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Sangue sudore e cinarotto: Tagofest 4!

Tagofest 2008

:: commosso ::

rissa

Decisamente brillo, dopo una cena solitaria consumata in un ristorante che adoro, guido per i boschi accompagnato da Red and Black di Bob Corn. Dire che sto bene è poco, ed è anche sbagliato a dirla tutta, dato che ho ancora le orecchie a mezzo servizio, un rincoglionimento pauroso da mancanzadi sonno, la voce azzerata e un principio di cimurro (no, forse quello no).
Fatto sta che questa canzone mi sembra la più bella del mondo, almeno qui, almeno in questo momento, sarà che il Tizio che la canta l'ho visto due sere fa. Sarà che ci ho parlato a lungo. Sarà che è un amico, sarà che faremo anche dei brani assieme, che ce lo siamo promesso da tempo, sarà che è fottutamente simpatico, ma di certo il fatto è che assieme ad altri Eroi (eh sì cazzo, questi sono fottuti Eroi) contribuisce ad organizzare il Tagofest, l'unico vero immenso festival di musica di ogni genere o quasi che si svolge a Marina di Massa, una volta all'anno.
Sugli altri compari che lo aiutano in questa impresa tornerò dopo, per ora Tizio, o Tiziano Sgarbi, o Bob Corn, mi serve come incipit, giusto perché è lui che sto ascoltanto mentre guido pieno di Chardonnay e gorgonzola sulle strade di Laterina, provincia di Arezzo, dove mi sto ritirando per qualche cupo giorno dopo essere stato al Tagofest.



_Venerdì_


:: immancabile ::

staff del tagomagoQuest'anno il Tagofest sì è appunto aperto con il concerto di Bob Corn and the Outsiders, cui ho assistito in prima fila dopo un viaggio andato liscio come l'olio: partenza sudatissima da Bernareggio alle ore 10:00, transito a mani sudate sulla Cisa e arrivo sudato a Lido di Camaiore per le 13:00 in punto, come accordato con Gabriele, generoso e gentile cognato della mia ragazza Gaia, che mi ospiterà in questi tre giorni di festival. Sono particolarmente fortunato in questo, dato che parecchi dei miei compari non sono riusciti a trovare pernottamenti a prezzi ragionevoli: la versilia in luglio è una brutta bestia. Fa strano in effetti che un festival come questo abbia luogo su una riviera conosciuta per essere chic e fighetta sin dagli anni '50. La domanda "che cazzo ci facciamo qui" in effetti sorgerà più volte spontanea nelle rare occasioni in  cui incroceremo l'elegante e snob fauna turistica locale. La fortuna è che il locale dove il tutto ha luogo, il Tagomago (memorie di Can nel nome...) è gestito da uno dei pochi santi che oltre ad avere in mano una sorta di discoteca è anche amante della buona musica, dai Nomeansno ai Parenthetical Girls. Che Dio ti benedica, Stefano!

Onga is GodBe', siamo al mare: a 'sto punto vado a nuotare un poco per distendermi, ma la cosa funziona a metà, dato che le onde sono alte e mi sbatacchiano come un pinguino obeso. Torno a riva, mi asciugo, vado a casa e poi decido di tornare a (tentare di) dormire. Al sole.
Dopo un bagno di sudore che neanche nell'hammam di Tunisi con Craxi non ne posso più e per evitare un principio di svenimento mi lavo e decido di raggiungere il Tago,
intimorito anche dall'idea di non trovare ancora nessuno dei miei amici. Gli altri Sparkle in Grey, con cui suonerò domani, partiranno domattina; tutti gli amici del giro 'Meerkat' anche, quindi temo stolidamente di sentirmi un po' solo.
Niente di più idiota. Come varco la soglia frondosa del Tagomago vengo accolto dal buon Onga, tuttofare organizzatore dei banchetti, DJ, discografico, uomo illustre. Due passi dopo, ecco Claudio Rocchetti e la sua ragazza Tania: li ho visti l'ultima volta solo una settimana fa a Ravenna per il festival della Palude, se non li gli volessi un gran bene quasi li avrei a noia. Poi vedo Brunone Dorella/Bar la Muerte e Gianmaria Aprile/Fratto9UnderTheSky, Roberto dei R.U.N.I e gli altri fonici, già impegnati con cavi e manopole. Sono loro gli altri Eroi di questo festival.



:: regole d'oro ::

gianmariaScambiati i primi saluti chiedo a Gianmaria se serve una mano a fare qualcosa, ma pare che non sia necessario, così inizio a scaricare le mie cose ed a preparare le bancarella per dischi e magliette. Ora è una delle pochissime già attrezzate, ma nel giro dei tre giorni finiranno per essere una sessantina le tavolate di CD e merchandising delle etichette del Tagofest. E' parte del gioco, e delle regole: il festival è un festival di etichette; tante sono qui ad esporre e vendere, 35 propongono i loro gruppi per suonare, uno per ciascuna, e guai se un gruppo ha già suonato ad una delle edizioni precedenti. Noi siamo qui per rappresentare Disasters by Choice, con il concerto di Sparkle in Grey di domani sera. Già mi cago sotto: sarà ben diverso dalla impro che abbiamo fatto l'anno scorso con Sigurtà, Andrea Marutti e Punck a nome ctrl+alt+canc noise sound system.



:: banchetti ::

banchettiSistemo le mie povere cose sul banchetto affidatomi da Onga, il quale mi fornisce anche i buoni pasto e gli sconticini per le consumazioni, poi inizio a intrattenermi con i presenti, scambiando due chiacchiere con Stefania Pedretti (?Alos/Allun/OvO...) e facendo rapidamente conoscenza di nuovi individui, alcuni dei quali mai visti prima e di cui ancora oggi non conosco il nome, altri 'di cui ho sentito dire', come l'insigne svizzero Vasco Viviani di Pulver und Asche records, che colgo mentre si legge l'articolo su di noi che compare sul Blow Up di 'sto mese. Lui è lì seduto tranquillo con una focaccia gigantesca che se lo legge: è un piccolo sogno che si avvera, per un secondo mi sento una star. Glielo dico, ce la ridiamo un po', poi prosegue con la sua merendona letteraria (nei tre giorni successivi lo vedrò mangiare praticamente sempre).
In men che non si dica è sera, il soundcheck inizia, così decido di sfamarmi anch'io con una pizza locale (unico o quasi cibo disponibile al Tago) in compagnia di conosciuti e non. Non faccio a tempo a chiedermi se prendere il caffé o meno che compare Brunone: "Iniziano i concerti. C'è Bob Corn and the Outsiders", annuncia come un banditore medioevale. Alziamo tutti le chiappe dalle panche e ci dirigiamo all'interno per ascoltare.



:: Bob Corn and the Outsiders ::

bob cornSe avete letto l'inizio di questo report sapete già cosa penso di Tizio e della sua musica, e se avete avuto occasione di assistere ad un suo live forse sapete già di che si tratta. Per me qui è la prima volta, e dopo un minuto è confermato tutto quanto altri mi avevano detto: presenza scenica immensa, con le sue magliette salate di sudore e la barba lunga, la parlantina modenese, la gestualità incontenibile, gli occhi che cercano la vita tra il pubblico. Gli chiedono pure di dire due parole per il festival, lo fa, poi parte spedito. Lo accompagnano due ragazzi più giovani, alla chitarra un musico di cui non conosco purtroppo il nome, che non ha mai suonato prima con lui, e Federico (Three in One Gentlemen Suite) alla batteria. Sono entrambi grandiosi nel saper seguire dita e corde vocali del nostro singer preferito, che in un attimo conquista tutti con le sue ballate equilibrate e vibranti.
Esplosione di applausi nel finale, dove come d'abitudine ormai abbandona l'amplificazione ed i compari per cantare l'ultimo pezzo girando tra il pubblico. Brividi e gioia. E' iniziato il Tagofest.



:: Ultraviolet Makes me Sick e Plasma Expander ::

ultraviolet makes me sickPassa non molto tempo ed è la volta dei più nordici UVMMS, di cui comprai anni fa il buon "Soundproof", disco nel quale però l'assenza di un basso lasciava dei vuoti che non mi garbavano troppo. Oggi invece di bassi ne vedo ben due sul palco, uno dei quali a tratti sostituito dalla chitarra. I quattro musici, comprensivi di Gianmaria stesso, suonano un bellissimo (post?) rock prevalentemente strumentale e raffinato, a tratti potentissimo e distortissimo, con ampio spazio per un'improvvisazione non dichiarata e difficilmente percepibile in quanto tale, dato che suonano accordi e note tanto quadrati da sembrare invece frutto di lunga composizione. Ode dunque anche a loro ed al loro ottimo modo di tenere il palco.

plasma expanderDi altra pasta sono invece fatti i Plasma Expander, che si presentano sul palco vestiti da colorati chirurghi, con tanto di mascherine e grambiuli. Onga mi sussurra nell'orecchio, col suo fantastico accento treviagiano "ecco: sono già inisiate le cazate". Detto da lui credo sia un complimento, fatto sta che che in effetti i tre sono piuttosto buffi in questa tenuta, ma divengono quasi inquetianti nel momento in cui attaccano il loro rock durissimo, tirato, complesso a tratti, senza dubbio molto pestato. Non sono che i primi di una lunga serie di gruppi che metteranno a dura prova la resistenza degli ampli e degli spettatori, ma per ora reggiamo bene. Si dimostrano enormi quando, più di una volta, un blackout taglia tutti i suoni e le luci, ed il batterista prosegue imperterrito, permettendo ai compari di riattaccare con quasi non calanche.



:: Bachi da Pietra ::

bachi da pietraE' tradizione che la prima sera del tago suonino i gruppi più conosciuti, e come degna chiusura delle serata abbiamo il super duo Dorella (OvO, Ronin...) e Giambeppe Succi (ex Madrigali Magri), che con il loro disco su Die Schachtel hanno fatto sfacelo di critica e pubblico. Non ho sentito che un paio di brani dal loro MySpace, e sono curiosissimo di vederli live.
Sono grandiosi. Benchè composti da una line up minimale (batteria e chitarra + voce), spaccano. Bruno non usa neppure la cassa, ma nonostante questo con il tamburo incrocia frequenze bassissime e piene, mentre il cantato rantolato di Giambeppe scorre sulle note di una chitarra a tratti acida, a tratti melodica e morbida come un blues d'altri tempi. I testi sono difficilmente intellegibili, tanto che di mezz'ora di concerto l'unica frase che giunge completa alle mie orecchie è "il tuo culo è vergine". Ma non sono certo di avere capito bene.
Ad ogni modo quando la ripetitività della formula rischierebbe di stufare, con le sue ritmiche rallentate e il cantato sofferto, spunta dal nulla un pezzo dagli stacchi tiratissimi e tribali, che fa dondolare  le tante teste sotto il palco.
Finito. Non vedo già l'ora che sia domani.



_Sabato_

:: con Vittore Baroni ::

Andato a letto alle 4:30, dopo interminabili chiacchierate con i vari presenti, vengo risvegliato con gioia alle 8:00 dai muratori che hanno deciso di disintegrare il pavimento sotto la stanza in cui dormo. In altri momenti avrei forse apprezzato al punto di correre ad inforcare microfoni binaurali e minidisc, ma stamattina tiro solo un paio di madonne mentre mi infilo i tappi nelle orecchie. Speranza vana quella di sopravvivere a codesto casino, quindi mi alzo e tento di farmi una colazione a base di frutta prima di andare ad un appuntamento speciale. Ebbene, da qualche mese ho ripreso contatto con Vittore Baroni, presenza storica del giornalismo musicale italiano più alternativo, dai trascorsi nella prima gloriosa Rockerilla fino a Rumore, rivista che in gioventù leggevo avidamente. Fu appunto su quelle pagine che grazie al giornalista versigliese lessi un lungo articolo sulla musica industriale che cambiò la mia vita. Da allora mi appassionai a SPK e Throbbing Gristle, tanto da scrivere (ai tempi una lettera di carta) a Baroni per ringraziarlo. Da allora (credo si parli di 15 anni fa) ci siamo risentiti solo l’anno scorso per alcune recensioni e per vittore baroniacquisti di materiale mail art (movimento di cui lui è tra i fondatori), promettendoci di incontrarci. Ora, dato che vive a Viareggio, ad un passo da qui, è giunta l’occasione.

Mi accoglie nella sua immensa casa a due passi dal mare, in particolare in uno stanzone dalle pareti altissime e lettereralmente murate di vinili e CD. Solo in un’altra occasione, la prima volta a casa di Andrea Marutti di Afe Records, provai una sensazione simile. Vittore mi saluta calorosamente e subito, vedendo il mio spaesamento (fisso le pareti con lo sguardo che potrebbe avere un uomo delle caverne di fronte alla Cappella Sistina), mi spiega di come tutta quella musica ha ormai perso un proprio ordine, tanto da non riuscire più quasi mai a ritrovare un disco da ascoltare, a esclusione di quelli posti in un particolare reparto di ascolti più frequenti. Parliamo per un’ora buona, al punto che lui poi viene più volte richiamato dalla famiglia per il pranzo, poi frettolosamente lo saluto dopo avergli lasciato qualche disco (pare quasi di fargli un torto, ne ha troppi, ma lui invece ne sembra contento!) ed aver gioiosamente accettato suoi regali in termini di libri e pubblicazioni varie. Quando lo saluto gli riferisco che ieri sera al Tago più persone, sapendo che lo avrei incontrato, mi hanno detto di stimarlo molto ed aver scoperto tanta musica grazie a lui. La sua reazione è quasi commovente “Beh, ma sai, anche io… sono uno di voi. Anche io come vedi ho pubblicato le mie cose nel mio piccolo, mi sono sempre sforzato di fare, suonare, scrivere, pubblicare. Non voglio mollare. Non bisogna dargliela vinta”. Questo spirito militante è lodevole, ed è quello che ci vuole proprio per noi, dato che tra download e crisi globale anche ieri sera i discorsi spesso si infangavano nella disperazione del non vendere, non ricevere attenzioni, non farcela, non sperare più.
Invece non molleremo.



:: meet my buddies ::

la combriccola del guascoNon posso dire di esser molto rilassato: già ieri mentre gli altri calcavano il palco mi chiedevo come sarebbe stato essere lì con i miei compari di fronte ad un pubblico che per tutta la giornata s'è visto gruppi quantomeno validi. La cosa mi esalta non poco, ma mi terrorizza allo stesso tempo. Ha poi un bel dire Onga sul sito "Non è il concerto della vita quello che farete al Tagofest, è uno showcase fatto per il piacere di suonare assieme a tanti altri fantastici gruppi.". Non è il concerto della vostra vita? Cazzo, ok, forse non lo sarà quando avrò 50 anni e una boyband ci farà da spalla a San Siro, ma per adesso il Tago è il fottuto concerto della mia vita! Ci tengo da morire, spero proprio di non deludere chi ci vedrà, quindi col cazzo che me la prendo come niente fosse.

Sono talmente preso male che mangio a casa dove per scazzo mi preparo la peggiore pasta che ho mai mangiato (scotta, fredda, aquosa e insapore) mi perdo in tentennamenti idioti, al punto tale che gli altre tre miei compari, partiti da Milano stamattina alle 11:45 arrivano sul luogo prima di me e cominciano a godersi i concerti. Mi fiondo là appena ricevo un sms preoccupato di Alberto.



:: ci sono tutti, ma tutti ::

meerkat & friendsCome arrivo là vedoi miei compari Alberto, Franz e Cris, in occhiali da sole e canotta, versione spiaggia Bay Watch, ed in più ci sono altri cari amici del "giro sperimentale" e non: Adriano Zanni/Punck, Andrea Marutti, Luca Sigurtà, Paolo Ippoliti e Laura Lovreglio dei Logoplasm e non ricordo più quanti altri... mi perdo in mille saluti, mi pare di non dedicare mai abbastanza tempo a ciascuno di loro, poi giungono pure Aldo Becca e Michele Mazzani di Palustre Records, per i quali abbiam suonato solo una settimana fa, e non capisco più un cazzo. In più spuntano altri personaggi che finora ho sentito solo via mail, ma questo "solo" vuol dire robe tipo 5 mail al giorno nei periodi di punta, con roba che alcuni di loro sanno più cazzi miei di mia sorella (ok, non ho una sorella). Tra questi ci sono il buon Daniele Guasco/Hipurforderai e Paolo Grava/pG, che sarà anche il DJ di questa sera. Con ognuno di loro sparo varie insulse cazzate, il 90% delle quali a carattere musicale o sessuale. Mi sento immerso nell'atmosfera del Tago.



:: Quit Classic Music feat. Renato Ciunfrini e Pss Psss Pssss ::


quit renato ciunfriniPurtroppo mi sono perso Andrea Rottin con Little brown e gli Overmood, ma sono in tempo per beccarmi il gruppo di Setola di Maiale, ossia Quit Classic Music con Renato Ciunfrini. La loro impro radicale è interessante quanto ostica, quello che ci vuole per entrare nel mood live oggi. Fiati e chitarra, con un tocco di elettronica, accelerazioni, impennate, momenti soffusi, ticchettii, urla, soffi, movimento e stasi. Difficili ma validissimi, senza dubbio molto lontani dai territorii che frequento abitualmente, ed è qui il bello del festival.

Dopo di loro arriva quello che è poi diventato l'Evento del Tago (vd. anche recente recensione su Sands-Zine), ossia la performance di Marino Malagnino, ossia mr. Pezzente Productions, uno che è qui dalla prima edizione, giovanissimo, praticamente partorito al Tagomago, e che ieri mostrava le magliette in vendita al suo banchetto con fierezza. Le lettere che vi campeggiano le ha cucite una ad una sua nonna. Grandioso. E povera nonna!
Questa volta pare che nelle sue follie abbia coinvolto anche noi: Franz, nostro violinista, mi aveva confessato di essere stato 'tirato dentro da un tizio' che cercava musicisti per un concerto. "Ma hai accettato?" gli chiedo. "Certo, e mi sono già pentito." E' esattamente il Franz che conosco, e sono super curioso di scoprire cosa gli combinerà lo scugnizzo del Tago.
Salito sul palco assieme al suo violino, Franz viene brevemente aggiornato su ciò che accadrà, mentre gli altri musicisti si sistemano. In tutto abbiamo:

pss psss pssssKAREEM ABDUL PETE JONES: PERCUSSIONI
SUPERFREAK: PERCUSSIONI
CLAUDIO COMANDINI: POCKET-TRUMPET
RENATO CIUNFRINI: SAX SOPRANO
FILIPPO GIUFFRE': CHITARRA
DANIELE GIANNOTTA: SAX
DARIO FARIELLO: SAX ALTO
FRANZ KROSTOPOVIC: VIOLINO
MALAGNINO: MUSICHE SPIFFERATE

Solo un video potrebbe forse restituire l'idea della performance, ma qui basti tentar di dire che Marino svolge un ruolo di 'direttore di orchestra', salendo sul palco e bisbigliando (di qui Pss Psss Pssss) nelle orecchie dei musici le istruzioni su cosa suonare. Il risultato è una marcia in crescendo variato, un poco ossessiva ma estremamente vitale, energica, sgemba quel tanto che basta e spiazzante. Il pubblico si diverte da morire, Malagnino ancor di più, i musicisti, dapprima quasi intimiditi, si lasciano andare man mano, a vari livelli e gradi, dando fondo alle proprie energie e capacità simil-improvvisativo-reiterative. Il tutto per soli 13' di pura giocosa energia musicale. Applausi scroscianti e sorrisi.
Bravo Malagnino. Grandissimo.



:: Tapso 2, Tanake, Zabrinski, Satantango, Chewingum, WarIsTerrorTerrorIsWar: non c'ero ::

tapso IILa performance di Malagnino e compari musici (ottima sicuramente la scelta operata, dato che va riconosciuto come tutti fossero davvero bravi con i relativi strumenti) ha spazzato via parte delle mie ansie, ma con esse anche la voglia di restare nello stanzone dove si svolgono i concerti. Quindi mi perdo bellamente una serie di gruppi che avrei anche voluto seguire, in particolare gli ottimi Tanake, per restarmene sul praticello a blaterare con i vecchi compari giunti da tutt'Italia. Faccio in tempo a sentire un paio di brani dei bravi Tapso 2, anche loro muniti di violino, e ad autori di un math rock complesso e a tratti duro, per nulla malvagio ma difficile da sostenere a corpo stanco, così mio malgrado esco nel tentativo di rilassarmi.
Passano i minuti e da qui fuori giungono note distorte di un poderoso rock generico, e pare quasi che da un paio d'ore suoni uno stesso gruppo da tanto noi Meerkattiani siamo lontani e presi dai personal jokes e reminiescenze che inevitabilmente ci assalgono in questi momenti.
Di alcuni gruppi mi giungerà poi voce, ma più per questioni purtroppo extramusicali: la cantante dei Satantango finirà infortunata per un non meglio identificato incindente occorsole (per fortuna, almeno quello) dopo il concerto. La vedremo portata via a spalle da Mirko Spino, fior di Manager tuttofare Wallace, per tornare l'indomani con il gambone ingessato.



:: NO=FI harsh soundsystem, Sex Offenders Seek Salvation ::


no=fiAncora rintanato fuori, tra i banchetti (ogni tanto devo anche piantonare la mia postazione nel tentativo di vendere qualcosa), vengo di colpo assailito dai rantoli noise provenienti da uno dei tavoli: è il soundsystem di NO=FI, etichetta dedita a noise ed altri estremismi, i cui componenti (dei quali riconosco Gingagaruga e Toni) saranno tra gli ultimi irriducibili a lasciare il festival. Il loro set colpisce allo stomaco con ironia e potenza: voce recitante distortissima e tagliata, frequenze ai limiti, distorsori, effetti e mixer spippolato, tutto sbattutto con rabbia e controllo dentro un vecchio ampli aggiustato su una sedia. Sorrisi e dita nelle orecchie per i presenti, tra cui un Michele "Marcificatore" Palustre in pura devozione noise. Molti non apprezzano, ma io sì. Ci voleva una rinfrescata in mezzo a tutto 'sto rock.
Dopo di loro suonano i Sex Offenders Seek Salvation, ma anche loro me li perdo colpevolmente mentre stremato dal casino decido con gli Sparkle in Grey di fare una passeggiata defatigante pre-live, onde restabilire le funzioni neuronali di base. Dopo il concerto le perderemo del tutto, ma ancora non lo sappiamo.



:: un caffé alla balera ::


baleraUsciti dal cancelletto e dal cortile ci arrivano ancora insistenti le note di chi suona, ma pian piano, passo dopo passo, di esse resta solo una vaga eco. Sulla stradina che costeggia il Tagomago, parallela al mare ma lontana dalle spiaggie, camminiano per minuti e minuti, senza una meta precisa. Sulla nostra sinistra dalle case arrivano i suoni di televisori accesi, apparentemente tutti sullo stesso programma, mentre sparute vecchine meno lobotomizzate siedono nei propri giardinetti, un po' incurvate ed incuriosite dal nostro passaggio e di quello di altri musicanti. Dev'essere un ben strano spettacolo per loro vedere giovinastri sudati e malvestiti trasportare strumenti musicali di ogni genere, casse di amplificatori e birra, compagni in stato catatonico, cantanti ingessate, oggetti illegali.
Cammina cammina arriviamo ad un vecchio ristorante adibito a balera per la serata, dove un musico munito di lettore CD e tastierone MIDI si appresta ad intrattenere una ventina di vecchietti. "Noi suoniamo qui adesso, altro che Tago", dice il Cris. Non sarebbe male. L'atmosfera è distante anni luce da dove si era prima, ma ci piace lo stesso. Il gestore ci serve i caffé incuriosito, è gentile e loquace, ed in pochi minuti abbiamo già deciso che domani pranzeremo qui.



:: tanta trasgressione rock & roll ::

Noi siamo dei fottuti bravi ragazzi, ma vogliamo essere punk e trasgressivi, così è Franz a compiere un gesto da vera rock star ribelle e cattiva: di soppiatto suona un citofono e scappa. A passo d'uomo, s'intende. Noi lo seguiamo un po' allibiti e vagamente divertiti. Nelle ore seguenti anche Alberto compierà un gesto trasgressivo, ma non ci ricordiamo più quale sia. Siamo però carichi al punto giusto. Una voce in lontananza ripete "Chi è?", è il suono che ci dà la forza.



:: Sil Muir e Sparkle in Grey ::

sil muirQuando torniamo iniziamo a portare la nostra roba dentro, accordandoci con Onga sul da farsi. Suoneremo sul palco grande, mentre sul piccolo Andrea & Andrea, rispettivamente Marutti e Ferraris di Sil Muir faranno il oro set sperimental-isolazionista a base di laptop e chitarra. Non potevamo essere più fortunati: oltre ad essere miei carissimi amici i due sono grandiosi nel costruire suoni raffinati e avvolgenti, cupi ma allo stesso tempo mai angoscianti, in un unico lungo flusso semi-improvvisato di droni malinconici. Questo ci permette di rilassarci mentre sudiamo come scimmie montando la nostra roba. I fonici, come sempre super-pazienti (nel nostro caso Umberto del Tagomago e Matteo) ci aiutano gentili ed attenti. Quando Sil Muir chiude applaudiamo ed iniziamo il brevissimo line check da cui dipende buona parte della riuscita del nostro live. Pare che tutto funzioni. Senza scendere dal palco chiedo "andiamo? sì? davvero? ok? vado?" e partiamo con Limpronta.
Tutto scorre liscio, il pubblico è accalcato di fronte a noi. Qualcuno si avvicina, un signore grosso con una maglia rossa praticamente sale sul palco. Memore di momenti di terrore passati, tipo gente che voleva menarci poiché scontenta della musica, sono un poco inquieto finché non sparkle in greycapisco che il tizio è semplicemente interessato ai piccoli oggetti che uso con i microfoni a contatto. Con gli applausi alla fine del primo pezzo, alzo gli occhi e vedo tanti amici e tanti sconosciuti, insomma comunque tanta gente, che ascolta, ascolta e guarda attenta. Stiamo bene, scambio perfino qualche occhiata con Cris e Franz, quasi sorridiamo, tutto fila (quasi liscio) fino alla conclusione di The Last Cloud, prevista come finale. Siamo stati rapidi, pare ci sia tempo per un altro pezzo. Il pubblico non se ne va, anzi c'è chi grida "Un'altra!!!" Riconosco la voce: è Michele Palustre, lo vorrei sempre tra il pubblico. Dal mixer ci danno 4 minuti, facciamo Delusion Song, poi è finita. Sudatissimi e stanchi scendiamo dal palco tra applausi rumorosi... da qui in poi posso rilassarmi del tutto.



:: ?Alos ::

?alosEssendo noi i penultimi (un culo pazzesco, oppure grazie Onga e Gianmaria!) resta solo Stefania Pedretti con la sua performance a nome ?Alos, basata su una macchina da cucire. Purtroppo noi dobbiamo in parte iniziare a sbaraccare e siamo con la testa ancora per aria. Abbraccio il Cris, dico al Franz "abbiamo fatto cagare" e con Alberto faccio la conoscienza di Davide Cedolin/Japanese Gum, progetto di cui ho già ascoltato e apprezzato alcuni brani in rete. Forse ci aiuterà a suonare a Genova, forse non ci se la farà, intanto è bello scendere dal palco e trovare chi ha voglia di parlarti. Un ragazzo della Leper (mitici!) compra il CD, e scopro che altri han preso il disco. Tra loro alcune nostre fan dichiarate, Ivana, con la quale ieri avevo anche scambaito piacevolissime chiacchiere, e Rossana, letteralmente innamorata della nostra musica. Ce n'è da svenire.
Dopo un po' riesco a tornare dentro e godermi l'ultima parte del set di ?Alos, i cui suoni sono potentissimi e l'atmosfera tesa e suadente: mi sembra molto cresciuta rispetto a quando la vidi anni fa nel live più 'punk' sulla cucina. La gente è silenziosissima ed attenta, quasi assistesse ad una funzione religiosa. E' l'ultmo live per oggi, e si chiude davvero in bellezza.



:: a pezzi ::

cris collapsingFiniti i concerti inizia il DJ set ti Paolo Grava (LegoMyEgo) e Roberto Canella (Blow Up), di colpo interrotto per la mancanza di un cavo RCA maschio-maschio. Lo scopro perché un concitatissimo Gianmaria mi si para davanti chiedendo se qualcuno di noi ce lo può prestare. Corro in macchina e gli do uno dei miei, convinto di no rivederlo mai più. Mi sbaglio, perché poi ricomparirà infilato in varii diversi buchi, per poi fuggire verso sconosciuti lidi nella notte di domenica. Ti ho sempre voluto bene, RCA maschio-maschio.
Il cavetto non è l'unica cosa a scomparire: anche la salute di Franz è in fase di disfacimento, assieme alla sanità mentale di Alberto ed alle forze del Cris. Ad un certo punto mi ritrovo con 'la band' così distribuita: violinista in fin di vita steso a dormire in auto con mal di testa martellante; bassista impegnato nella classica, inutile passeggiata rigenerante "così vedo se mi ripiglio", e dunque smarrito chissà dove, forse catturato dalla feroce donna cui abbiamo vilmente suonato il campanello; chitarrista addormentato con bava alla bocca in stile Homer Simpson accanto alle casse da cui i DJ buttano fuori suoni da paura. Quanto a me, l'euforia post-concerto sta lentamente sfumando per lasciare spazio alla classica inquietudine che mi accompagna sempre. Mi consolo a blaterare con 3/4 degli I/O, impegnati in un'attenta osservazione della fauna femminile locale, tanto accurata da rasentare la ricerca antropologica: c'è da dire che al Tago sono presenti due delle cose che rendono molto felici i musicisti: la musica e l'altra cosa. Sarà per il fatto che noi quattro siamo fidanzatissimi o perfino sposati che non riusciamo a reggere i ritmi di chi è sorretto da vivaci ormoni, fatto sta che quando riesco a riabilitare Al, risvegliare Cris, rianimare Franz e ravvivare me stesso possiamo faticosissimamente raccattare gli strumenti ed andarcene.



_Domenica_

:: colazione sulla spiaggia ::

franzIl bello di stare in un posto come Marina di Massa è che se di notte ti distruggi con musica e alcol, di giorno puoi distruggerti con sabbia e sole. Quindi dopo un difficile risveglio ci raggruppiamo e facciamo colazione in un baretto sulla spiaggia, per poi stenderci al sole all'orario consigliato da medici e telegiornali: le 12:00 in punto. Essendo purtroppo lontani dalla spiaggia libera dove sono i nostri colleghi, puntiamo un angolo del bagnasciuga di uno dei tanti bagni versiliesi, in un atto ancora una volta trasgressivo e ribelle.
Facciamo i nostri bagnetti, con tanto di schizzi sulla schiena e risatine isteriche, onde anomale permettendo, e poi ci rosoliamo al sole finché, immancabile, non giunge il bangnino a farci presente che "mi spiace ma qui non potete stare". Inspiegabilmente Alberto pare riuscire a convincerlo, per pietà, che non daremo nessun fastidio, un attimo prima che Franz tenti di sciorinare una serie di articoli del codice civile borbonico secondo cui "cazzo, il bagnasciuga è di tutti".
Ma tanto è ora di mangiare.



:: basta musica, almeno per un po' ::

Tenendo fede alla nostra decisione di ieri facciamo rotta verso il ristorante/balera, dove ci informano che vista l'ora possono solo farci bistecca e contorni. Accettiamo di buon grado e ci sediamo all'aperto sotto il pergolato, in uno dei tanti tavoli liberi. Dall'unico altro occupato giungono voci che parlano di etichette, vinili, prove, concerti: si tratta di Fabio Magistrali, alcuni Satantango e altri amici che hanno scelto questo stesso posto per rifocillarsi. Noi sinceramente non ne possiamo più di musica, quindi decidiamo rigorosamente di parlare d'altro, sfruttando un argomento gustosissimo buttato lì dal Franz: le vacanze di quando si era bambini. Di lì parte un amarcord tra Viserbella, Liguria, montagne dimenticate e primi baci. Ci sentiamo davvero bene, è il momento per me più bello di tutto il week end.



:: Eat the Rabbit, Flap, My Dear Killer feat. Onq, Phidge, Andrea Marutti aka Spiral ::

In questo modo ci perdiamo purtroppo Eat the Rabbit, Phidge, Flap, My Dear Killer (merda! pure a questo ci tenevo!) ma riusciamo a beccarci l'hardcore degli Evolution so Far, il cui incontenibile cantante si lancia seminudo tra un pubblico in parte esaltatissimo, in parte schifatissimo dagli strati di sudore che riversa su chiunque lo sfiori. Non è sport per femminucce, come direbbe un vecchio commentatore calcistico, e fa il suo effetto. Vecchi fan dell'harcore, tra cui il Rocchetti, apprezzano sorridenti e soddisfatti.

1Si torna poi in ambito sperimentale con Andrea Marutti aka Spiral, che promette un live brevissimo di circa 5-10', a base di feedback, in pura osservanza del motto Spiral: "minimo sforzo per il massimo risultato". Mentre inizia mi chiama mio padre al cellulare, così esco un attimo. Dal giardino sul retro sento un fruscio che cresce di intensità, prende corpo e volume, poi scompare di botto. Il tutto dura il tempo di tentare di dire al babbo "scusa ti chiamo dop...", pare meno di un minuto e mezzo di performance, stroncata da un black out che solo Dio sa se causato dai marchingegni di Afeman o dall'Enel. Fatto sta che Andrea è contento e soddisfatto, stacca tutto e saluta i presenti, che a 'sto punto applaudono anche. Tutti a correre per comprare il disco!



:: Lucertolas, Airchamber3 feat. Gianni Mimmo e Alessandro Buzzi ::

airchamber3Intimorito dai volumi alti mollo il colpo anche con i Lucertolas per poi rientrare con gli Airchamber3 accompagnati per l'occasione da Gianni Mimmo e Alessandro Buzzi. Mi aspetto grandi cose da loro, di cui conosco solo il grande Ics/Andrea Ferraris, un uomo che ha suonato in ogni genere di gruppo e progetto, dal post-rock (Deepend) all'hardcore (OneFineDay, Burning Defeat), passando per l'elettronica (Ulna) e la sperimentazione (vd. ieri Sil Muir). Giusto per fare anche un po' di musica di merda, si è concesso (per ora non sessualmente) anche al sottoscritto, per un disco di chitarra acustica e field recordings che senza dubbio spaccherà nel circuito degli aspiranti suicidi delle Langhe. Con questi Airchamber3 invece si dedica all'impro, in questo caso appunto con ospiti illustri quali Mimmo di Amirani e Buzzi, già apprezzato qui l'anno scorso.
Il loro set me lo godo steso su un divano, forse la condizione migliore per cogliere le molte sfumature degli intrecci di laptop, chitarra, violoncello, clarinetto e oggetti varii (nelle nerborute mani di Buzzi). Difficile da descrivere, il set si dipana tra jazz e atmosfere dilatate quasi post-rock su "qualcosa di ebraico" (così mi diranno poi loro, ma io ovviamente non ci capisco nulla...), passando per momenti di tensione scomposta e picchi di liricità, in un continuum che ha il grosso pregio, rispetto a tanta musica del genere, di essere in primis emozionale e poi anche tecnico.



:: Hiroshima Rocks Around, Amavo, R.U.N.I. ::

amavoBrutalità ritmica e chitarristica pura, gli Hiroshima Rocks Around sono gli stessi tre figuri del NO=FI di ieri, ed in questa versione più rock e meno industrial cercano di far male uguale, forse riuscendoci anche grazie ad una certa dose di malata ironia, che vede partecipare Gingagaruga nelle vesti di sbraitante cantante a cavallo di un gommoso unicorno. Da vedere e godersi la loro furia.
Le Amavo sono invece due graziose e dolci donzelle che, a dispetto del gentile aspetto, ci danno dentro come delle nostrane e meno folli Afrirampo. Anche loro cantano in coppia e/o a turno, con energia e impeto degni di una punk band. Non mancano i momenti di tese pause e rallentamenti ragionati. Di nuovo comincio ad affaticarmi un po' e vado a prendere una boccata d'aria prima di godermi i R.U.N.I.

runiQuello che è ormai un terzetto (il bassista si è dato da tempo ignobilmente alla macchia) dopo un breve linecheck scompare e si ripresenta sul palco in nuove bizzarre vesti. Una cartatteristica per me sempre incredibile dei R.U.N.I. è quella di sapersi vestire e comportare da pazzi senza per questo sembrare degli imbecilli. Non scherzo, è una dote che in pochi sanno avere, e che i Nostri potrebbero aver sapientemente mutuato dai più volte apertamente apprezzati Devo. Dunque vedere Roberto Rizzo (che si è prestato a lungo anche come fonico, e quindi doppia ode a lui) e Fabio Bielli vestiti da 'seducenti' ragazzine, è straniante ma - come dire altrimenti? - fichissimo! Il Malavasi dal canto suo pare una sorta di crocodile dundee nerd, e picchia sulla batteria con consueta potenza. Pari energie hanno compari, con Roberto incredibilmente a suo agio a ballare, cantare e suonare con la tastiera riposta su un ingombrante cadreghino che gli dà l'aria di essere uno di quei venditori di bibite e gelati da stadio. I pezzi scorrono frenetici, raffinati, divertenti e ritmatissimi, senza cadute, senza un accenno di noia. Viva i R.U.N.I. e viva il pubblcio che se li gode sorridendo e applaudendo a scena aperta.



:: Olyvetty, Vonneuman ::

olyvettyQuesta volta il buon Rocchetti mi tocca vedermelo e sentirmelo in compagnia del sodale Riccardo Benassi, che con lui in arte fa Olyvetty, sigla nata come connubio tra rumore (Claudio) e immagini (Riccardo) ma oggi in versione doppio noise e senza visual. Il pubblico un po' teme, ma l'inizio è incoraggiante, sorretto addirittura da una potente cassa in 4/4 sommersa in un mare di rumore. I dubbiosi alzano le orecchie come fennec del deserto e pian piano entrano a vedere che succede. I due hanno accatastato mixer, macchine e cavi su un vecchio tavolo rotondo, posto di fronte al palco grande (hanno inistito per fruire delle casse 'serie'). Muovendosi a destra e sinistra, sopra e sotto il tavolo, manipolano cursori, tirano cavi, impugnano microfoni, emettono rumori mediamente devastanti. Presi da una certa foga, tira di qua, tira di là, staccano vonneumanninavvertitamente il cavo che alimenta il mixer principale. Concerto finito, un po' di dubbio tra loro e gli spettatori. Applausi. Pare finisca sempre più o meno così, forse questa volta con un po' di anticipo, ma ci sta.
Seguono i Vonneuman, i quali hanno montato sul palco dietro a Olyvetty sorbendosi il loro bel casino. Qualcuno di loro ondeggiava il capo, altri sembravano un poco infastiditi, come è normale che sia, fatto sta che il loro live inizia un po' in sordina, con qualche problema tecnico, e prosegue sconneso e volutamente aritmico, difficile, forse anche più di altri set impro visti in questi giorni. Sarà la stanchezza, ma faccio fatica a seguire, anche perché nel frattempo cerco di dare una mano agli amici Logoplasm che stanno montando il loro minimale set.



:: Logoplasm, Satan is My Brother, Zen Circus ::

logoplasmPaolo e Laura sono amici dai tempi delle frequentazioni del forum di Oltreilsuono e poi iXem (sempre siano lodati nelle loro originarie seminali forme), quindi provo per loro e gli altri amici 'del giro' un affetto particolare che fa sì che quando uno di noi sale sul palco, da Amon a Fhievel, un po' mi cago sotto anch'io. E' una forma di empatia che aiuta in un modo come un altro a vivere non solo della propria ansia ma anche di quella altrui, e ci piace.
Così do loro una mano ad attaccare cavi e spostare il tavolo, mentre all'inizio del line-check qualcosa sembra generare dei paurosi ritorni. Avendo loro nessun microfono ma solo sue bei laptop (un tempo invece giravano muniti solo di mic a contatto e mixer, ed è fico vederli mutare di volta in volta), Gianmaria e gli altri fonici non riescono a capire che minchia succeda. Dopo vari tentativi il sibilo sparisce ed inizia il live, tra sommessi field recordings, passi quasi dubstep ed un finale idrovolantico (Laura mi racconterà poi di dove giunge il loop finale) da brividi in forma di spessi drone in crescendo. Io apprezzo e mi lascio prendere da una sorta di danza dondolante, altri meno avvezzi considerano il live troppo tecnologico... Forse dovrebbero vedere i Logoplasm anche nelle versioni acustiche...

Piccola pausa, durante la quale aiuto i due a smontare, e vedo per un breve istante per l'ultima volta il mio caro cavo maschio-maschio: da lì in poi scomparirà per sempre per accedere nel paradiso dei jack, dove migliai di mixer accolgono spinotti di ogni forma, colore e misura e non salta mai la corrente, né c'è mai un feedback. Ti ho voluto bene, caro maschio-maschio RCA.

satan is my brotherOra è il turno dei Satanassi di Onga, che su basi elettroniche e video di notturne strade deserte ci conducono verso il nulla e la cupezza di una musica fatta di batteria e fiati a volte free a volte incastonati in strutture rigide e minimali e accompagnati da un basso corposo. Rimango affascinato, mi lascio trasportare, mi godo mezz'ora di musica seducente. Alla fine del percorso raggiungo Onga e gli dico "non male i tuoi ragazzi", al che lui fa la faccia serena di un papà alla partita del figlio che para il rigore al 90'.

Dopo il loro trip è dura restare per sentire gli Zen Circus... faccio un timido tentativo, abortito dalla stanchezza e dai brani in stile Violent Femmes (gruppo che "nell'originale" adoro) prodotti dai tre sul palco e mi rifugio tra i banchetti a salutare la gente che comincia a partire.



:: Natale sudato, senza Babbo ::

palustre recordsMinuto dopo minuto il Tagomago si svuota delle sue presenze, amici e nemici si fanno strada con pesanti borse e sacchetti che avrebbero voluto non dover riportare a casa semipieni, ma scambiare con fruscianti banconote. A dire il vero, come in altre occasioni, più della vendita funziona il sano vecchio baratto, quello che si studiava alle scuole medie come esempio dei primordi rudimentali di scambi avvenuti nella mezzaluna fertile di mesopotamica memoria. Sempre meglio del download selvaggio e snaturante e dei gigabites di anonimi mp3, pensano alcuni, oppure viva il vecchio vinile, gridano altri. Fatto sta che in questo marasma quasi soffocante di etichette, gruppi e dischetti (e cassette) di ogni foggia e colore, magliette e pupazzzi (sempre splendidi i mostri di Tania, presente anche quest'anno, seppur purtroppo più defilata), è bello allungare le mani per scambiarsi oggetti come in un Natale sudaticcio e povero, senza liste e senza Babbo, al massimo con qualche bue e somaro di turno. Non mancano a tratti nemmeno i ladroni, nella figura di (nel mio caso, ma non è isolato) un essere che definire carogna è poco, il quale - nella sera di venerdì - ha distratto e annoiato me e la cricca di Ebria lamentandosi di come le magliette in vendita non fossero di suo gusto ("...e a me...?", diremmo) per poi di soppiatto fottermi una miserrima spilla. Mi sono testimoni gli apostoli Luca (Mauri), Paolo (Romano) e Andrea (Reali). Che il cielo fulmini lui e la sua ignorante fidanzata.
Ma bando alle lagne, è ora di darsi alle danze.



:: momenti di degrado umano sulle note di Mondo Caliente ::

treninoDanze un cazzo, dato che Onga, al servizio di sua Maestà il Tagofest da tre giorni, s'è rottole balle di fare il DJ ed espleta la sua funzione di master of cerimonies cacciando sul lettore una prefatta compilation a base di kraut-pshych-slowcore music, che vede i presenti crollare uno dopo l'altro in stati di catatonica estatica esasperazione. A me piace parecchio, ma ad altri meno, e c'è chi grida "voglio la techno!". Arrivati al fondo scala della depressione dopo un'accoppiata di tracce Low e poi Earth, ci si comincia a chiedere "ma checcazzo verrà adesso, di ancor più deprimente di questo?". Sono quattro note di pesantissimo piano a dircelo, mentre io, riconosciutele, balzo in piedi come mi avesse morso il culo uno scorpione "Siamo noi, cazzo! è il disco MB+Sparkle in Grey!". Risate dei presenti, che riconoscono l'atmosfera ammorbante del maestro dell'industrial, mentre ammettono che il tutto è in effetti più peso di Low ed Earth messi assieme. Prima che il brano arrivi a metà è Roberto dei R.U.N.I. che s'impadronisce del mixer e fa partire un ritmo sudamericano irrefrenabile e stolido: pare si tratti di Mondo Caliente, disco di un autore a noi sconosciuto ma di indubbio talento. Pare che il CD sia stato dato a Roberto in quanto fonico dei Morkobot. Ora: il fatto che ad un tizio, dopo aver assistito ad un live dei devastanti doom-noisers alieni lodigiani, venga la bislacca idea di consegnare il proprio dischetto di trenino salsa e merenge con liriche in italiano e coretti, ci fa uscire di testa.
Qualcuno impazzisce davvero (se ricordo bene è Mirko Spino, forse ancora provato dai mesi di astinenza forza dall'alcol) davvero e scatta in piedi battendo le mani al grido di "trenino! trenino!". Prima che io riesca a capire che cazzo succede sento due grosse mani prendermi alle spalle e spingermi tra i tavoli. Non è un tentativo di stupro, ma forse è peggio: sta partendo un trenino in stile "Caro amico Charlie Brown", perfetto per un capodanno triste versigliese, e così mi aggrappo alle spalle del primo che capita e parto pure io. A questo punto lascio la parola alle foto ed al titolo che Onga ha dato loro: momenti di degrado umano sulle note di Mondo Caliente.



:: dal melone dell'amicizia a un due tre stella! ::


brunone dorellaPassano le mezz'ore e siamo sempre meno, mentre è Fred Buscaglione a farci compagnia nella notte. Sono ormai quasi e cinque, il grado alcolico sale di continuo, anche grazie ad una sorta di melone dell'amicizia preparato alla bell'emeglio, riempito di vodka e fatto passare a mo' di grolla tra i presenti, che si sbrodoloano di liquido e semi di melone. Il dirnk ufficiale del Tago, però, è il Cinarotto, mistura letale ma rinfrescante e saporita a base di Cinar e Chinotto. Pare che sia un'invenzione di Brunone, adottata ufficialmente da Stefano ed il suo staff, e che qualcuno abbia tentato di chiederla anche altrove, ricevendo in cambio occhiatacce e calci nel culo. Io l'ho provato, ed il suo risultato è visibile nella foto che apre questo lungo report, lassù.
Forse ci si annoia, allora partono i giochi. Qualcuno propone "un due tre stella", e la regressione è al culmine. Vasco di Pulver und Asche, in attesa del proprio treno per Yuma o per Losanna, Mirko, alcuni R.U.N.I. (ma non il Malavasi, impegnato a raccontarci aneddoti devastanti dei tour dei Bluvertigo e del loro autista, un uomo dal nome che è un programma: Massimo Simbolo), e un Brunone Dorella dall'equilibrio infinitamente instabile si cimentano nel gioco. Quando Bruno rischia di capitombolarmi addosso vedo tutta la vita passarmi davanti in un soffio. Credo sia ora per me di andare a dormire, così levo le tende.



:: alba sul mare sbagliato ::


alba sul mareCon fatica saluto tutti, sebbene alcuni sostengano che ormai chi è lì non se ne può più andare, ed hanno forse ragione, ma domani mi aspetta un viaggio lunghetto. Stefania capisce male e crede che io sia diretto verso Milano ora, e come una mamma cerca di persuadermi a restare per dormire. Questa premura un po' mi commuove, ma le spiego che la mia destinazione è solo Lido di Camaiore, a mezz'ora da qui, così mi lascia partire serena.
Non sono stanco, o non mi sento tale. Forse è l'ebrezza della musica, più probabilmente quella dell'amicizia, fatto sta che decido di fare un salto in spiaggia. E' l'alba, ma sono sul mare sbagliato. Qui a ovest si gode meglio il tramonto, ed il sole è nascosto dai troppi edifici e dalle montagne sulle quali da giorni, forse sempre, staziona una coltre di nubi minacciosa ma in definitiva inoccua. Con le suole nella sabbia mi guardo intorno e tra gli ombrelloni chiusi mi pare di scorgere presenze furtive. Non è che l'inizio di potenziali allucinazioni da stanchezza, è ora di riprovare a dormire. Mando un malinconico sms a Gaia mentre le prime note di "The Infinite Circle" dei Sophia si insinuano nella mia mente. Non c'è nulla da fare, la melodia e le parole mi hanno catturato. Ancora non lo so, ma è l'inizio di una brutta settimana.


Hue, 16 luglio 2008




FOTOGRAFIE DI: Onga, Alberto Carozzi ed altri... ne potete vedere altre sul MySpace del Tagofest: http://www.myspace.com/tagofest