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Quartetto all'improvviso

Rinus Van Alebeek, Paolo Romano, Carlo Ronchi, Matteo Uggeri
Live @ Arci Blob, Arcore 24 ottobre 2007

:: rinus "gattusus" van alebeek? ::

Nel mio tentatvio di organizzarmi un live per la mia trasferta lavorativa a Berlino a dicembre sono incappato tra i vari contatti dell'amico Claudio Rocchetti in Rinus Van Alebeek, olandese trapiantato nella culla della cultura alternativa europea e già mia vecchia conoscenza grazie al giro della chmafu nocords del buon Maru di Graz.
Tra una mail e l'altra ho cercato di trovare una data per lui qui dalle mie parti, nella fattispecie in quel meraviglioso covo di sovversivi la cui attività musicale è organizata da Mario "bestemmia facile" Bossi, il fonico più paziente e strenuo che mi sia mai capitato di incontrare: l'Arci Blob di Arcore, dove già con gli Sparkle in Grey ed i Kontakte ho suonato nel memorabile Concerto di Natale del 2006.

Dopo un'intenso scambio di mail tra me, Rinus stesso, Mario e due i Tasaday (Sandro Ripamonti e Carlo Ronchi) siamo riusciti ad organizzare un live che si preannuncia come una bizzarra performance improvvisativa a base di video, nastri, basso elettrico e contrabbasso, quest'ultimo affidato all'I/O Paolo Romano.



:: incontro ::

Arrivati al giorno fatidico del concerto, ancora non so né dove né quando io e Rinus ci troveremo e, non avendo il suo numero di cellulare, so che è lui a dovremi chiamare, così sono un po' in ansia. Nel primo pomeriggio però mi giunge la fatidica chiamata, così mi placo e mi appronto a riceverlo.
Ci incontriamo fuori dal mio ufficio, lui con una borsona azzurra ed una interessante scatoletta di legno, io vestito da damerino a causa della presenza di ospiti stranieri che sono qui per un 'importante' meeting.
Rinus ha l'aria simpatica, è molto olandese ma parla un ottimo italiano. Gli offro un caffé mentre confrontiamo le nostre conoscenze italiane a Berlino, per poi darci appuntamento più tardi.
Io torno al lavoro e lui si fa una 'passeggiata a caso' verso corso Buenos Aires, poi alle 18:30 ci ribecchiamo per far rotta verso la piovosa Brianza.
Nel tragitto lo riempio di domande sulla sua vita, cui lui risponde parco ma diretto, mentre mi racconta anche di come di solito si svolgono i suoi show, talvolta trasformati in pure e semplici narrazioni. Scopriamo di avere altri amicizie in comune, tra cui Patrizia Oliva, e mi parla entusiasticamente dei Radical Satan.



:: percorsi circolari brianzoli ::

Arrivati a casa mia presento a Rinus quello che lui definisce 'il divano Rocchettiano', così chiamato a seguito di una foto che gli ho spedito un mese fa per fargli capire come sarebbe stata la sua sistemazione. Nella foto (qui accanto), campeggia un rilassato Claudio Rocchetti che se la dorme beatamente tra i cuscini arancioni del sofa del nostro salotto.
Lui gentilmente non commenta l'odore terribile che emana la mia cucina, ma quando gli chiedo se lo sente dice "sì, in effetti c'è come un'odore un po'... di morto". Non posso dargli torto: da giorni c'è questa puzza incredibile che da lieve ogni giorno si fa più presente, ma non riusciamo a scoprire cosa sia, e tra l'altro Gaia ne nega persistentemente l'esistenza.
Lasciato in sospeso il dubbio sull'odore misterioso, raccogliamo le nostre cose e partiamo alla volta di Arcore.
A metà strada mi ricordo di avere dimenticato il registratore digitale ed i microfoni che volevo portare per immortalare il concerto, così torniamo indietro, mentre la fame cresce. Rinus quasi si diverte a vedere per sei volte lo stesso tratto di strada, e ad un certo punto quasi esclama "ma dov'è il centro? non ce l'hanno un centro questi paesi?". Come dargli torto? La brianza non ha centri.



:: l'ottima cena ::

Finalmente alle otto e mezza siamo all'Arci Blob, da poco completamente ristrutturato e rifatto in maniera encomiabile: ha perso quell'aura da baretto di periferia per diventare un luogo accogliente e caldo, perfetto pure per le coppiette e non solo per i maniaci di musiche bizzarre come noi. Lì, ad aspettarci, ci sono già il buon Mario, Alberto (mio sodale negli Sparkle in Grey) e gli altri musici/videomaker della serata, più una schiera di vecchietti che intuiamo essere molto più interessati a Milan - Shakhtar Donetsk che al concerto.
Con grande gioia di Mario mangiamo con la partita alle spalle, la cui presenza dà lo spunto per una lunga chiacchierata calcistica a Rinus e Sandro, il quale ha scoperto che l'olandese ha scritto un interessante libro sulla comunicazione tramite il calcio. In sintonia con l'argomento, poco più tardi giunge anche il mio amico Willy, appunto più appassionato di pallone che di mixer, ma incurisito dal locale e dalla nostra performance.



:: musica improvvisa ::

Dopo i quattro grandi gol del Milan ed i nostri risotti taleggio e pere, gli straccetti di manzo, le verdure grigliate, le patatine, le lasagne, il vino e la birra, gli artisti sono pronti ad iniziare a montare. Nella cosa finisco coinvolto anch'io, dato che nel bel mezzo del pranzo, ispirato da non so quale idea, Rinus mi dice "questa sera suoni anche tu, ok?".
"Uh?" è la mia risposta. Poi lui mi spiega più o meno che si aspetta da me, mi pare una proposta interessante, mi sento pure un po' onorato, ed accetto, così mi sale pure un goccio di sana ansietta pre-preformativa.
Niente soundcheck vero e proprio, ma ognuno monta e provicchia i propri strumenti, con Van Alebeek che 'accorda' i suoi sette o otto walkmen, spiegandomi quali dovrò tenere sotto controllo io. La sua idea è di farmi pescare cassette più o meno a caso tra la miriade di quelle che si porta dietro, ricche delle sue registrazioni di field recordings.
Dopo una ventina di minuti di tentennamenti e 'prove', durante le quali sia il pubblico sia io ed i due bassisti ci chiediamo più volte "ma è già iniziato?", finalmente inizia davvero.




:: Rinus Van Alebeek, Paolo Romano, Carlo Ronchi, Matteo Uggeri + visuals by Sandro Ripamonti ::



[questa parte è scritta da Alberto Carozzi, che tra l'altro ha pazientemente registrato il concerto,
scaricabile gratuitamente qui ]


Rinus se ne va in giro con una strumentazione che lascia a bocca aperta. Una scatola di legno a forma di laptop (lui lo chiama laptop analogico), con dentro dei microfoni a contatto. Il tavolo disseminato di walkmen di ogni specie. un piccolo mixer per radunare i suoni. Punto.

La partenza è stata un pò traumatica, i musicisti si studiavano, ai primi accenni di Rinus risponde Paolo Romano con un bordone molto grave, tanto per rompere il ghiaccio.

Dopo qualche minuto, finita la sua birra, Carlo Ronchi inizia a darsi da fare al basso con cascate di note scomposte. Intanto sullo sfondo figure umane strisciano su lastre di ghiaccio.


Tutto è una continua evoluzione senza pause; mentre Hue (arruolato all'ultimo) si diverte a spippolare i giocattoli dell'olandese, questi intanto se ne va in giro per il locale a raccogliere voci, brusii, bicchieri che cozzano e poi riporta il suo bottino per offrirlo in pasto ai compagni occasionali che non si fanno pregare per dire la loro. Nella parte centrale i toni si fanno molto più morbidi, c'è voglia di melodia, e Romano si avvicina al piano elettrico proponendo un arpeggio che porta e diffonde calore.

Poi il clima torna più nervoso, grazie soprattutto alle splendide trovate di Ronchi in puro stile Tasaday, e vanno avanti così per un'oretta buona, col pregio di riuscire a non ripetersi mai, offrendo sempre una prospettiva diversa e spostando gli equilibri con grande sensibilità, senza mai saltare di palo in frasca. Erano in ottima armonia, e si vedeva e si sentiva. Bello.


:: ritorno alla casa spartanica ::

A concerto finito mi sento benissimo, è stato fottutamente divertente, almeno per noi che eravamo sul palco; forse per il pubblico meno, dato che molti degli spettatori che conoscevo e che erano venuti qui, ora sono scomparsi. Tra loro Davide Del Col (Echran) e Fabio Battistetti (Eniac), nonché il buon vecchio Andrea Paleari, attore in erba ed assiduo frequentatore dei corsi organizzati dall'Aric Blob. Tutti scomparsi.
Mi piace illudermi che sia a causa della tarda ora.
Ai pochi rimasti riesco pure a vendere ben quattro magliette, per mia grande gioia, così sono soddisfatto. Anche Rinus e gli altri sembrano esserlo, così mi sento davvero bene e, ritirato tutto il materiale, facciamo rotta verso casa, dato che domani, ahimé, mi tocca lavorare.

Il mattino dopo ci svegliamo alle nove circa, e dopo una doccia fredda mia (tra i problemi della mia casa anche lo scaldabagno) e tiepida di Rinus (che ha giustamente definito la mia casa 'spartanica'), ci dirigiamo a Milano, dove ci separiamo di fronte al mio ufficio.
E' difficile trovare la voglia di rientrarci, soprattutto sapendo che lui questa sera suonerà di nuovo e che adesso lo aspetta un giro per la città munito di registratore e microfono.
A me resta l'euforia di ieri e pian piano mi rendo conto di aver condiviso il palco con dei musicisti della madonna.

Hue, 26 ottobre 2007


Foto di Mario Bossi

www.greysparkle.com