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Do Re Mi Fa Porc...

(Bernareggio, 23/10/08)



:: odio il FA ::

Tutti, da quando ho deciso di mettermi ad imparare uno strumento musicale, mi hanno messo in guardia da un terribile mostro in grado di spegnere qualsiasi entusiasmo creativo, una piaga del mondo della musica, capace di ridurre anche il più volenteroso dei neofiti chitarristi, pianisti, cantanti o trombettisti uno svogliato, stanco relitto.
Anche gente che non suona, ma lo ha fatto in passato, o appunto ha tentato di farlo, ricorda quel terribile orco con lo stesso fastidio col quale, rivangando nei ricordi dell'infanzia, noi tutti patiamo al rimembrare le violente cure delle punture o l'ansia delle interrogazioni.
Ecco, il Grande Mostro del Solfeggio, anche evocato, come minimo provoca smorfie disgustate, sebbene i più, con rammarico, ne ammettano poi l'indubbia utilità, scuotendo la testa e dicendo frasi del tipo "certo, alla fine poi è fondamentale, ma cheppalle..."

Date queste premesse, mi sono avvicinato alla prima lezione di solfeggio, propedeutica al mio tardivo studio della tromba, con un certo timore, pronto ad una vita di sacrifici in nome di ore da passare con lo sguardo fisso al pentagramma, il braccio teso e dondolante in robotica metronomicità, la bocca intenta ad inanellare sequenze infintie di DO-RE-MI-FA-SOL-LA-SI-ecc...


:: cacche di mosca ::

Forse però grazie ad un maestro di evidente bravura e apparentemente illimitata pazienza, i primi approcci verso il famigerato solfeggio sono andati molto meglio del previsto, tanto che mi sono sorpreso non proprio a divertirmi ma quantomeno a trarre gran soddisfazione dalla pratica del riconoscere e dare tempo alle note. Per ora non mi è stato chiesto di cantarle e quindi la difficoltà maggiore è quella di dar un nome a quelli che i jazzisti falconaresi chiamavano "cacche di mosca": mi riesce facilissimo il DO, nota di partenza che mi ispira una simpatia innata, forse dovuta al commento che anni fa fece un mio amico vero musicista ascoltando una delle mie tante composizioni elettroniche fatte a orecchio. Disse "Belli, mi piacciono i tuoi brani. Ma come mai sono tutti in DO?". La mia inebetita risposta fu uno stupìto "Ah", che non è una nota musicale, ma per quel che ne sapevo all'epoca poteva anche esserlo. Tempo dopo ricavai che, essendo il DO la nota di partenza anche nei software musicali, e dunque quella dalla quale sviluppavo poi le mie melodie, dovevo aver ignorantemente costruito i brani su tale rassicurante nota.
In contrapposizione ad esso, c'è per me il FA, la cui collocazione spesso mi sfugge, e che fatico a riconoscere. Non chiedetemi il perché, ne ho parlato con Carelli e mi ha riso infaccia. Un giorno capirò cos'ha il FA che non mi piace. Per ora non so neppure quale sia il suo suono.


:: 1977, l'anno del punk, dell'industrial e del solfeggio secondo Fermo Barbieri ::

Ora, dopo prime due settimane di pratica, festeggio quando inanello una sequenza di note riconosciute che va oltre le quattro unità. Non è stato facile, e soprattutto all'inizio Gaia rideva, ad un passo dall'esasperazione, mentre mi sentiva sussurrare "Do-o-o-o, Re-e-e-e, So-o-o-ol, Mi-i-i-i...NO! Mapporcatroia! Fa-a-a-a..." e via così. La mia natura pacata e tranquilla fa sì in effetti ch'io m'incazzi non poco ogni volta che sbaglio una nota, la quale viene dunque sostituita da una subitanea e poco elegante imprecazione.

Certo non sconfiggerò il Mostro del Solfeggio ad insulti, quindi mi applico in ogni momento libero, dal prima di andare a dormire fino ai transiti in aereo, dove - libercolo alla mano - nomino in silenzio le mie sette note. Mi sentirei un po' sciocco, e soprattutto molto bizzarro, ma, come un angelo mandato a rassicurarmi, proprio una settimana fa ho visto sul metro un tizio che non avrà avuto neppure un anno meno di me: con una mano restava aggrappato al viscido palo di metallo e con l'altra reggeva il mitico Barbieri, con i suoi Solfeggi Cantati e Parlati, alla ristampa numero 3462. Avrei voluto abbracciarlo. Anche lui a trent'anni passati schiavo dei primi passi sul pentagramma, sullo stesso manuale mio.

Chiudo dicendo che una delle cose che più mi sconvolge di tale libercolo è, oltre al fatto di essere credo identico dai tempi della sua prima edizione, la notizia che sia stato scritto nel 1977, anno indicato (con approssimazione, ma ormai è diciamo lo standard) per la nascita del punk e, per quel che più interessa a me, anche della musica industriale, con la pubblicazione del primi LP dei Throbbing Gristle.
God save Fermo Barbieri.

Hue, 23 ottobre 2008