa centrale nucleare, e casi del genere sono frequenti).
Riparto e dopo poco sono di nuovo nel ventre dell'A1. In coda.



:: la mia amata Cisa in compagnia di Micah P. Hinson ::

La Cisa mi ha sempre fatto un po' paura, ma oggi vado tranquillo e mi ascolto la musica a volumi stratosferici, con Micah P. Hinson che sottolinea il mio arrivo nella Versilia per le 16:00. Gli Harshcore sono già lì, hanno pure incontrato Gianmaria/Fratto9underthesky nell'Autogril (è tra gli instancabili organizzatori di questo festival), tra non molto arriverà Adriano Zanni/Punck e so che tanti altri musici, conosciuti o da conoscere, saranno lì nei prossimi giorni. In più siamo al mare. Mi sento felice, euforico, non vedo l'ora che tutto cominci, alzo la radio, Micah urla, è fantastico.



:: io e il Francese in spiaggia, e l'immancabile bujùn ::


Arrivo al mio hotel, nel quale grazie ai gentili traffichi di Silvia, la sorella di Gaia (che vive lì vicino a Viareggio), usufruisco di una tariffa più che speciale. Sarà dunque per questo che il proprietario, tal Cesare, pare non volermi trattare proprio come un cliente di riguardo. Uno dei camerieri addirittura mi invita più volte a non passare per la sala ristorante (a quest'ora del pomeriggio vuota), forse per non spaventare i clienti.
Io in effetti sono un cliente anomalo, tra le coppie fighette, gli stranieri coi soldi e le famigliuole snob. Sono vestito non proprio alla moda, transito con sacchetti, valige, valigette, tracolle e borsine degne di un profugo albanese e probabilmente puzzo come una scimmia.
Ad ogni modo, mollato tutto, mi dirigo finalmente verso via Stradella, non lontana, dove si trova il Tago Mago, il locale che ospiterà il nostro fantastico festival. Lì ecco Tommaso "il Francese" Clerico e Luca Sigurtà, in compagnia di altri due ragazzi, uno dei quali scopro essere Marino Josè Malagnino della Pezzente Records (chissà come tratterebbero lui all'hotel!). In un secondo cominciamo a sparare impressionanti cazzate. Io racconto del mio viaggio e loro di una birra presa in un vicino locale la cui silenziosa clientela li fissava in modo oltremodo ostile. Sto bene.
Torno all'hotel per farmi guardare torvo un po' pure io, raccatto i miei CD ed il mio merchandising Moriremo Tutti Records e Grey Sparkle e lo dispongo su uno dei banchetti assieme alla roba di Rudimentale (etichetta del grande Luca Sciarratta, pubblicante il debutto Harshcore - che data la sua assenza si occupano del banchetto) e di ctrl+alt+canc di Punck, che nel frattempo è arrivato assieme alla sua misteriosa amica Ludovica.

Io però sono a Marina di Massa, in Versilia, c'è il mare e voglio andare in spiaggia. L'unico a seguirmi è il Francese, e così io e lui, come una coppietta gay, stendiamo un'unico asciugamano e ci piazziamo sotto il sole sulla spiaggia. Dopo poco, stimolati dalla vista delle giovini ragazze in costume tutt'intorno, partiamo con racconti di leggendarie mancate conquiste e passate storie sentimentali devastanti. Siamo due veri sfigati, ma certo di meno di quei cinque teen-ager crucchi alle nostre spalle che, vocabolario di italiano-tedesco alla mano, cercano di sedurre altrettante ninfette locali a colpi di "scuza, forresti uscire con me?" "posso darti uno baccio?" E' raccapricciante vedere gli effetti del bujùn (così come, ammettiamolo, subirli). Per chi non lo sapesse (come il sottoscritto), il Francese, che in realtà è di Biella ed affonda le radici in Piemonte e non in Alsazia, mi spiega che tale termine sta in dialetto per 'bollore', ed identifica la fregola sessuale.
Prendo nota di questa nuova bella significativa parola, e mi appronto a ripeterla per tutta la tre giorni.



:: quei birbanti di Diamanda Galas e di Peter Sotos ::

Riaccompagno il Francese al Tago e poi filo in hotel a lavarmi. Lì al locale comincio un po' a capire come funziona: siamo alla terza edizione, e più o meno il meccanismo me lo avevano spiegato i veterani: è un festival di musica indipendente, ok, ma incentrato sulle etichette. Ogni label ha uno spazio per un banchetto e la possibilità di far suonare un gruppo del proprio roster; in tal modo i presenti ascoltano la musica e poi possono andarsi a comprare il disco del gruppo, se lo hanno apprezzato. In più, fioriscono gli scambi di materiale tra i banchettari presenti, con il risultato che, se non altro, anche vendendo poco si può almeno tornare a casa con un po' di dischi interessanti.
I concerti stanno per iniziare, così noi ci avviciniamo al banco pizze per procurarci il cibo. Durante la cena discorriamo come sempre di cazzate incredibili, tra cui Punck che ci racconta di un carico di paperelle di gomma disperso nell'Atlantico e che ora sta per approdare in Inghilterra, per poi passare all'argomento musicale, in declinazione 'i più fuori di testa'. La cosa pazzesca è che ci accorgiamo di avere ormai dei parametri di valutazione totalmente spostati: per noi Diamanda Galas (faceva concerti di sole urla nuda e coperta di sangue) è "un po' disturbante" e Peter Sotos (ex-membro della power-noise band Whitehouse e ricercato in più paesi per pedofilia) "probabilmente non andrà in paradiso". Per fortuna i concerti stanno per iniziare, ed i riff degli Ultravixen pongono fine alle nostre vaccate.



:: mi perdo quasi tutti i concerti della prima sera ::

Gli UltraviXen non sono niente male: come look mi aspetterei suonassero del rock & roll molto tradizionale, invece sento grandi influenze garage e, nell'uso delle due voci, nonchè per la complessità di alcuni brani, mi ricordano gli immensi Nomeansno. Quando poi attaccano brani più lenti e pesi, riaffiorano alla mente proprio cose come "Real Love" e simili. Davvero niente male. Energici e seri, quello che ci voleva per iniziare. In più nei giorni seguenti noterò, a turno, bassista e chitarrista a vedersi gran parte dei concerti, sintomo di gran resistenza fisica e interesse nei confronti dell'altrui musica, cose sempre nobili e che a me sembrano mancare. Infatti dopo di loro mi perdo tutti i tre live seguenti di Laghetto, With Love ed Ovo, questi ultimi con mio gran dispiacere. Come un pirla, preso dall'ebrezza dello stare al banchetto e incredibilmente vedere gente che si interessa alla mia roba, non alzo il culo dalla sedia se non per rispondere ad una telefonata, a causa della quale non mi accorgo che i miei compari se ne sono andati ad ascoltare Bruno e Stefania, mentre io mi chiedo, ancora seduto al mio tavolino, di chi siano i lenti e pesanti suoni che escono dall'interno del locale. Incuriosito, entro: mi trovo i due che sorridenti salutano il pubblico che scema via commentando cose tipo "cazzo, che concertone", "loro sono sempre grandi", "mi piace un casino questo suono pastoso alla Melvins". Se già mi era dispiaciuto non sentire Laghetto e With Love, ora sono proprio incazzato per la mia dabbedaggine. Io sono abituato a concerti in cui i tempi morti ti permettono lunghe attese, ma qui pare che la scaletta sia serrata e fatta rispettare. E' grandioso, ma io mi devo ancora adattare.



:: gli instancabili organizzatori ::

Tra coloro che contribuiscono a tale rispetto dei tempi ed a tutta l'organizzazione c'è un ragazzone che mi era stato presentato nel pomeriggio, ossia Onga della Boring Machines. E' davvero un grande in tutti i sensi, vorrebbe una delle mie maglie Moriremo Tutti Records in taglia XXL ma purtroppo non ne ho, è gentilissimo e fa rispettare la mezz'ora di tempo per suonare a tutti. Con lui, ad aiutarlo, ci sono lo stesso Brunone di Bar la Muerte, anche lui molto attivo e curiosissimo della musica altui, Gian Maria di Fratto9, con il quale purtroppo non ho avuto granché modo di parlare, ma incredibile nel fare da fonico (a turno con Roberto dei R.U.N.I.) al 70% dei gruppi: una pazienza encomiabile. In più c'è Tiziano Sgarbi, in arte Bob Corn (sua la label Fooltribe), che dispensa i buoni pasto e che finalmente, dopo diversi scambi di mail, conosco personalmente. Scopro che è davvero simpatico pure lui e che è l'uomo che gesticola di più al mondo (oltre che bere vino incessantemente).
A loro si aggiunge Mirko Spino di Wallace Records tra le etichette organizzatrici dell'evento (a loro i banchetti in prima fila).


:: musica per complessati ::

I nostri CD sono invece esposti sui banchi della seconda (e ultima) fila, il che mi riporta alla mente i tempi del liceo, dato che questa posizione, la più adatta per far casino in santa pace, è sempre stata mia. La cosa che mi colpisce è che sono parecchi ad interessarsi alle nostre cose, soprattutto una miriade di gente resta colpita dalle magliette della mia Moriremo Tutti Records. Alcuni addirittura le comprano: i White Stripes in persona (o almeno una coppia che gli assomiglia parecchio) e un ragazzino d'una timidezza estrema, che mi porge i soldi a testa bassa. Gli voglio un bene tale (forse perché mi ricorda il teen-ager complessato che ero io alla sua età) che chiedo ad Adriano di fargli una foto. Se mai ti capita di leggere queste righe, e vuoi che io la rimuova da qui, capirò, ma sappi che averti visto mettere subito la mia maglia sopra la tua è stata per me una delle più grandi soddisfazioni della mia vita musicale.
Io, Adriano e gli Harshcore ci accorgiamo in effetti che sono solo gli individui più bislacchi ad interessarsi al nostro banchetto, e così vorremmo esporre una grossa etichetta "Musica per Complessati".
Dopo aver venduto pure qualche CD e spilletta, realizzo che mi sono ripagato la prima notte di hotel, e quindi posso ivi ritornarci felice e contento, sebbene fornito di una tale sovraeccitazione tale da faticare a dormire.


_Sabato_

Sono andato a letto alle 3:00, ma senza ragione mi sono risvegliato alle nove, e stavo sognando Onga (non ricordo altro, solo che lui era nel sogno...e forse questo è già sufficientemente preoccupante!). Io e le mie occhiaie quindi ci alziamo e andiamo a fare colazione. Sono ormai le dieci e oltre a me non c'è nessun altro, e la graziosa cameriera mi tratta ancora come fossi il più sgradito degli ospiti, con una serietà impressionante. Che sappia anche lei che passo le mie serate con dei debosciati dediti al perverso hobby della musica? Io mastico il mio croissant di gomma silenzioso, e mi permetto pure di chiedere d'abbassare l'aria condizionata.

A rendere però ancora più incerta la mia accettabilità all'hotel contribuisce però la visita degli Harshcore i quali, avendo dormito in un locale squat gentilmente messo a disposizione dai suoi occupanti ("non dovrebbe venire la polizia a far sgombrare stanotte, ma non preoccupatevi che a turno facciamo la guardia", aveva detto quello che di loro pareva il capo ieri sera), vorrebbero fruire del mio pulito bagno per doccia a rasatura.

Io, imbarazzato e timoroso d'esser scoperto con tali loschi figuri attendo il momento buono per far entrare Sigurtà, ma quando poi torniamo fuori Cesare il Portiere ci vede e commenta qualcosa sul fatto che ancora non ho lasciato i miei documenti. Capisco l'antifona e comunico la triste notizia al Francese, che non si scompone e dice che tenterà di pulirsi al bar. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla spiaggia libera, dove io andrò a piedi, non prima d'aver preparato i suoni per il nostro live di sta sera.


:: il pazzo col computer e le cuffie nella camera 1 ::

Mi chiudo così nella mia stanzina, tiro fuori il Mac, la scheda audio ed il controller Midi e, seduto sul letto con le spalle alla porta, mi metto a provare i suoni. Dato che abbiamo deciso di fare un live noise, sono ronzii, sibili e qualche versaccio (i piccioni registrati a Chioggia), ed il volume è alto nelle cuffie, così con tutta probabilità non mi accorgo della cameriera che entra nella stanza con l'intenzione di pulire.

Ad un certo punto sono soddisfatto e chiudo tutto. Quando esco e transito davanti alla reception Cesare mi fa "...e comunque guardi che la camera la devono pulire!" Allora realizzo che la ragazza deve essere entrata mentre provavo: la scena di un tizio in mutande, seduto sul letto con varie apparecchiature e dei gran 'ffffffssssschhhhhh' che uscivano dalla sue cuffie deve chiaramente averla spaventata.


:: musicisti on the beach ::

Dopo una lunga passeggiata sul lungomare arrivo finalmente alla spiaggia libera, dove dopo una breve consultazione con i miei amici scopro che solo la buona Ludovica vuole restare con me a godersi il sole sulla sabbia. Dice 'vado un attimo a prendere l'ascigamano in appartamento', e torna dopo 45 minuti. Io ho tutto il tempo di guardarmi intorno e vedere i compari della sera prima in tenuta da spiaggia, ed è strano parecchio. Siamo nello spazio di spiaggia libera, e dunque tutti sono convenuti qui, ma non ci si conosce bene... quindi la sensazione è di stare in una spiaggi piena di facce note, ma con cui non si ha confidenza. Poi molti di noi sono davvero poco attrezzati per il mare, e le tenute di alcuni sono piuttosto buffe, senza contare che il colore dominante ai concerti (ed il Tagofest non fa eccezione) è quasi sempre il nero, colore che sotto il sole non rinfresca certo.

Finalmente arriva Ludovica e la smetto di guardare i miei 'colleghi' intorno, e con lei inizio una bella chiacchierata su musica, lavoro, vita e personalità. E' una di quelle persone con le quali è davvero facile conversare, si ha l'impressione che non si sconvolga per nulla e che sappia ascoltare, così quando arriva l'ora di tornare verso il Tago un po' mi spiace lasciarla.


:: una pletora di concerti ::

Dato che questa sera suonerò pure io, la generosa organizzazione del Tago mi mette a disposizione un accredito per pranzo, cena e quattro consumazioni, cosa per me fichissima. Mi ingozzo quindi di insalata di riso e arrostino, mi bevo una bella birra e poi mi rimetto in attesa, al banchetto, dove il Francese se la dorme da non so quanto. Nel frattempo è arrivato anche Andrea Marutti di Afe, la più fica delle etichette CD-R (e non solo) italiana (e non solo), che con le sue numerose scatole di cartone zeppe di dischetti occupa da solo più spazio (anche in altezza) di qualunque altra label presente. Lui è un habitué e fa parte del nostro 'giro' di gentaglia sperimental/elettronica, che rispetto al rock, per quanto alternativo sia, anche in un contesto come il Tagofest resta sempre una nicchia.

Ma basta con le chiacchiere, iniziano i concerti.


:: Treni all'alba, Dadamatto, Gonzo48k ::

I primi sono i Treni all'alba, bel nome per un gruppo molto atteso e davvero bravo tecnicamente. Formazione a quattro (due chitarre acustiche, tastiera e batteria) e ritmi indiavolati, con svolazzi quasi prog, assoli e tanta energia, perfino troppa per quest'ora del pomeriggio (sono le quattro meno un quarto!). Tra un brano e l'altro fanno anche del cabaret per intrattenere il pubblico, che sembra apprezzare. Dal contesto acustico passano anche a quello più elettrico con una certa disinvoltura, ma io li preferisco con le chitarre morbide...

Dopo di loro i Dadamatto, che però salto ignobilmente per stare fuori a cazzeggiare con gli altri. Parlando poi con altri amici che han seguito anche edizioni passate del festival mi rendo conto che perdersi un 80% dei concerti è la norma, dato che il ritmo è tanto serrato e le persone con cui si ha piacere a scambiare due parole talmente tante che non ci se la fa a stare davanti alle casse per tutto il giorno.

Ad un certo punto però da dentro il locale mi giungono delle casse dritte e dei suoni melodici... Punck esce e mi fa "valli a sentire questi Matteo, che ti piacciono secondo me..." Mi fido del suo consiglio, e faccio bene. All'interno ci sono due ragazzi sul palco piccolo, muniti di chitarra e microfono. Suonano su basi elettroniche molto quadrate, ma la musica è estremamente melodica, con richiami a Cure ed altre sonorità new wave. Capisco perché Adriano me li ha consigliati: sono molto stile anni '80 e davvero pop, forse troppo per un contesto come questo dove forse il pubblico cerca cose più bizzarre, tanto che a vederli siamo in quattro o cinque, tra cui il solito Onga ed il Francese, svegliatosi dal suo torpore al richiamo del pop (suonò per lungo tempo in una coverband dei Beatles).

Vado a vedere chi sono i due musici e scopro che hanno l'infelice nome di Gonzo48K, certo da premiare per l'autoironia ma - cazzo! - non so quanto gli porterà successo. Del resto la loro label si chiama Pippola e non c'è neppure il banchetto affiliato. Ma è un peccato, perché loro sono bravi assai, conosco la difficoltà di suonare su basi elettroniche con strumenti e loro non falliscono un singolo attacco, passando da strofa a ritornello e bridge con disinvoltura quasi professionale. E' un peccato che a così pochi sembrino interessare, quindi a fine live mi avvicino e stringo la mano a entrambi: sorridono e ringraziano, e così intavoliamo una lunga chiacchierata che mi farà scoprire come sono lontani il mio mondo di musiche sperimental/elettroniche ed il loro di pop/elettronico. Non un nome da me citato è conosciuto da loro, né quelli che mi nominano loro sono a me noti. Forse ci sentiamo ignoranti da entrambi i lati, ma certo questo è emblematico di come in Italia la distinzione netta di generi resti una costante, dove del resto è anche bello vedere come qui al Tagofest invece finalmente ci si mischi tutti quanti in un'orgia di musiche d'ongi genere. Appurato poi che sia io che loro siamo fan dei ToRococoRot e delle varie creature di Robert Lippok, capiamo forse di non essere così lontani (spoprirò poi che Pippola è una gran seria etichetta, e soprattutto appartiene a Paolo Favati, ex membro dei miei idoli Pankow, ed il cerchio si chiude).


:: Alessandro Buzzi, Yellow Capra e Musica da Cucina ::

Ora tocca ad Alessandro Buzzi, di cui ho sentito parlare più che bene, addirittura il mio amico Andrea Ferraris (UR) lo definisce una sorta di genio. Certo il suo set si presenta particolare, non tanto per la presenza di vari amenicoli disposti su un tavolino (campanelle, scatoline, spugnette...), quanto per l'assenza di altre apparecchiature più propriamente 'musicali': niente laptop, né mixer, né effetti, né loopstation, solo due microfoni panoramici e un rullante. Con lui un trombettista, Claudio Comandini, ed una performer (di cui non conosco il nome).
Un vero spettacolo.
Buzzi maneggia gli oggetti facendoli cozzare, stridere, tintinnare, mentre il trombettista lo osserva fisso e ne segue i movimenti soffiando, sibilando, suonando nella tromba. Il risultato sonoro è qualcosa che richiama la musica concreta passando attraverso il jazz, e dà sollazzo per la vista e per l'udito. Nel frattempo la donna 'gioca' con la cera e le parole, con un recitato d'impatto. Io non amo molto le performance così visive e corporali, ma devo ammettere che l'insieme è certo ben riuscito, soprattutto perché tutti e tre gli artisti sul palco sono molto minimali e gestuali allo stesso tempo: pochi elementi ben combinati che danno un insieme d'effetto. Il pubblico è tanto ed apprezza. Applausi.

Dopo di loro tocca agli Yellow Capra, di cui ascoltai il disco tempo fa. Un ottimo post rock, il loro, forse non particolarmente audace, ma coraggiosa è certamente la loro scelta di effettuare un set a pieno organico (sette musicisti!) senza la possibilità di fare un souncheck. Purtroppo io non riuscirò a seguirli, perso all'esterno a chiacchierare con non ricordo chi, e gli amici mi diranno che i coraggiosi sette avranno gran gatte da pelare con i suoni, perdendosi ogni tanto.

Io mi perderei, stolidamente, pure Musica da cucina, se il solito Nonno Punck non mi dicesse di nuovo "va', ragazzo, va'..." E per fortuna c'è lui a guidarmi: Fabio è uno spettacolo con i suoi amenicoli culinari, ma a differenza di Buzzi si fa aiutare da mixer, loopstation e chitarra, ed in più canta. L'insieme riesce ad essere al tempo stesso originale e fruibile, nonché divertente da vedere. Momento topico del live è il finale, in cui si rende conto di aver dimenticato la spugnetta, al che la chiede ai presenti: è lo stesso Buzzi a lanciargliene una, con la quale Fabio tenta poi dei campionamenti in tempo reale che non decollano. Si scusa, si ferma, parte un larsen pazzesco (io e Adriano ci guardiamo e ci diciamo in coro "ci vuole fregare le idee per il nostro set!") e poi riesce comunque a concludere il tutto più che degnamente, tra gli applausi del folto pubblico.


:: c'è da spostare una macchina ::

Mi perdo del tutto i Vanvera (chiedo scusa), perché il Francese, come un fottuto dilettante, si è dimenticato di portare una ciabatta, così vado a prendergli la mia in auto. Scopro quindi che fuori dal Tagomago sta scoppiando un finimondo automobilistico degno di Piazzale Loreto in orario di punta: mentre auto si schivano a passo d'uomo, tra vecchie col dito alzato e imprenditori versiliesi bestemmianti al cellulare, un tizio in chiara divisa da cuoco sbraita "adesso chiamo i Carabinieri, e le faccio rimuovere tutte". Il pazzo si riferisce alle numerose auto di musici e spettatori sistemate alla bell'è meglio nella stradina antistante al Tagomago, il cui unico difetto è di avere un parcheggio interno di due metri quadrati.

Spaventato, riferisco la notizia all'interno. Non l'avessi mai fatto! I tizii del Tagomago si allarmano, si eccitano, si muovono, escono, cercano il tizio vestito da cuoco (è un cuoco, della pizzeria di fronte), avvertono Brunone, che fa' l'annuncio stile quella vecchia mitica canzone di Francesco Salvi "c'è da spostare una macchina", il pubblico esce a frotte proprio mentre stanno per iniziare i miei amici Harshcore. Temo di avergli rovinato il concerto prima di iniziare.


:: Vanvera, Harshcore, Airportman, Miranda ::

E invece no: vengono spostate un paio di auto e l'allarme rientra, così come molti dei presenti. Attorno ai due figuri mascherati degli Harshcore si forma un cerchio di gente attenta e incuriosita. Loro vanno alla grande, soprattutto nella prima parte del live ed in più, in quella centrale, finalmente fanno pure dei brani nuovi tra cui (lo intuisco) Super Mario Doom e Stunned Tuna, davvero d'effetto. Sul finale puntano sul noise e gli riesce bene come sempre. Più tardi Onga mi spiegherà che era tentato di far loro segno di tagliare, ma dall'evolversi dei suoni aveva intuito che stavano per finire, azzeccandoci alla grande. Sono sempre grandi, e credo che in futuro sentiremo moltissimo parlare di loro.

Dopo di loro gli Airportman, uno dei gruppi che più desideravo vedere. Da un po' di tempo sono in contatto con il 'boss' della loro label Lizard, Loris Furlan, il quale mi ha passato parecchi dischi tra cui il loro splendido 'Off'. Non mi deludono, né nell'aspetto (seri ma alla mano, circondati nel pubblico dalla famigliuola, grandissimi!), né nella musica, in questa occasione molto più minimale ed acustica rispetto al disco. Sono infatti in tre: violoncello (inudibile purtroppo), e due chitarre. Apprezzo moltissimo il loro set melodico, quieto e rilassato, molto diverso da quasi tutti gli altri di oggi. Essendo quasi l'ora di pranzo, sono stati davvero bravi a reggere i venti minuti del live, alla fine dei quali li avvicino intenzionato a scambiare un mio CD con la loro ultima fatica (che neppure sapevo fosse uscita già).

Colpevolmente mi perdo pure i Miranda ed il loro rock potente e sbilenco, licenziato dalla fromScratch del mio amico Alez Frassanito [con il quale la settimana dopo registrerò pure dei brani, magie degli incontri del Tago!], ma sono troppo catturato da ciò che accade fuori dalla sala concerti...


:: I Gonfi, il Marcificatore e vari amici ::

Faccio una piccola parentesi dedicata ad un contro-festival che si svolge ininterrottamente da oggi pomeriggio: alcuni dei tizi (da noi soprannominati 'I Gonfi' per l'incredibile quantità di droghe che probabilmente hanno assunto) che han suonato ieri sera si sono messi (chitarre, percussioni, cinture e altro alla mano) a intonare una ininterrotta lisergica session di musica più che improvvisata nei giardini del Tago. Continuano senza sosta da ore, con poco apprezzamento da parte dei presenti, se si esclude Michele Mazzani, uno dei boss di Palustre Records, folle etichetta che condivide anch'essa il nostro banchetto degli sfigato-sperimentali.
Michele è perennemente fuori come un balcone ed è di una simpatia ed intelligenza rare: mentre accoglie i potenziali clienti al banchetto rutta come un tricheco in amore oppure li ignora leggendo libri di Nietsche. Il top lo raggiunge quando Claudio Comandini (il trombettista di Buzzi) intavola una discussione con lui sui pensatori del '900... Io non ci capisco una sega, ma ascolto rapito i due sentenziare cose tipo "Deleuze ha un livello di acume e lucidità assolutamente unico, lo leggi e resti rapito dalle incredibili conlcusioni cui riesce a giungere." Risposta di Michele: "Già."
Replica di Gianni "...è davvero acuto. Mi fa spaccare dal ridere." Fantastici tutti e due.

Ad un certo punto Michele decide di unirsi ai Gonfi, portando con sé 'Il Marcificatore', una sorta di vecchissimo amplificatore scassato, munito di un paio di manopole ed in grado (senza alcuna sorta di input) di emettere rumori pazzeschi modulabili alla bell'è meglio. I Gonfi lo accettano di buon grado nel proprio cerchio, e lui ci dà dentro con i sibili.

Nel frattempo spuntano da ogni dove facce conosciute che sono felice di vedere: Luca Mauri degli I/O, stanchissimo per una di loro la trasferta di ieri a Venezia, ed i suoi compari, tra cui un Paolo Romano ridotto in uno stato pietoso. Osservandolo temo che gli altri tre del gruppo siano soliti sodomizzarlo a ripetizione, ma poi invece mi spiega che ha 'solo' 38 di febbre, il poveretto.
In più spunta anche il grande Gusmerini Maurizio, membro degli St.ride, di cui sono grande fan tanto da averlo voluto intervistare per Sands-zine mesi fa. Anche di persona è simpaticissimo, ha la voce profonda e bassa di un baritono e come me ha trovato le foto di Hans Happlqvist sul sito Hapna ridicole e raccapriccianti, mentre quella di Geppe Ielasi accanto alla 'Palma Calva' stupenda.


:: Gerda, Three in one gentlemen suit, Almandino quite deluxe ::

Ormai si avvicina il momento per noi di suonare, così mi devo cibare: trascorrerò circa 40 minuti in attesa della mia pizza, chiacchierando con a034/Stefano Pulici per tutto il tempo, e rivaleggiando con lui per chi si beccherà per primo la propria pizza (vittoria mia per credo 2 minuti... ma lui aveva il numero prima di me!). Poi vado a raccattare la mia roba in auto ed inzio a montarla. Mentre lo faccio, mi rendo conto di essere l'unico di tutto il Tagofest di quest'anno ad usare un computer nel proprio live set, e la cosa non mi dispiace, mi fa quasi sentire originale (quando in genere sono circondato da Mac e PC). Mentre montiamo però suonano gli Almandino quite deluxe, e devo dire che sono davvero grandi. Mascherati, scaricano sugli strumenti un'energia della madonna e sono la migliore carica per prepararmi a suonare. Ecco, a dirla tutta forse la migliore carica sono pure i tre long island che mi sono bevuto a ripetizione, che mi fanno sentire molto bene e pronto al nostro set noise.




:: I/O, ctrl+alt+canc noise soundsystem, a034 ::

Senza una ragione precisa, pare che a chiudere la serata saranno progetti musicali con membri (anche) provenienti dalla mia grigia Milano, forse corroborati da quel po' di mare e sole fruito oggi. Quando partono gli I/O io sono già in trip da long island ed eccitazione musicale. Mi sembrano fantastici e molto migliorati dalle altre volte in cui li ho visti. Meno presenza della voce (o meglio più filtrata e rarefatta, loopata e davvero d'effetto nelle ritmiche) e un sacco di energia compressa e tenuta sotto controllo. Non sbagliano un colpo e il pubblico apprezza enormemente, e pure io, ma ricordo davvero poco ormai...

Dopo un brevissimo e confuso brief in cui Punck, Andrea/Amon/Never Known/Afeman, Luca Sigurtà ed io cerchiamo di accordarci un minimo su che noise fare nella nostra session improvvisata, Gianmaria (incredibili la sua pazienza e gentilezza!) ci aiuta nel linecheck e poi partiamo.
L'incipit è riservato ad Adriano ed al suo ormai mitico campione della terrificante telefonata ai parenti di Aldo Moro su dove ritrovarne il cadavere, roba che farebbe venire un attacco d'ansia pure a un sordo; ad esso seguono gli spippolamenti dei generatori di frequenze di Andrea ed i miei amati piccioni... poi andranno e verranno, in flusso ininterrotto, la chitarra preparata di Adriano, la radio distorta di Luca, mie frequenze soffianti varie (ma con melodie in sottofondo, vi ho fottuti amichetti!) ed ancora le pulsazioni di Andrea. La gente pare tanta e pare seguire attenta. Io mi diverto parecchio, e dopo soli 20' decidiamo di aver rotto abbastanza i coglioni e Punck ferma tutto. Applausi di tutti e urlo di Michele, che dalla prima fila ha seguito il tutto, con pure il gran finale col marcificatore nelle mani nostre. Di sfuggita sento pure un commento "bravi, bei suoni" provenire da Comandini, certo uno dei musicisti più colti qui presenti, e quasi ho un brivido. Mai come quello però provato durante la performance, quando come un vero coglione ho rovesciato quanto restava del mio long island sul Mac (per fortuna uscito indenne dalla doccia alcolica).

Dopo di noi Stefano Pulici, in arte a034, con le sue ritmiche potenti e serrate, l'ideale per concludere la serata. Vorrei stare ad ascoltarlo ballando attaccato ad uno degli ampli (e per un po' lo faccio), ma il dovere mi chiama e devo sbaraccare la mia roba, nonché fiondarmi al banchetto dove - mi dicono - ci sono dei tizi che vogliono la mia robaccia.


:: una fottuta festa ::

Io sono ormai euforico e parecchio 'mbriaco, così socializzo con tutti, compresi tre Yellow Capra che si presentano da me per scambiare tre maglie della Moriremo Tutti con le loro (fichissime). Io manco controllo taglie, colori, forma, e piglio tutto quanto, con loro grande gioia (e qui posso dire: potete fidarvi degli Yellow Capra, mi han dato maglie giuste giuste per me e la mia Gaia!).

Arriva un ragazzo brasiliano che dice di riconoscere i cespugli in copertina al disco "Un'estate senza pioggia" (???) e gliene regalo una copia. Torna uno dei tizi cui avevo venduto un CD ieri e mi dice che è bellissimo. Altri due comprano CD e magliette. Altri spille. Altri probabilmente approfittano di me per incularmi qualcosa, ma me ne frego. Scambio dischi con un po' di tizi e mi porto così a casa Musica da Cucina, Be Invisible Now!, parecchia roba Palustre (fantastica!) e non so che altro... Andrea (The Afeman) fa il suo DJ set in sottofondo, molto elettronico e molto bello, c'è un sacco di gente allegra... è tutto fantastico!

Dopo un po' mi passa la sbronza e resto per un pochino anche quando gli altri se ne sono andati, scambiando le ultime stanche parole con a034 ed uno stanchissimo Bruno Dorella, poi raccolgo le mie povere cose e me ne vado, sapendo a malincuore che domani non potrò seguire il tutto, ma forse è meglio così. Per fortuna che qui seguono le parole del Francese, che mi aiuta a completare questo lunghiiiiiiissimo report.



_Domenica_

Da qui in poi, nel riquadro, ecco il compendio al report da parte del Francese, Tommaso Clerico, Frank Molise, metà degli Harshcore e chi più ne ha più ne metta...

:: il classico ultimo nostalgico giorno ::

Dopo aver passato i primi due giorni in un clima di letterale euforia e felicità, ci apprestiamo a vivere l’ ultimo giorno che, come si conviene, porta con sé la nostalgia classica dei bei momenti vissuti.

Il risveglio del giorno di festa avviene al centro sociale, dove io e il mio compare volgiamo reciprocamente il nostro faccione, da posizione fetale, su due divani. Il primo in pelle, decisamente più rock mentre il secondo in stoffa pastello, decisamente più pop. Al risveglio troviamo il nostro nuovo amico Michele (“Palustre”), che come al solito ci porta una ventata di allegria, il che ci ricorda che il mondo non è sempre così brutto come lo si dipinge! Dopo una breve chiacchierata con il ravennate ci avviamo verso la macchina, ormai perfettamente preparati sulla strada che dovremo fare per raggiungere il Tagofest, pur sapendo che appena prima avremo un momento molto importante da onorare, ovvero la colazione con Hue/Sparkle in Grey, amicone e confidente di vecchia data. Arriviamo proprio sotto il suo gustoso hotel, incastonato in una piccola viuzza e, coscienti del fatto che la sua macchina è difficilmente reperibile, optiamo per cercare un posto vicino in cui fare il primo pasto mattutino, con un solo obiettivo che sveliamo al nostro socio: lavarci i denti!

Armati come sicari del nord, ci dirigiamo verso il locale scelto con le nostre tasche a farci da fondina per un calibro 9 mm di pasta bianca, accompagnato dall’ immancabile spazzolino ed in maniera assai estrosa riusciamo a compiere l’ operazione di pulizia. Nel frattempo ci intratteniamo al tavolo con Hue parlando di progetti futuri, che per noi sono sempre bellissimi e di sicuro successo, divagando qua è là con aneddoti che non c’ entrano granchè ma che fan sempre piacere.

Prendendo commiato dal grande musicista milanese, ci apprestiamo a dirigerci verso il Tago, la nostra capacità di orientarci è ormai strabiliante ed anche in questo caso raggiungiamo la meta senza chiedere a nessuno indicazioni varie. Giunti sul luogo, ci rendiamo conto che molti dei nostri amici hanno già fatto i bagagli e in un’ atmosfera surreale riprendiamo discorsi morti la sera precedente con Michele, mentre facciamo un po’ più conoscenza con il suo collega d’ etichetta Aldo, nel frattempo arriva pure Andrea (“Afe Records”), che si appresta a riassettare il banchetto musicale.

I minuti si dilatano un poco, cominciando a fornire materiale per i nostri ricordi, la mattinata è delle migliori, solare e non troppo calda, noi comunque al riparo dalla canicola, continuiamo il nostro quieto vivere, in attesa di arrivare al pranzo.


:: Larsen Lombriki, Kankkarankkat, Be Invisible Now! ::

Nel pomeriggio assisteremo poi ad un bellissimo e particolare momento musicale offerto dai Larsen Lombriki, che attraverso il loro live ci riporteranno alla vera ragione del nostro viaggio, cercare di fare e di sentire bei suoni. Patrizio, persona eccezionale, da sopra il palco sfoggia un cappellino-ranocchio decisamente originale, accompagnato da occhialoni improbabili che aiutano a confezionare un quadro sonoro già di per sé estremamente interessante. La loro esibizione è accompagnata da un giusto e doveroso numero di applausi, che chiudono nel miglior modo il passaggio del gruppo.

Finalmente è il turno di Michele che accompagna i geniali Kankkarankkat, che dotati di un estrosissimo circuit bending, formato da molle varie, danno vita ad uno dei momenti più estremi della manifestazione. Michele naturalmente mantenendosi fedele alla sua linea ci stupisce nuovamente sfoggiando come sua unica strumentazione uno skateboard, un martello e due travi di ferro, e grazie a tutto ciò darà supporto totale al resto dell’ esibizione. Ma con i Kankkarankkat, non poteva mancare lui: IL MARCIFICATORE!!! Grazie all’ esperienza musicale di Aldo si amalgamerà perfettamente con l’ ensemble sonoro attraverso suoni della voce distorti e marcificazioni varie!

Si chiude poi la nostra presenza con l’ ascolto dell’ ottimo Be Invisible Now! (su Boring machines), che ci lascia ancora assaporare gli ultimi momenti del Tago in totale pace musicale, consci dell’ imminente conclusione della nostra avventura.

Saluti e baci, ci avviamo alla macchina, stanchi ma contenti, perché sappiamo che durante il viaggio spareremo ancora tante cazzate mangiando tobleroni e bevendo acqua che fa bzzz fzzz…




:: Harshcore bar ::

[Rieccomi, purtroppo per chi legge ancora non è finita] Il mattino dopo mi congedo dal mio hotel (davvero economico però, devo ammettere, tanto che sono riuscito a ripagarmi il soggiorno con gli introiti delle vendite) e mi trovo con gli Harshcore per un ultima colazione assieme. Mi dicono che la nottata allo squat è stata impegnativa ma divertente, grazie a Michele che si è accorto a fine serata di avere una lunga strisciata di merda su una gamba, raccolta quando suonava sul prato con i Gonfi ("ecco perché odio i cani" dirà). Conveniamo sul fatto che è lui il vero grande mattatore del festival, e siamo felicissimi di aver entrambi avviato delle gran collaborazioni con Palustre.

Al bar, mentre a turno i due poveracci si recano in bagno muniti di (nascosto) spazzolino da denti, commentiamo personaggi e avvenimenti del Tago, ed in più facciamo non so come saltar fuori un'idea per i prossimi live nella quale, se tutto va bene, avrò una (urenda) parte pure io... ma per ora è tutto segreto.



:: cambio cambio cambio ::


Mi congedo da loro perché nella vicina Viareggio mi attende Silvia (sorella di Gaia) con la sua famiglia. Quando sono da loro mi accolgono come sempre benissimo, e sono un po' imbarazzato: ho dormito 6 ore in due giorni (sognando spesso Onga, allucinante!) e devo avere due occhiaie da morto. Nonostante questo la sua bimba, Viola (mia nipote in pratica), desidera ardentemente giocare con me, così le porgo i regalini che le ho portato e mi siedo con lei sotto il sole a giocare. Tra i pupazzetti c'è un piccolo ippopotamo arancione che ha subito scelto come preferito... ad un certo punto mi chiede di inventare una storia, ed io non so cosa mettere in piedi... vuole un nome per il pupazzo, ed io, ancora con la mente infoiata di musica, dico senza pensarci "Brunone."
Quando Pietro, l'adorabile e silente fratellino (meno di un anno) si sveglia, passo anche a lui i suoi pupetti: la sorella, in piena fase gelosia omicida, glieli fotte tutti in un batter d'occhio, ed a nulla valgono le proteste mie e di papà Gabriele, ma riusciamo a contrattare ed a lasciare a Pietro una scimmietta rosa (la più bella del lotto in realtà, tiè!). Ovviamente si chiama ora Stefania.
Ebbene, oggi ancora se chiedo a Viola come si chiamano i due pupetti, dice fiera "Blunone e Stefania"... ascoltare qui per credere: (ve ne prego Bruno e Stefania non prendetevela, confido nella vostra apertura mentale!).

Pian piano metto da parte tutte le musiche, arriva anche nonna Paola, si parla di bimbi, si vede in DVD il saggio di danza che Viola ha fatto ieri, per me è rientrare in un diverso ma altrettanto caldo mondo. Vivo oggi nella paura, un giorno, di non saper conciliare una vita di famiglia normale con quella di tossico della musica. Chissà come andrà.

Ora so solo che sto andando ad Arezzo a registrare un disco con uno che due bimbi ce li ha davvero e che con molta difficoltà trova tempo per suonare... Spero davvero che un giorno le due cose saranno anche per me conciliabili.

Ah! Dimenticavo un altro grande papà e musicista: Adriano stesso. Domenica sera, mentre sono solo in un ristorante dei dintorni di Arezzo, mi invierà questo messaggio:

E' stato bello suonare con voi grazie

Grazie a te Adrià, è stato fantastico!


Hue, 13 luglio 2007

FOTOGRAFIE DI: Adriano Zanni, Drexcode, Tommaso Clerico, Onga, Hue ed altri...