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Online Educa vs. Staalplaat

Hue | Matteo Uggeri
Live @ Staalplaat, Berlino, 1 dicembre 2007


:: west and east ::

Sono a Berlino e questa sera gli Sparkle in Grey si sono incontrati con mio padre, mia madre, la mia ragazza Gaia e sua madre per firmare i fogli della SIAE necessari alla pubblicazione del nostro disco, l'agognato A Quiet Place. C'era pure mia cugina.

Io neppure lo sapevo fino a poche ore fa. Sapevo solo che Franz, l'inafferrabile violinista che 'lavora nel cinema' sarebbe andato giovedì (oddio, è domani) mattina agli uffici del Male per consegnare l'ennesima espressione della dittatura della burocrazia. Sapevo anche che da qualche giorno ci si è messo pure mio padre per aiutarci a capire qualcosa, lui che ha fatto trent'anni di IBM e ha la testa abbastanza quadra per capire la modulistica, ma pure lui già odia la SIAE, e sapevo anche che lui ed Alberto, il bassista e chitarrista virtuoso, si sono sentiti al telefono e scambiati informazioni. Alla fine è emerso che servivano tutte le nostre firme, e così ecco che 'sta sera, in pizzeria, in brianza, anche il Cris ( tuttofare chitarrista, batterista e quel che capita) hanno incontrato l'uomo dalla barba bianca e famiglia per apporre le forme sugli appositi moduli, e magari fare pure due chiacchiere. Mancavo solo io.

Mancavo perché sono quassù in Germania, per lavoro, per il quarto anno consecutivo, ad Online Educa, evento necessario per chi, come me, lavora nell'infame campo dell'eLearning (formazione a distanza, diciamo) e della cooperazione internazionale.

Avendo poi appoggio musicale nella città nella persona di Claudio Rocchetti, sono riuscito a strappare un concerto a Guillaume Siffert, colui che ha da poco preso in mano il negozio di Staalplaat unendolo al suo Petit Mignon. I vecchi storici gestori, con cui negli anni passati già avevo avuto a che fare, Gert e Ignaz, hanno deciso di dedicarsi a tempo pieno all'etichetta famosa per le sue prime edizioni in assurdi formati, per la serie 'Mort au Vaches' e per i tantissimi musicisti pubblicati, dai Muslimgauze ai Piano Magic.

Insomma, suonare da Staalplaat è più che un sogno per me, e ancora fatico a crederci e ancora mi cago sotto dalla paura. Senza contare che sono comunque qui per lavoro, e che domani devo fingermi persona seria di fronte e colleghi e sconosciuti e, con un computer diverso da quello con cui suonerò, presentare il un lavoro che porta il nome di TT-Centre. Non sarà facile.

Da quattro anni ognuna di queste mie visite a quella che è La Città dell'arte e della musica 'alternativa' in Europa spinge a galla la duplice natura della mia vita: i primi giorni qui a ovest, in Ku'damm, via di shopping e negozi al pari del nostro corso Buenos Aires, tra i fanstastici mercatini di Natale e la famosa Gedächtnis-Kirche, con il lavoro, i colleghi (spesso amici), il vestito elegante, gli official dinner e le chiacchiere per 'fare network'; poi, venerdì sera, il trasferimento a est, da Claudio a pochi passi da Alexanderplaz, a parlare solo ed esclusivamente di musica per tre giorni, ad andare a letto alle sei di mattina dopo una notte passata in un attimo tra il Roberta ed il Bastard, due tra i miliardi di locali berlinesi.

L'anno scorso, sull'aereo, mentre tornavo, mi sentivo letteralmente spezzato in due. Alla fine scelgo sempre la via più facile, quella di mezzo, ma è come se anno dopo anno mi spostassi verso est. Sono certo che in qualche misterioso modo non sarò io a fare la scelta finale. Intanto vediamo come vanno i due impegni pubblici che mi attendono.


:: me, the TT-Centre and Keen vs. Mitra ::

I due giorni di meeting sono passati molto in fretta, e questa volta anziché attendere il venerdì pomeriggio per congiungermi con i miei amici musicisti ho deciso di fare un'eccezione e, dato un po' di tempo in avanzo lunedì pomeriggio, sono andato da Claudio prima dell'inizio di meeting e conferenze. Pericolosissima scelta, dato che in questo modo la parte lavorativa del mio viaggio a Berlino rischia di diventare una parentesi tra due momenti di svago musicale. Lunedì infatti la compagnia di Claudio prima e di Manuela e Valerio Tricoli dopo, mi aveva portato a discorsi intensissimi ben lontani dal campo dell'eLearning: prima il buon uomo mixer degli ormai famosi 3/4Hadbeeneliminated mi aveva riempito di domande su Maurizio Bianchi e le svariate collaborazioni che ho in ballo con lui, e poi, all'arrivo di Manuela prima e di un certo Sebi, a quanto pare un chitarrista classico della Madonna, ci si è messi a parlare lungamente dell'esperienza di quest'ultimo con il Cobra di John Zorn, performance d'improvvisazione artistica complicatissima per alcuni aspeti e semplice per altri. Valerio riempiva di domande il buon Sebi che descriveva regole, episodii (fantastico uno che vedeva esasperato proprio il grande Ignaz di Staalplaat) e intenzioni del Cobra. Inutile ch'io vi spieghi qui di che si tratta, seguite questo link.

Chiusa la serata con Valerio e gli altri ero poi tornato a casa bravo bravo per esser uomo meeting il giorno dopo, ma non prima di aver mangiato un orrendo sushi - primo della mia vita - ed anche ascoltato da Vale la storia di una sparatoria cui lui assistè all'età di 11 anni, dove l'abilità del raccontare del palermitano mi aveva esaltato.

Ora, come si diceva, è giovedì, e mi attende la performance seria. Sono abbastanza tranquillo, ma inspiegabilmente quando la cosa ha inizio veramente, non so perché, mi prende un'agitazione della Madonna ed ai primi due che si avvicinano alla mia postazione per farsi spiegare le meraviglie del TT-Centre bofonchio incerte parole in un inglese stentato, diventando rosso come un culo frustato e sudato come un sherpa tibetano nel sahara. Sarà la presenza di una graziosissima ragazza Estone (la vedete in foto qui), o quella di Antonio Maneira (è quello con gli occhiali), ragazzo portoghese con il quale avevo appuntamento qui. Lui è il fratello del fidanzato di una mia cara amica che ora vive a Lisbona (bel giro, eh?), e mi ero dimenticato di doverlo incontrare, così, non so perché, lui e l'estone assieme mi ha messo soggezione. Per fortuna che dopo un po' il tutto passa e con i seguenti le cose vanno meglio, in particolare con un super-nerd che sembra un Woody Allen stiracchiato, molto interessato al nostro TT-Centre.

Alla fine i colleghi sono felici e soddisfatti di come sia andato il tutto, io non completamente, ma comunque sono allegro e rilassato per aver fatto il mio dovere. Ora posso ricominciare a pensare al concerto di sabato. Speriamo che venga qualcuno in più, dato che qui ho avuto la sfiga che, proprio mentre toccava a me qui, in un'altra sessione si confrontavano Andrew Keen e Sugata Mitra, due esperti di eLearning che avevano aperto il convegno stamattina lasciando tutti a bocca aperta con i loro straordinari discorsi su tecnologia, educazione e società, proponendo punti di vista radicalmente differenti. Insomma, non potevo competere.

Girano voci che sabato sera suoni Tony Conrad da qualche parte a Berlino... checculo, eh?


:: ritorno ad est ::

Arrivato a venerdì, ogni anno, dopo essere rimasto chiuso dentro questo enorme hotel in cui si svolge la convention, non ne posso più. Mi prende un misto tra depressione, malinconia, stanchezza, voglia di cambiare lavoro, pietà verso il genere umano, desiderio di familiarizzare con la servitù. E' proprio a causa di quest'ultima inclinazione che ormai quelli della guardaroba, ossia i fantastici "Cloackroom Boys" mi conoscono per nome e passano volentieri del tempo a fare due chiacchiere con me. Ieri Ben e Toni, con i quali l'anno scorso ho perfino scambiato la mail per restare in contatto, mi avevano invitato al loro "Cloakroom Party", ossia un momento a fine giornata dove, tra appendini e sciarpe dimenticate, l'intera e allegra compagine di camerieri, servitori e uomini-proiettore dell'organizzazione ci danno dentro con musica e alcolici. Purtroppo ero troppo ridotto male per unirmi a loro, ma spero di poterlo fare l'anno prossimo.

Ad ogni modo, oggi voglio andarmene prima possibile e così, salutati i varii colleghi, raccolgo il mio pesantissimo bagaglio e passo ad est, da Claudio, per poi ritornare ad ovest un'ora dopo; ho appuntamento con Dirk di Monika Enterprise , cugina della celeberrima Morr Music, a ben altra convention: Wordtronics. Evento sponsorizzato dal comune di Berlino, Wordtronics propone giornate con banchetti in stile nostro Tagofest dalle quattro alla notte, con in più concerti serali a tematiche etniche: cinque serate, cinque nazioni, il tutto nella suggestiva cornice della Haus der Kultur der Werk, sorta di teatro di lusso a due passi dal Reichstag.



:: il Congo a Berlino, tra Morr e Monika ::

L'incontro con Dirk va a gonfie vele: ci conoscemmo via mail quando gli mandai il demo di A Quiet Place per chiedergli se era interessato a pubblicarlo, e lui fu tra i pochi a rispondere, ed anche molto positivamente rispetto al suo giudizio sul disco (sebbene poi ci disse di non avere risorse per pubblicarlo). E' uno scozzese di Edimburgo ("èdimbro", come dice lui), ha la faccia molto affilata, da vero inglese, pallido ma vitale, e la cosa che più lo caratterizza sono delle pantofoline colorate di lana, fatte certamente a mano, che lo rendono simpatico e un po' kitsch come molte delle copertine dei dischi che pubblica.
Chiacchiero un po' con lui e con i ragazzi di Morr, che si rivelano di una simpatia inaspettata (forse anche perché ovviamente non riesco a resistere dal comprare in tutto ben quattro CD...), tanto che alla fine decidiamo di restare in contatto per una bella intervista che un bel giorno vedrete sulle pagine di Sands-zine.

Tra una chiacchiera e l'altra scopro che a suonare sta sera ci sono band congolesi, tra cui gli ormai famosi Konono n°1. Nonostante l'infinita stanchezza decido quindi di restare, e certo non me ne pentirò.



:: Bolia We Ndenge, Kasai All Stars, Konono n°1 ::

La serata è chiamata 'Kongotronics', a suggerire un miscuglio tra elettronica e musica tradizionale congolese, ma certo il primo gruppo che si presenta sul palco non sembra avere molto a che vedere con la laptop generation. Nessuno degli splendidi uomoni neri che siedono scalzi sul palco ha il petto nascosto dietro una mela illuminata, ma sono invece bongos ed altri strumenti percussivi ad essere suonati con grazia e furia dai Bolia We Ndenge, ensemble numeroso e affiatatissimo. Con loro anche una sorta di stregone-cantante, un gruppo di seducenti ballerine (alcune decisamente sovrappeso, ma una di una bellezza imbarazzante) ed un altro tizio che, in funzione di attore/declamatore, semina il panico sul palco travestito da generale militare. La loro è infatti una performance fisica, tribale (come c'era da aspettarsi), ma anche in parte recitativa, con una sua storia e narrazione, il cui significato è in parte sfuggente ed in parte molto chiaro: la musica come forma di protesta e liberazione dall'oppressione dei governi militari comandati dall'occidente. Questa separazione o contrasto tra 'noi e loro' è enfatizzata dalla situazione in cui ci troviamo: la Haus Der Kultur non è che un grosso teatro, luogo poco adatto ad una performance che dovrebbe svolgersi tra la gente, mentre invece noi spettatori siamo qui sui seggiolini imbottiti e loro laggiù a dimenarsi. A causa di questo non riesco a godermi appieno la loro esibizione, né la loro musica (bella ma forse troppo monotona per i nostri gusti), continuando a sentirmi troppo lontano.

Diversamente vanno le cose con i Kasai All Stars, dalla formazione che si arrichisce anche di chitarre ed altri strumenti tra cui il lokole ("a deep-sounding trapezoidal slit drum hung across the shoulder and played while standing up") e i thumb-piano, ossia scatolette simili a kalimba che emettono suoni di altezze svariate. Uno dei musicisti suona perfino una sorta di slitta sopra la quale se ne sta seduto, strimpellando delle corde ai lati (dove in genere ci sono i freni delle slette)... purtroppo non sono un esperto di strumenti esotici, quindi la mia descrizione non può che fermarsi qui; vorrei solo fare un accenno ad un tamburo elettrificato che uno dei Kasai suonava con furia, producendo effetivamente un suono starnazzante splendido, simile a quelli prodotti da alcuni synth.

L'insieme è spettacolare. La musica, sempre da trance, è meno monotona della precente e se possibile ancora più coinvolgente, tanto che qualcuno inizia finalmente ad alzarsi dai seggiolini ed a ballare. C'è da dire che più della metà del pubblico è cositutita da persone non più giovani dei miei genitori, le quali sono qui più perché l'evento si svolge nella Haus der Kurtur che per i congolesi in sé, tanto è vero che i pochi che osano ballare vengono fatti prontamente sedere da attempati spettatori.

Quando arrivano i Konono però anche questi irriducibili del seggiolino si devono arrendere: in un buffo francese uno di loro grida a inizio concerto "s'il vous plait, il faut dancer dancer!", e dopo pochi secondi attacca un ritmo che farebbe ballare anche un paraplegico: in un attimo almeno 30 persone sono sotto il palco a muovere il culo, me compreso, nonostante un fottuto mal di schiena che mi coglie dopo un minuto e mezzo di danze. Di tutt'altra pasta sono fatti i congolesi, che tirano avanti per più di quaranta minuti di concerto non più di cinque pressoché identici brani, forse più occidentalizzati nello stile rispetto a quanto mi aspettassi, forse anche in virtù della presenza di un batterista con rullante e ride. A suonare i thumb piano sono anche due vecchietti che fanno al tempo stesso tenerezza e paura, per l'energia e la serietà che hanno.

Un concerto indimenticabile, anche e soprattutto per come costororo sono riusciti a coinvolgere il pubblico a furia di canti (tutti i musicisti sul palco a turno hanno cantato e ballato!) e ritmiche trance, tanto che ad un certo punto mi sono trovato accanto un tizio di sessant'anni con la faccia da entomologo che dimenava i fianchi come una baiadera africana. Fantastici. Se vi capita, andateli a vedere, altrimenti seguite il sito della Crammed, che pian piano ne sta stampando i dischi.



:: un salto dr. Pong e poi a nanna ::

Esausto, finito il concerto mi dirigo verso dr. Pong, dove Claudio e Ivan Marignoni mi aspettano per una birra. Ricordando com'era andata la notte dell'orrore l'anno scorso e considerato che è già quasi mezzanotte ho il timore che tirerò mattina in uno stato pietoso, invece una volta giunto lì la situazione è tranquilla sembra voglere verso una notte forse normale. Certo non è normale il locale in cui si trovano, una specie di buco fumoso di 50 mq, diviso in due stanzette più bancone del 'bar' (chiamarlo bar è troppo... un frigo accanto al quale sta un tizio che vende birre). Nella stanza più grande trova posto un tavolo da ping-pong (di qui il nome del locale), dove coppie di ragazzi giocano vivacemente. Passatempo preferito è però un gioco che consiste nel girare attorno al tavolo in sette, otto o più e passarsi la pallina senza sosta per quanto più tempo possibile. Col passare delle ore e delle birre la cosa si fa sempre più difficile e comica... dove lo troveremmo un posto così se non a Berlino? Ivan e Claudio sono però impegnati al bigliardino, assieme a Nerone, altro amico dell'enorme comunità italiana della città, e Tania, ragazza che già ebbi modo di conoscere quest'anno al Tagofest. Pochi là avevano resistito al fascino dei suoi pupazzetti di stoffa, che lei aveva venduto in quantità, rallegrando le vite di molti nerd musicali. Anche lei ora vive qui e con Claudio intratteniamo una felice conversazione in vista del concerto mio di domani. Comincio a cagarmi sotto, ma è ora di andare a dormire, sono le 3:00.



:: attesa ::

Il mattino dopo mi sveglio alle 11:00 e, con il Rocchetti ancora nel mondo dei sogni, mi metto a provare il concerto, seduto sul letto, con tutte le mie apparecchiature distese intorno. Mi accorgo che le cassette durante il viaggio si sono scombinate tutte e quindi le devo riassestare ben bene onde evitare momenti imbarazzanti questa sera. La prova però fila liscia: nessuno dei microfoni a contatto si è rotto durante la trasvolata e mi sento tranquillo, tanto che mi lascio andare e preparo anche una sorta di nuova intro.

Sveglio Claudio, spariamo due cazzate, facciamo colazione (a mezzogiorno) ed esco alla volta di NeuroTitan, negozio culto di fumetti, dischi industrial e similia, ove lascio un po' di volantini della serata e parecchi soldi in regali per la mia Gaia.
Altre banconote lasciano per sempre il mio portafoglio al mercatino di Hackescher Markt, tra bratwurst, crepes e regalini per nipoti e parenti. Meglio fare rotta a casa, prima di andare in bancarotta.

Arrivato alla Rocchetti & OvO's house (lunedì ero riuscito ad incrociare per pochi minuti anche Stefania), raccolgo le mie apparecchiature, certo di dimenticare qualcosa, e faccio rotta verso Torstrasse, verso Staalplaat, verso quella che potrebbe diventare una indimenticabile serata. O una figura di merda colossale.



:: Francia - Italia... Berlino... mi ricorda qualcosa... ::

In Torstrasse ci sono bel tre dico 3 negozietti di dischi, ognuno superspecializzatissimo, ma è verso quello dedito da anni alla sperimentazione più estrema che mi sto dirigendo.
Lo trovo senza difficoltà, e dentro c'è un rasta altissimo dall'aria stralunata e simpatica: è Guillaume Siffert, che mi accoglie senza particolare calore ma con gentilezza e professionalità.
Facciamo due chiacchiere mentre giro tra gli scaffali stipati disordinatamente di dischi pazzeschi, alcuni dei quali sistemati in modo geniale dentro frigoriferi spenti ed aperti. Sui muri immagini disegnate da due artisti giapponesi e quadri bizzarri: in effetti nel trasloco Staalplaat ci ha guadagnato.

Poco dopo di me arriva anche Olivier di Placido, noiser francese coinvolto all'ultimo da Guillaume. Con lui non è certo amore a prima vista, anche perché ho scoperto della sua presenza solo poche ore fa. Dato che le tracce sul suo Myspace sono parecchio durette, il mio timore è che metta a repentagli l'impianto e che, se suona per primo, faccia fuggire parte dei presenti. In più, vorrebbe un sacco di spazio per la sua chitarra preparata sul tavolo, cosa che io, viste esperienze precedenti, non sono disposto a dargli. La situazione viene però alleggerita dall'arrivo del gentilissimo Nicolas, altro loro amico, che ci aiuta a predisporre ben tre tavoli per le nostre cose e se la chiacchiera allegramente.

Arriva poi il dunque, ossia: chi suona per primo? Olivier cerca conforto nel giudizio di Guillaume, che risponde sereno "je m'en foute", così alla fine io insisto per lasciare al francese il posto della star che chiude la serata, ed è fatta. Vittoria. Ai rigori. Fabio Grosso, di sinistro. Brividi. Sto impazendo scusate, certi ricordi a volte affiorano incoerentemente.

Pian piano il negozio si riempie di gente, moltissime ragazze (cosa impossibile in Italia in un luogo del genere), tanti italiani, tanti francesi, spagnoli, alcuni tedeschi. Tra gli altri compaiono Rocchetti stesso, Tania e due dei colleghi che come me sono qui per Online Educa: Stefano e Deborah, il primo - tra l'altro eroico in quanto malatissimo - è proprio uno che lavora con me a Milano, la seconda viene da Nancy (Francia) ma è inglese. Con lei il marito Thierry Binoche ed un altro amico. La loro presenza mi conforta e mi fa sentire un po' più a casa. Sono pronto per suonare.



:: Hue live in Staaplaat ::


Non sarò emozionato quanto Grosso in quel fatidico momento, ma quando Guillaume mi fa segno e cala la musica, un po' agitato lo sono, tanto che le prime manopole che muovo vedono le mie mani un po' tremanti.
Però tutto fila liscio. Il pubblico è incredibilmente attento, quando i volumi salgono i suoni sono ancora perfetti e puliti, potenti come non lo sono mai stati in un mio live solitario, ai momenti di casino seguono quelli di pace, il walkman prestatomi dal mio amico Ago funziona a meraviglia (nonsotante ovviamente le pile si siano scaricate durante il soundcheck!), io sto bene, anzi, sto sempre meglio con il passare dei minuti. Anche i pezzi nuovi e le parti più improvvisate riescono inaspettatamente bene, ed il finale è straripante come speravo.
Avevo addirittura previsto una breve coda dell'ultima parte, con suoni estremamente lievi, ossia i bisbigli di un brano realizzato da me e Gaia per una bizzarra compilation su Harka-Haskel; avevo pensato, quando ancora ero a casa, "posso usare questi suoni solo se c'è silenzio assoluto".
Ora, qui, c'è silenzio assoluto. Pare l'ora di preghiera di un monastero di montagna. Su queste voci sottili che escono sibilando dalle casse mi sento felice.



:: Olivier di Placido ::

Claudio mi fa un cenno di assenso prima di scappare (è atteso, come anche me, ad un vernissage per la mostra di foto di Ivan), pare che il concerto gli sia piaciuto parecchio, e la cosa mi esalta... alcuni vengono a farmi i complimenti, un tizio mi dice addirittura che gli ricordavo i God Speed You Black Emperor! (anche Michele di Palustre Recors aveva usato un simile folle paragone) e ancora un po' lo abbraccio. Deborah e Thierry sono esaltatissimi e mi vogliono far suonare a Digione ad un festival sperimentale. Perfino Olivier mette da parte i dissapori iniziali e si spertica in complimenti di ogni tipo, ed ovviamente io mi sento una merda per averlo trattato con tanta freddezza in precedenza.
Ad ogni modo è ora di lasciargli il mixer; alla fine lui fa un concerto brevissimo (non più di 15') dalle dinamiche estreme ma mai troppo devastanti, diciamo noise con giudizio. Mi piace, e piace anche al pubblico, che nel frattempo si è decimato ma partecipa lo stesso caloroso. Un live niente male alla fine, e mi spiace sia durato così poco, però è ora per me di sbaraccare, ringraziare, ritirare la mia parte di incasso (ben 16 euro, wow!) e filare a raggiungere Claudio.



:: un tassita serbo, un colombiano, mille italiani, qualche tedesco ::

Passo alla Rocchetti's mansion a posre le apparecchiature, esco rapido, prendo un taxi come da istruzioni, il tassista non trova la strada, il tassametro sale bel oltre quella 'corsa breve' da 3.50 che Claudio mi aveva assicurato fosse sufficiente per raggiungere Sonntaggstrasse, ma il tizio, un serbo a Berlino da 25 anni, è l'uomo più gentile e stralunato del mondo: sono io ad aiutarlo a trovare la strada, consultando la cartina. Pare proprio Helmut, il tizio con il cappellino buffo nel film di Jin Jarmush "Tassisti di Notte", e come lui è gentile e generoso: mi fa comunque pagare i 3.50 e quando abbozzo un 'Hrvala', il grazie slavo imparato con difficoltà a zagabria, quasi si commuove.
Amo questa città.

Al vernissage Ivan è già 'mbriaco fradicio, sempre con quella sua fantastica faccia da neonato, e con lui ci sono Claudio, Tania e parecchi altri italiani tra cui Riccardo Benassi (altra metà degli Olyvetty con Rocchetti stesso) e un tizio colombiano con cui chiacchiero a lungo. Il luogo è piccolissimo, ma ci si sta da Dio. Ancora non ho mangiato, ma inspiegabilmente, come molti berlinesi, riesco a tirare avanti a birra e allegria, fino al momento in cui ci si mobilita e facciamo rotta verso la casa di Riccardo e la sua compagna Francesca, lasciando lì Ivan pronto per andare a ballare in non so quale locale.

La notte si conclude in un appartamento berlinese ad ascoltare dischi per non più di 20'': tra tutti non ci si riesce ad accordare sui gusti, e solo io e Tania teniamo le mani lontane da giradischi e computer, mentre gli altri lottano al grido "...sì, però senti questo pezzo!"

Verso le quattro crolliamo e ci leviamo di torno. Sul tram, ancora pieno, caldo e come sempre pulitissimo, io e Claudio facciamo rotta verso casa. Per ragioni diverse siamo entrambi molto allegri, ed io mi sento leggero come una foglia. Ho suonato da Staalplaat, ed è andata bene.



:: il mercato di Mauerpark ::

Le ultime ore a Berlino, come ogni anno, le passo in un mercatino, e quest'anno è la volta del Mauerpark, anche perché qui Tania ha improvvisato una valigia/bancarella con la quale tenta di vendere i suoi mostri di stoffa. Gli affari non vanno male, soprattutto nel momento in cui io e Claudio ci avviciniamo creando l'effetto "ci sono già dei clenti", e sbloccando la timidezza di altri passanti, tra cui una ciurma di bambini esaltatissimi che afferrano i pupazzi e con strilli di gioia se li passano da una mano all'altra.
Siamo allegrissimi nonostante il freddo e l'umidità, il mercato è zeppo di gente, pare di poter scovare i tesori più preziosi e nascosti tra quelle bancarelle, e vedere gli affari di un'artista che realizza buffi mostri di stoffa andare così a gonfie vele, senza richieste di permessi, senza scazzi con i vicini di posto, senza eccessive fatiche, mi fa sentire in un altro mondo.

Adoro Berlino. Capisco perché tanti artisti italiani si trasferiscono qui. Ci tornerò di nuovo, ne sono certo. Per ora anche questa è finita, è ora di ripartire. In ufficio non sarà facile settinama prossima.

Hue,
6 dicembre 2007


Foto di Hue, Stefano Menon e Thierry Binoche - altre sono visibili nella photo gallery.