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La felicità è una pompa di GPL



:: "Il pieno per favore" ::

Questa la frase che ho pronunciato e sentito dire più spesso negli ultimi tre giorni di delirio autostradale per il nostro Comfort Tour in giro per l'Italia. Quando avevo deciso di soprannominare il nostro tour in tal modo ancora non sapevo neppure su che mezzo avremmo viaggiato: il riferimento era unicamente alla scomodità del percorso delle nostre due date live, con Vercelli per prima e Roma per seconda. Poi nulla più, solo il ritorno a Milano. Chi avrebbe potuto immaginare che in questo percorso avremmo fatto delle capatine anche ad Alessandria, sul lago Trasimeno e Carpi? E soprattutto, mai avremmo ipotizzato di passare parecchie ore con un pellegrino in viaggio verso la capitale, felice di trovare un passaggio sul magnifico Ducato Comfort a GPL sul quale abbiamo viaggiato in questi giorni assurdi e speciali.


:: è già notte ::

E' venerdì pomeriggio, ed in ufficio scambio mail ed sms con i miei tre sodali in Grey per gli ultimi dettagli di cosa portare e come, chi passa a prendere chi, a che ora, come fare per la strada ecc... Per le 18:00 in punto riesco incredibilmente ad essere pronto a casa, in attesa di Alberto che nel pomeriggio è andato a ritirare il potente mezzo a casa del buon Luca Xxxx, che molto gentilmente ha deciso di prestarci il Ducato con cui lavora e con cui in altre passate occasioni ha portato a spasso la band in cui suona, ossia i Pulp-Ito del nostro violinista Franz.
Quando alle 18:20 ancora non compare nessuno inizio già a preoccuparmi, ed immagino Alberto incastrato tra lamiere d'acciaio nel fosso dietro casa sua, ma grazie a Dio non è così: lui e Franz sono solo un po' in ritardo quando vedo spuntare un fascio di luce bianca dal fondo della stradina. Fatico a distinguere i contorni del mezzo, ma mi pare proprio come lo avevo immaginato, perfino proprio come l'ho disegnato: squadrato, bianco, grande, robusto, voncio come il pavimento di una balera dopo il veglione di capodanno. Bellissimo. Nostro, per tre giorni.
"C'è un problema", ci dice Alberto mentre lotta con la leva del cambio mentre partiamo. Io già penso ad un altro scherzo idiota, come quello giocatomi da lui oggi via sms, in cui diceva che nell'autoradio c'è un CD di Fabri Fibra incastrato e si può sentire solo quello.
"Questo coso beve come un bastardo. Da che sono partito è già andato giù un pallino".
I 'pallini' sono i led che sul cruscotto segnalano il livello del GPL nel serbatoio, e sono quattro, verdi brillanti come lucciole di montagna, ma altrettanto fugaci e fragili.
Io ancora non lo so, ma nel corso del viaggio i pallini calamiteranno la nostra attenzione spasmodica per lunghi, interminabili momenti. Per adesso però non ci preoccupiamo, siamo solo ancora in fase di rodaggio ed esplorazione, siamo appena partiti, siamo solo un po' timorosi. E siamo anche solo in tre, dobbiamo andare a prendere il Cris a Milano.


:: con magia scompaio via ::

Cristiano abita da qualche tempo a Milano, non lontano da viale Certosa, così imbocchiamo la A4 diretti verso Torino ed usciamo dalle sue parti per raccoglierlo. La cosa non è facile già di suo, poiché qualche genio (un urbanista? un ingegnere edile? un ebanista? un pazzo qualsiasi?) ha avuto la bella idea di costruire l'uscita per via Stevenson ad un passo dall'ingresso sul vialone di Certosa, quindi Al è costretto col Ducato a tagliare la strada a macchine in corsa per infilarsi in città. Senza neppure troppi colpi di clacson a sfancularci ce la facciamo e dopo poche svolte ci siamo già persi in uno scenario di stazioni di metropolitana, tram, palazzi modernissimi e macchine nervose. Mentre ci chiediamo "...e mo' come cazzo facciamo", scorgiamo una sagoma scura sotto i lampioni che attraversa le rotaie del tram carico come uno sherpa musicale, con chitarra sulle spalle e sacchetti vari nelle mani. Non può essere che il Cris. Ci fermiamo e gli andiamo incontro. Ma scompare alla vista. Nessuna traccia. Due secondi fa era lì, ora non più. cerchiamo, guardiamo, chiamiamo ma nulla, è svanito come una scoreggia. Ricorro controvoglia al telefono, ed a fatica ci spieghiamo stupiti di essere nello stesso posto. Metto giù, mi volto, passano alcuni lunghi minuti e ricompare, come nulla fosse. Nè io né gli altri riusciamo a capire come questo sia successo. Ogni tanto ci capita anche quando suoniamo.
Sarà meglio partire, sono quasi le otto e dovremmo essere tra dieci minuti a Vercelli.


:: appesi ad un pallino ::

Ci districhiamo tra le strade di Milano ed eccoci finalmente lanciati in direzione Torino, in ritardo pauroso. Inutile tentare di correre, il mezzo fa quello che può, e ad ogni modo una sosta GPL siamo costretti già a farla. I pallini stanno scendendo, quindi già ci immaginiamo a spingere il corposo mezzo sulla corsia di emergenza. Ovviamente la prima pompa disponibile è appena dopo l'uscita che dovremmo prendere, quindi Alberto, che è alla guida, lancia la prima invocazione al Signore per protestare contro questa prima inaspettata deviazione. Riempiamo, ma di pochi litri. La cosa non torna. O i pallini mentono, o il serbatoio è grande come un pitale. Oppure il furgone ha delle perdite, nel qual caso avendo tre fumatori in groppa, il nostro tour potrebbe essere ricordato come il più esplosivo degli ultimi trent'anni.
Con questi pensieri sereni in testa entriamo in una Vercelli che ricordavo diversa, anche perché è la prima volta che la vedo senza pioggia, un momento credo raro per una città famosa per le risaie, e tra l'altro alcuni dei suoi monumenti mi sembrano anche piuttosto belli ed imponenti. Peccato non poterli ammirare, dato che ovviamente ci siamo persi e non sappiamo come ritrovare la mitica via Ugo Schilke, che pare nessuno dei pochi passanti qui abbia mai sentito nominare. Certo non aiuta il fatto che mentre chiedo aiuto a due disponibili vecchiette i miei compari simpaticamente alzino lo stereo con gli Autechre a tutto volume, con le sciure che gesticolano senza sottotitoli. Le saluto e ripartiamo in direzione alla cazzo, per poi incontrare poco dopo uno dei passanti più gentili del pianeta, il quale dopo un primo momento di ignoranza ha un flash, tanto che ci insegue e bussa sul finestrino a Ducato fermo al semaforo, chiedendoci se per caso andiamo all'Area 24. Io rispondo "No, andiamo alle Officine Sonore".
"Vabbé, è lo stesso", risponde mentre ci spiega come arrivare.
Anche le persone che incontriamo dopo sono super convinte che la nostra meta sia codesta inaudita Area 24, tanto che ci convinciamo pure noi di dover andare lì e ci facciamo spiegare dov'è.
Incomprensibilmente, giungiamo alle Officine Sonore in questo modo.


:: l'uomopiùvelocedelmondo ::

Fuori dal locale, posto nel mezzo di una desolata area industriale, stanno coppie di ragazzi e ragazzi nerovestiti che fumano e si scambiano baci e risate, ignorandoci mentre facciamo ingresso attraverso la porta di vetro. Sono passati i tempi in cui facevamo l'errore di dire "Ciao, siamo gli Sparkle in Grey", aspettandoci strette di mano e boccali di birra spillati all'istante. Ora ci presentiamo con un più cuto "Ehhmm... noi... cioé... siamo, cioé... saremmo quelli che dovrebbero suonare sta sera". Certi traumi non si scordano (vd. la traseferta ad Arezzo).
In questo modo facciamo la conoscenza di Stefano, colui che organizza i concerti qui. E' un tizio sui quaranta, dalla parlantina rapidissima, efficientissimo, sbrigativo ma gentile. Nel corso della serata ci renderemo conto del perché viaggi a velocità accelerata che pare un disco a 33 giri suonato a 45, dato che praticamente nel locale fa tutto lui: fonico, cameriere, cuoco, sommelier, roadie, p.r. e se tanto mi dà tanto sbaracca anche i tavoli a fine serata.
Noi iniziamo a montare il tutto nello spazio a noi concesso, molto ampio e senza un vero palco, cosa che per certi aspetti ci piace anche di più della sistemazione solita, sebbene ci renda più vulnerabili ad eventuali spettatori scontenti.
Facciamo i suoni in pochi minuti con Stefano, che si apposta al mixer tra una portata al tavolo di sopra e l'altra, lasciandoci un po' scettici dato che la nostra complessa Sunrising ci riesce con parecchia difficoltà per via di spie che non spiano e volumi che non volumano, ma ci accontentiamo. A farci passare il nervosismo basta l'ottimo vino che ci viene offerto ed il bel piatto di ravioli al ragù preparatoci con amore, nonché i tomini alla piastra che ci scofaniamo con famelica rapidità (ad esclusione del Cris, che aveva omesso di segnalare la propia idiosincrasia verso i formaggi alla domanda "C'èqualcosachenonmangiate?No?Tuttookallorapregosedeteviarrivosubito").


:: i gemelli ::

Nel frattempo sono arrivati anche Luca Sigurtà, immancabile spettatore di molti dei nostri concerti, con sua moglie, i quali seduti al nostro tavolo ci raccontano del meraviglioso festival di Tilburg, Olanda, in cui sono stati a suonare mesi fa. Pare sia un luogo indimenticabile, frequantato da psicopatici musicali di ogni risma, tra cui uno che suona prendendo a spallate una colonna di cemento e due russi che si flagellano le braccia con delle assi di legno. La musica è una cosa meravigliosa.
In più ecco che verso le dieci dalla porta fanno il loro ingresso due individui pressoché identici: no, non ho bevuto già troppo, sono i mitici Gemelli Carbone, ossia Alberto e Giorgio, due miti che ho conosciuto ben 12 anni fa in una vacanza studio in Irlanda e che non vedo praticamente da allora. Solo Dio sa dove abbiamo trovato la costanza di mantenerci in contatto, prima con telefonate, poi con immancabili cartoline estive, infine grazie alle sopravvenute tecnologie di mail, MySpace ed in ultimo Facebook. Ma il bello è che dopo 5'' che stiamo seduti allo stesso tavolo mi sembra ieri che facevamo lo stesso a Dublino, con luro due che come sempre parlano contemporaneamente (fantastici!). Immancabile l'amarcord di quella vacanza, dove come da copione io non ricordo un cazzo di quanto ricordano loro e viceversa, al punto di chiederci "ma eravamo davvero là nello stesso anno?". Il rivangare tra le reminescenze dei personaggi da favola conosciuti allora, dal compagno di stanza mitico (anche lui ancora lo sento) che dal primo giorno bestemmiava perché "Cazzo questi irlandesi di merda protestanti maledetti non hanno i porno all'edicola, come cazzo fanno a farsi le seghe, a fantasia? Io qui non reggo tre settimane", a quello che si era fatto la ragazza più cessa del corso per non tornare a casa a mani vuote.
Bello. Peccato dover interrompere tutto questo per suonare.


:: Sparkle in Grey live @ Officine Sonore - ma questo microfono è acceso o spento? ::

E' ora. Ci sistemiamo dietro agli strumenti. Un po' di gente è arrivata, e sono un po' teso. Secondo i Gemelli qui il trend è venire in massa, ma gelare al freddo in strada mentre il gruppo suona, senza ascoltare una sega.
In effetti, le poche volte in cui alzo la testa verso la sala vedo, a seconda del momento, 10 persone, poi 30, poi nessuna, poi di nuovo 10... e così via. Il dubbio è di essere bellamente ignorati. Forse ai tizii che sono qui ha dato fastidio il nostro soundcheck durante il festeggiamento di un compleanno? Forse stiamo suonando male? Forse sono abituati a tutt'altre cose, che so, pop, rock, noise, free jazz, cabaret, avanspettacolo, freak show? Non lo sapremo mai.
A noi sembra di suonare degnamente, con l'eccezione di un paio di cazzate combinate da me ed Alberto nei momenti in cui quest'ultimo deve armeggiare all'armonica ed io e gli gestisco eco e volumi al mio mixer. Ci incasiniamo regalando lancinandi feedback ai presenti (almeno ci sentono anche quelli fuori!), ma per il resto tutti i pezzi vengono piuttosto bene. A fine live riceviamo commenti positivi di entrambi gli Harshcore (nel frattempo è arrivato pure Tommaso "Il Francese" Clerico accanto al Sigu) e dei Gemelli, che ci hanno immortalati più volte.
Raccogliamo i commenti degli amici e l'indifferenza di tutti gli altri, attraverso i quali ci facciamo strada per la classica chiacchieratina post-live in strada. Nessuno sembra essersi neppure accorto che abbiamo suonato lì, tanto che ci sembra di vivere una sensazione surreale. Un tizio dopo un po' per fortuna viene da me e compra un disco. Almeno uno ci ha ascoltati allora! Ci prende pure il dubbio che sia solo una prassi, e che magari qui sono solo un po' freddini. Il Francese infatti ce lo conferma, affermando "Dovete tenere conto che a Vercelli non ci sono persone."
Chiudiamo con una pazza che attacca bottone al Cris cercando di convincerlo che "Dovreste suonare dietro ad un telo nero, perché le vostre molecole quando suonate si mischiano ai vostri suoni". Il Francese forse ha ragione. Se ci sono persone a Vercelli, non sono del tutto registrate.

Sbaracchiamo tutto, facciamo due chiacchiere un po' meno rapide con Stefano, il quale ora riesce ad avere un po' di tempo e si rivela anche un tipo davvero simpatico ed in gamba. Dio solo sa come faccia a mandare avanti la baracca in questo modo. Lo ossessioniamo con i nostri dubbi sul Ducato e con domande sulle pompe GPL nei paraggi, al che si offre di regalarci un paio di accendini per ogni evenienza. Ci paga, gli regaliamo un disco e ripartiamo diretti a Piovera, sperando che i pallini non ci lascino per strada.


:: notte da mamma Ics ::

Dovendo mantenere, almeno vagamente, una rotta lineare tra Vercelli e Roma, ho chiesto all'amico Andrea "Ics" Ferraris ospitalità presso la sua casa di Piovera (non Piovèra né tantomeno Pioverà, che i nomi dei paesi da 'ste parti sono folli... vicino c'è Filippona, dico solo questo), nei pressi di Alessandria.
Ci arriviamo a pallino lampeggiante, che alle 2 di notte fa su di noi l'effetto che avrebbe su un aereo l'annuncio "Preparatevi alla manovra di atterraggio di emergenza", quindi è a chiappe tese che imbocchiamo la viuzza giusta al secondo tentativo, citofonando al nostro caro musicista multi-genere (suona o suonò in Burning Defeat, Deep End, Airchamber, Ur, Sil Muir... suona pure con me e Mujika Eisel). Ci accoglie con aria neppur troppo assonnata, "No, non stavo dormendo, guardavo Marzullo che intervista De Sica. Christian ovviamente. Sapete, prima c'era uno speciale su Boldi..."
Gentilissimo ci accompagna alle nostre camere, relegando se stesso su uno scomodo e microscopico divanetto, mentre Franz, forte del suo fottuto russare si assegna di diritto la stanzetta di lusso, Cris si sceglie un lungo divano ed a me ed Alberto resta da condividere amorevolmente il matrimoniale dei nonni. Quando mi infilo sotto le coperte sono al tempo stesso felicissimo di essere in un letto caldo e pulito, ma spaventato dall'idea che Al occupa la stessa esatta posizione che è della mia ragazza Gaia a casa mia, con le chiappette rivolte verso di me. Entrambi inquietati dal dubbio che, nel dormiveglia, io pensi di essere nel mio giaciglio con la mia amata e possa fare un tentativo di afferrare i fianchi del caro bassista, ci addormentiamo sereni.


:: inizia la serie di pompe ::

La sveglia è fissata per le 8:00, dato che la via per Roma è lunga ed Ics deve lavorare, così facciamo colazione in un sinistro ma gradevole baretto di provincia che più di provincia non si può e poi ringraziamo il gentilissimo Andrea per l'ospitalità.
Franz è alla guida e se il pallino non stesse lampeggiando ansiogeno potremmo forse goderci meglio lo splendido paesaggio di pianure verde e boschi che ci circonda. E' una giornata fantastica, con cielo azzurrissimo e aria tersa, l'ideale è passarla dentro un furgone per nove ore, in autostrada.
Sempre che troviamo un distributore GPL aperto.
Ci dirigiamo verso Alessandria centro, e ne troviamo uno quasi subito, facendo la conoscenza del primo di una teoria di benzinai quantomeno bizzarri, se non del tutto sbiellati. A questo abbiamo il coraggio di chiedere cosa ne pensa del fatto che il nostro pieno raggiunge al massimo i 18 euro e dura poco più di cento Km. L'accento non è proprio piemontese e ma l'ottimismo sì:
"Eppòco. Eppòcopòco. Mapòcopòcopòco. Vuol dire che c'è qualcosa che non va. Eggià. Eppropriopòco. Ma ha il bombolone? No, perché se c'è il bombolone è proprio pòco. Vuol dire che c'è una perdita."
"Ah. Quindi... conosce un meccanico?"
"Io sono un meccanico."
"Benissimo! Allora... magari potrebbe..."
"Ennò. Mica sono cose che si fanno qui, in cinque minuti. E poi è sabato mattina. Eggià. Eppòco. Ma allora forse avete la ciambella. No? Che, c'ha la ciambella 'sto furgone?"
"Ehm... non so... Sinceramente non sappiamo se ha il bombolone o la ciambella."
Finito il breve pieno, lasciamo il poeta delle metafore dolciarie della meccanica al suo mondo di ottimismo e facciamo rotta verso Genova.
Con lo sguardo fisso sui pallini.


:: Dio ci manda un pellegrino ::

Al suono di Disintegration dei Cure, unico album a metterci tutti d'accordo, forse anche in virtù del'atmosfera gioiosa che ispira, trotterelliamo allegri verso sud, tra svincoli vertiginosi vista mare e monti e occhiate preoccupate ai cartelli che indicano le prossime aree di servizio. In cima ad un viadotto eccone una fornita del sacro gas, rabbocchiamo e ripartiamo.
Altri pochi km e nei dintorni di La Spezia facciamo un'altra sosta. Mentre Franz conduce il mezzo verso la pompa, scorgiamo un tizio biondo, capello lungo, giacca a vento blu, zaino rosso e scarpe da trekking, col pollice alzato. Non appena scendiamo si dirige verso di me e chiede se andiamo in direzione Roma, ma io rispondo cauto "Beh, sì, più o meno, veramente non so..." Ci chiede un passaggio, ma non sono certo che per gli altri la cosa sia ok, così faccio un giro di domande e tra due scetticismi ed un entusiasmo decidiamo di tirarlo su.
Accomodiamo il suo zaino non eccessivamente ingombrante sopra i nostri strumenti e lui nel sedile centrale dietro, tra me ed il Cris, che subito ci accorgiamo che il tizio probabilmente non si fa una doccia da Pasqua, ma la cosa era piuttosto prevedibile e la accettiamo abbastanza di buon grado. Per ora.
Mentre mi stringe la mano per presentarsi apprendo che si chiama Nico, che viene dalla ex Germania Est e che le sue unghie sono lunghe come quelle di Jeanna Jameson, ma con la differenza che la pelle è dura come quella di un coccodrillo, forse a causa di una vita non esattamente passata davanti al PC come la mia.
Parliamo in inglese, e così ci chiede cosa stiamo andando a fare a Roma.
"We're are going to play", rispondo quasi imbarazzato.
"Ah! Well", risponde lui mentre annuisce serio. Ci suggerisce un posto in cui andare, che a suo avviso è perfetto, il migliore.
"Sant'Anastasia: is very big and is open all night and day". Mentre mi chiedo che razza di locale possa essere uno che non chiude mai e che ha preso il nome di una santa, replico che invece noi siamo attesi al meno infaticabile Fanfulla, che lui ovviamente non conosce. Non so bene come, ma a seguito di un paio di altre battute si chiarisce il malinteso: "Ah! You're going to play! Not to pray!" dice.
Questa rivelazione sortisce in noi quattro una grandissima ilarità. Da che erano silenziosi e distratti Alberto e Cris si voltano verso Nico e ridono, assieme a lui, del malinteso, con Franz che sottolinea quanto il fatto che gli Sparkle in Grey possano andare a Roma a pregare sia una puttanata impensabile agitando la mano destra e facendo le corna come a dire "Yeah, proprio fico pregare, ah aha!!"
"And you, Nico, what are you going to do in Rome?"
"I'm going there to pray. I am a pilgrim".
"Ah."


:: racconti straordinari e paesaggi indimenticabili ::

La figura da stronzi che abbiamo fatto non sembra aver scosso il biondo ed odoroso passeggero, che invece sembra averci presi in simpatia e sia soprattutto desideroso di fare delle gran chiacchiere, sebbene io cerchi di dissuaderlo mettendomi a leggere l'intervista a Mirko Spino su Blow Up. La cosa non lo scoraggia, e così finisco ad ascoltare le sue storie di pellegrinaggio per l'Europa, iniziato nel gennaio 2007 ed in conclusione oggi stesso, con l'ultima tappa a Roma per trarre lungo e meritato riposo. Capire quanto dice non è facile a causa del rombo del motore, della musica alta (Alberto in veste di DJ ha selezionato il "Requiem" di Mozart per mettere a proprio agio il passeggero) e soprattutto del fatto che Nico parla un buon inglese ma spessisismo inframezzato da parole in puro Tedesco. In più vorrebbe allenare il proprio italiano, ma il problema è che lo ha imparato in Francia da amici Franco-Italiani, dunque utilizza tutto un miscuglio di quattro lingue che non rende la chiacchiera molto chiara. Nonostante questo, apprendo che ha viaggiato sempre e solo a piedi, chiedendo passaggi come questo solo in casi rari, e che ha chiesto ospitalità, quando possibile, in monasteri e conventi. Lì trovava riparo e chiedeva pane e acqua o altro cibo per sopravvivere, il tutto sempre e rigorosamente senza una lira in tasca, contando sull'elemosina, dei cui concetti legati alla religione cattolica mi spiega dettagliatamente. Pian piano comincio non solo ad apprezzarlo, ma anche a stimarlo, ed a tratti ad invidiarne il gran coraggio e la capacità di compiere una scelta così radicale.
lo invidio meno quando mi dice che in un'occasione un monaco lo ha preso a cartelle in faccia non appena lo ha sentito dire chiedere cibo e riparo per la notte, al grido di qualcosa tipo "Va' a lavurà barbùn!",
oppure quando mi racconta di come sia stato minacciato da ogni tipo di persona ed in ogni maniera, derubato di ogni avere (quali averi poi...?) più volte, con il sacco a pelo in cima alla lista a quota otto volte. Quando gli dico che a breve andremo a mangiare all'autogrill dice ridendo che purtroppo non potrà pagarci il pranzo (ma non chiede che glielo offriamo).
Ovviamente invece una volta giunti al bar Alberto si prende cura di lui e gli offre un panino, che lui indica tra quelli in vetrina con un gesto timido e rapido. Ci segue ovunque, anche in bagno, e Franz commenta a ragione che "Sembra un po' sempre un coniglio spaventato". Ora che scrivo penso che probabilmente ci seguiva anche perché, conoscendoci ancora poco, temeva che lo mollassimo lì e ci pigliassimo il suo zaino, cosa che gli sarà capitata decine di volte.
Quando riprendiamo il cammino sul Ducato siamo di nuovo in ansia piena, dato che di sfuggita io e Franz abbiamo letto su un monitor che ben due delle aree di servizio GPL che ci attendo per strada sono in riparazione. Rieccoci con la pippa al culo, rieccoci con lo sguardo fisso ai pallini, dimentichi delle sagge lezioni di Nico.


:: Gazzetta batte Bibbia 1-0 ::

In uno dei rifornimenti, mentre sono in bagno, vedo arrivare quasi di corsa Al e Franz che ridono ma con un ghigno preoccupato. Mi indicano il biondo pellegrino che fuma sereno accanto alla pompa GPL, ove è scritto di non fumare in almeno 12 lingue, oltre a non usare il cellulare. Il Cris è al telefono sull'altro lato del furgone.
Fortunatemente Dio è con noi e questo giorno non sarà ricordato come quello della Grande Esplosione. A dire il vero, la presenza di Nico è davvero confortante, con lui sembra che non possa succedere nulla di male, nulla di davvero grave. Per un secondo, forse di follia, lo guardo e mi convinco che sia Gesù in persona.

Attraversiamo la Toscana, l'Umbria e poi il Lazio, regioni bellissime. La giornata è serena manco fosse primavera, tanto che è impossibile non restare incantati dalle colline, dalle foglie e dai loro colori autunnali, dagli Appennini e dai rari cartelli blu con il disegno della pompa di GPL. Non appena compaiono, abbiamo un brivido. Nell'incertezza, facciamo rifornimento ad ogni singola pompa, collezionando pieni che vanno dai 15 euro (il massimo) a 3 euro, con sconforto degli svogliati benzinai.
Nico commenta il tutto sciorinando cifre e statistiche sul prezzo e le prestazioni di metano, gpl, benzina, diesel e polvere da sparo degli ultimi tre anni. Per essere uno che ha vissuto da pellegrino è sorprendentemente aggiornato, ma la cosa in fondo è logica, dati tutti i passaggi che negli anni deve aver ottenuto (è stato in giro in Europa da ben prima del 2007 in realtà). Conosce ogni angolo del centro e sud Italia (intelligentemente ha snobbato buona parte del nord nei suoi giri) ed ha una  cultura non indifferente, ma quando da sotto i nostri bagagli spunta la Gazzetta comprata dal Cris nel primo autogril, col la sfida Ibraimovic-Del Piero che attende sta sera sera il Campionato, chiede di poterla leggere. Da qual momento in poi la consuma come fosse la Bibbia in rosa; si legge tutto, dal calcio alla Formula 1, per finire con tennis, ciclismo, ippica e badmington. Per almeno un'ora non alza la testa dal fedele gazzettone, in un lungo momento di prosaica laicità sportiva. Mitico.
Nel frattempo siamo nei pressi del Grande Raccordo Anulare. Abbiamo bisogno di GPL.


:: addio ::

Alberto ha con se delle indicazioni ottenute da un sito probabilmente realizzato da un disabile, dato che è chiaro quanto una macchia di pece, quindi come prevedibile ci perdiamo quasi subito, e siamo costretti a chiamare Andrea Milano, il ragazzo che si occupa del Fanfulla per questa sera. Nico nel frattempo ha finito la Gazzetta ed è malauguratamente entrato in fase semi-mistica. Parla senza sosta di pecore, bastoni, pastori, lupi, agnelli ed altre creature più o meno bibliche, gesticolando ed esprimendosi in quel misto di italo-franco-anglo-tedesco che tanto fatico a capire, soprattutto se concentrato ad interpretare i cartelli che ci indicano zone mai sentite in un traffico pauroso. Guida Franz e la faccia sta cominciando a diventargli piccola, cosa che può preannunciare un mal di testa ed un'incazzatura incipiente. Io e Al cerchiamo di aiutarlo parlando al telefono con Andrea, che alla fine riesce a farci arrivare in via Prenistina, dove parcheggiamo davanti ad un gioielliere terrorizzato prima ed a un invitante kebab dopo.
Nel giro di dieci minuti arriva Andrea, un ragazzone baffuto, un po' anni '70, con capelli lunghi castani e dei buffi occhiali tenuti assieme da un elastico. Sembra molto gentile, ma anche sconvolto; più tardi ci spiegherà che questa per lui è stata una settimana poco allegra e davvero incasinata, ma resta indimenticabile l'espressione con cui stringe la mano a Nico che gli presentiamo non appena giunti nei pressi del Fanfulla.
"Ciao. Mi chiamo Nico. Sono un pellegrino."
"...piacere... ehm... Andrea..."

Il locale è in una piccola stradina buia e un po' sgarrupata, ma sembra che la zona sia molto vivace, come ci avevano detto anche gli Harshcore, che qui hanno suonato alcuni mesi fa con grande soddisfazione. Nico ci aiuta a scaricare gli strumenti e poi, finito il lavoro, raccoglie il suo grosso zaino, se lo mette in spalla e si appresta a salutarci tutti. Sebbene con lui sparisca anche il suo odore, che ormai onestamente non tolleravamo più con facilità, un po' mi spiace vederlo andare via e perdere completamente le sue tracce, anche se so che da oggi a Natale resterà appunto a Santa Anastasia a digiunare e pregare, come forma di protesta contro la fame nel mondo. E' un vero figo, sono contento che gli abbiamo dato questo passaggio, e spero che gli amici che lo ospiteranno qui a Roma lo trattino bene. Addio, pellegrino.


:: le meccaniche divine ::

Nel frattempo quel poco di buon umore che ci eravamo conquistati scompare quando Andrea ci informa che la batteria che avremmo dovuto usare 'sta sera è scomparsa. Nel locale ce n'è un'altra, bellissima, ma così bella che non si può usare, così Andrea è costretto a telefonare a un centinaio di persone per farsene prestare una. Nel frattempo ci chiede una trentina di volte quali parti della batteria necessitiamo (in effetti il nostro set è bizzarro, non usiamo la cassa ma quasi tutto il resto e vogliamo due ride), così finalmente trova un benefattore che ci porta il tutto. In tal modo, mettendo assieme le parti di una batteria impolverata che era sul luogo, un bullone di quella superbella, i piatti del Cris e le meccaniche di quella del benefattore, habemus batteriam e possiamo iniziare il soundcheck.
Mentre proviamo i suoni non sappiamo se rimpiangere la frenesia vercelliana di Stefano, dato che qui tutto pare svolgersi invece a tempi da moviola, con Andrea stanchissimo che fa le cose con cura mentre io salgo e scendo dal palco per aiutarlo (o per rompergli i coglioni, a seconda del punto di vista...).
Finito il tutto con le consuete difficoltà che abbiamo visto il numero di spie che vorremmo e non ci sono ed il fatto che non ci sono due brani con la stessa line-up, che manco i Pink Floyd hanno un set così introiato, abbiamo una fame feroce ed io sono in fase checca isterica, quella che tanto piace ai miei compagni musicali. Riesco a calmarmi solo quando Andrea ci stappa una bella bottiglia di vino bianco per accompagnare i piatti di pesce che attendiamo.
Ad un certo punto, mentre giaciamo scazzati sul divano, fanno l'ingresso quattro camerieri seguiti da un omone in tenuta da cuoco, con gembiule, cappello e zoccoli bianchi. Ognuno di loro porta un grosso piatto quadrato pieno di spaghetti al pesce, belli e buoni come poche altre cose al mondo. Divoriamo tutto mentre il Grande Chef ci chiede ansioso se apprezziamo... noi mangiamo talmente felici che riusciamo a rispondere solo annuendo con i testoni chini sui piatti. Viva Roma!


:: Salvo e tutti gli altri amici ::

Il bello di venire a suonare fin qui giù era anche legato all'opportunità di conoscere finalmente il nostro mentore Salvo Pinzone, proprietario ed unico gestore dell'etichetta che ha permesso di rendere il nostro "A Quiet Place" un disco ben recensito, abbastanza conosciuto, apprezzato nella ricca nicchia in cui in qualche modo s'iscrive. Quando arriva, poco prima del soundcheck, mi sorprende perché lo trovo parecchio diverso da come lo immaginavo. E' un uomo dal tipico viso siculo, con occhi scurissimi, pelle olivastra, con capelli un po' lunghi a sul collo, brizzolati. Di età indefinita, è persona gentile ed attenta, cresciuta con il tipico scazzo romano di chi non vuole essere preso per il culo né ha voglia di perdere tempo. Con noi è molto cortese e curioso: ormai per telefono ha parlato decine di volte con me, un po' con Alberto e Franz e mai col Cris, quindi ci fa domande, ci osserva, scherza con noi e ci aiuta a farci sentire a casa, un po' vero impresario, un po' amico, un po' anche quasi zio. Sa tutto di musica e conosce praticamente chiunque del giro elettronico/pop ed oltre, da vari giornalisti romani a tanti musicisti, alcuni dei quali questa sera verranno a trovarci. Tra loro anche Massimiliano Busti, tra le firme di Blow Up che più apprezzo, e che si rivela pure lui un gran bravo guaglione.
Dopo non molto però comincio ad entrare nella fase 'matrimonio', nel senso che arrivano tanti amici che tra loro non si conoscono, e dunque per stare un po' con ciascuno finisco per impazzire. Ci sono Alessandro Calbucci, grande compare anche musicale, i Logoplasm, ossia Paolo Ippoliti e Laura, con cui dopo tre secondi già sto a ridere come un pazzo al ricordo di amici e nemici comuni, e poi Anna Leoncino, ormai ex-collega della mia ragazza Gaia, da pochissimo trapiantata qui a Roma ed accorsa a vedere il live con il fidanzato Francesco. Mi sento a casa. Ma è ora di suonare.




:: Sparkle in Grey Live @ Fanfulla 101: allora era vero che c'è sempre un botto di gente ::

Quando prendiamo posto sul palco il locale è ormai strapieno, e la cosa sorprendente è però che la gente sembra in procinto di ascoltarci e non di uscire per fumare (anche perché si fuma dentro). Partiamo con Limpronta e la sua intro noise che tanto ci aiuta a scaldarci ed allontare i troppo delicati, per poi inoltrarci nelle melodie di violini e chitarre. Tutto fila liscio, e con la nostra cover di From the Air l'atmosfera sembra proprio quella giusta. La scaletta è la stessa di ieri, e così seguono A Quiet Place, i cui stacchi riescono finalmente quasi ok, per poi ritornare sul pezzo nuovo Sunrising, un vero terno al lotto con le sincronie tra batteria e base elettronica. Io per sentire i miei suoni mentre suona il Cris alle mie spalle devo stare in ginocchio con l'orecchio sulla spia posta sul pavimento, ma nonostante questo tutto sembra andare bene. Sarà forse per questi strani movimenti che faccio che qualcuno dal pubblico, in una pausa, ha gridato "Pazzo!"? Non lo so, ma quando una volta tornato al PC scorgo un tizio che è venuto verso di me non posso che pensare "Merda, di nuovo", convinto che stia per succedere come a Desio, quando un energumeno ci ha minacciati mentre suonavamo da tanto ci disprezzava.
Invece no: è Alessandro Margutti, fratellone di Gaia, il quale è a nella capitale per puro caso ed è appena arrivato per vederci.
La cosa mi dà ulteriore allegria, e tocca a The Last Cloud, da "Nefelohdis". Faccio partire la base, ma dopo pochi secondi mi accorgo che Franz mi da le spalle ed ha mollato il violino in terra. Non faccio a tempo a chiedermi che cazzo succede e poi capisco che ha fatto casino con la scaletta, così mi avvicino a lui, facendogli 'tap tap' sulla spalla per avvertirlo che non è ancora giunto il momento della tastiera. Lui sorride, fa cenno tipo "un attimo allora", così maschera magistralmente l'errore e poi riparte come fosse tutto previsto. E' fantastico avere un musicista così navigato nel gruppo.
Chiudiamo con la nuova e pesante That One, per poi concedere un bis immediato (non ce la sentiamo di scendere dal palco) per Delusion Song. Finita. Stiamo bene. Comincia la notte, comincia la disco.


:: voglio andare a casa ::

Siamo felici ed euforici, raccogliamo qualche complimento da Salvo e da Anna, forse la più positiva di tutti, scopriamo che Busti ha apprezzato molto dicendo solo, critptico "San Francisco negli anni '80". A me vengono in mente solo i Residents, ma poi anche i più volte citati Tuxedomoon, e la cosa mi garba. Siamo a pezzi e vorremmo tanto andare a nanna, ma uno dei ragazzi del locale comincia a staccarci i cavi e dice "Voi non avete idea ma qui tra 10' sarà il delirio". Non capisco cosa intenda finché Salvo non sale in consolle e la gente non inizia a muovere il culo al ritmo di Fuck Buttons e Populous, mentre noi arrotoliamo jack e infiliamo arnesi nelle custodie. In pochi minuti ci troviamo messi all'angolo, tutti e quattro, soli come cani se si esclude la compagnia del caro Calbucci che resta l'unico a presidiare quelle che fino a pco fa dovevano essere le star della serata. Appoggiati al muro, con gli occhi fissi sugli strumenti, osserviamo ragazze che dimenano le chiappe e giovini che cercano di intortarsele mentre le nostre occhiaie si dilatano a dismisura. La musica è altra, il fumo soffocante, la gente troppo giovane, ed io mi sento vecchio, così entro definitivamente in fase rompicazzo e comincio a stressare Andrea affinché ci mandi a dormire nelle due case che ci spettano. Lui mi spiega che bisognerà aspettare che la gente inizii ad andare via, quindi verso le 2:15 almeno. Salvo tenta di darci una mano in questo piazzando un pezzo da "Quique" dei Seefeel che toglierebbe la voglia di ballare anche a Roberto Bolle, ma non basta. L'alcol scorre a fiumi, ragazze discinte baciano allupati teneroni mentre io mi reggo a fatica al muro, Cris collassa sul rullante ed i due driver fissano la folla seduti su mucchi di casse e vestiti.
Pare impossibile, ma attorno alle 2:30 Andrea dice che può portare a casa di un non meglio identificato giornalista due di noi, nella fattispecie appunto chi ha guidato e più necessita di sonno. "C'è un piccolo problema con un gatto", dice, ma Franz e Al hanno sonno e raccolgono le proprie cose diretti all'agognato letto.


:: Fritz il gatto non deve rompere i coglioni VS. Casa Vianello ::

A locale ormai finalmente semivuoto io e Cris ci rassegnamo ad attendere il mattino mentre un signore dall'aria alla Paolo Conte si avvicina ad un piano ed inizia a suonare che pare Baremboim, lascaindoci piacevolmente stupiti. Peccato che tempo due minuti prenderanno il suo posto cani e porci intenti a martellare sui tasti mentre noi attendiamo il destino seduti su scomodi scranni. La fauna del locale si autoseleziona e solo i più freak restano, tra cui un mitico signore dalla mascella prominente che - ovviamente - tenta di attaccare bottone con Cris riversandolo di incomprensibili tiritere in romanesco. Non possiamo fare a meno di ridergli in faccia e di goderci questo splendido momento.
Verso le 3 e qualcosa spuntano altri due ragazzi, coloro che ci ospiteranno. Un certo Manù, gentilissimo, ci invita a prendere le nostre cose ed a seguirlo fino ad una casa vicina, molto antica ed affascinante. All'ultimo piano ci mostra una stanza piccola ma confortevole, dove ci attende il nostro letto. In un primo momento Cristiano ed io attendiamo di vedere l'altro letto, ma è poi chiaro che la piazza e mezza che abbiamo di fronte sarà il nostro comune giaciglio.
Accettiamo di buon grado e ci infiliamo sotto le coperte, per trascorrere poi una notte tranquilla e paciosa, se si escludono due momenti in cui l'uno accuserà l'altro di aver fottuto tutte le coperte, in una scenata silenziosa da Casa Vianello.

Non va molto meglio agli altri due, i quali - racconteranno il giorno dopo - affrontano le intemperanze del nervosissimo Fritz il gatto, bestia abominevolmente miagolante che viene sedata solo alle ore 5:00 del mattino quando il padrone (il "giornalista") fa ritorno ed a seguito di una discussione accesa con il felino "Fritz, t'ho ddetto che nun devi rompe' li cojoni!!!" ridona la quiete a Franz e Alberto.


:: colazione con Pasolini ::

Ore 11:00, siamo di nuovo al Fanfulla a ricaricare gli strumenti con l'aiuto di Andrea, che poveraccio ci segue anche in questa mattinata; una volta rimontato tutto sul Ducato ci diamo appuntamento presso il bar Necci, a due passi dal Fanfulla, storico locale dove Pasolini ha girato "L'accattone" ed era solito rifocillarsi, ed in cui dolci e caffé sono davvero eccezionali, soprattutto se consumati parlando della misteriosa scomparsa del batterista dei Manic Street Preachers. Andrea è gentilissimo fino all'ultimo e ci accompagna fino ad un passo dall'autostrada, non prima di averci rimborsati ed offerto pure la colazione. Girare per Roma è sempre un delirio, ogni svolta inattesa ed esitazione genera una sfanculante colonna sonora di colpi di clacson che scatena il cardiopalma nei nostri cuori stanchi.
Il problema però è sempre che siamo di nuovo in balìa dei pallini e del GPL. Alberto ha la brillante idea di tentare di evitare la tortuosa Bologna-Firenze, e ci suggerisce di prendere la famigerata E45, che collega Roma con Cesena. L'idea non mi sembra al momento così pessima, anche perché non avendo né io né Cris il coraggio di metterci al volante del terribile arnese, causa pura viltà, ci rimettiamo alle decisioni dei drivers.
All'altezza di Orvieto dunque decidiamo di prendere la direzione per Todi, e mentre i due dietro dormono tranquilli io e Al commentiamo felici il paesaggio incantevole e assolato, sentendoci talmente in pace con il mondo da volerci concedere un bel pranzo in trattoria anziché al solito orrendo autogrill. Scegliamo quindi un'osteria al bordo di un tornante dove in tutta allegria ordiniamo carne e verdure squisite, per il disappunto di Franz che invece avrebbe preferito un ritorno a casa più diretto.
Il relax guadagnato con le costolette d'agnello e le patatine però dura il tempo di un paio di pallini: proprio in quel mentre ci chiama Luca, proprietario del Ducato, il quale alla notizia della nostra posizione esordisce con un "Ah. Mmmh... io non l'avrei fatta la E45 [perché, sant'iddio?]. Non di domenica, ecco [cos'ha che non va la domenica?]. Perché non essendo un'autostrada [come non è un'autostrada?] le pompe potrebbero essere chiuse [chiuse?]. Cioè... sono chiuse di sicuro [siamo fottuti]. A Cesena non ci arrivate [siamo completamente fottuti]. Metto giù e mentre Franz fissa il vuoto da sopra il volante bisbigliando tra i denti un "Infatti io non l'ho capita questa deviazione, e a dirla tutta anche l'idea della trattoria...", vediamo un distributore GPL. La signora, prevedibilmente, ci dice che oggi sono chiusi. Aggiunge, sagace. "Eravamo aperti ieri", al che vorrei risponderle "Perfetto, allora torniamo ieri, grazie per tutto", ma mi viene da piangere. Grazie a Dio però un avventore del bar ci sente e ci avverte che a Perugia c'è un distributore GPL aperto anche la mattina di Natale, a 'soli' 45 Km. E' la nostra unica speranza.
Quando lo raggiungiamo l'umore risale illusoriamente come i pallini, ma ci rendiamo conto che ci tocca una paurosa deviazione in orizzontale verso Bettolle, ossia il raccordo con l'A1, dove c'è il prossimo GPL.
Stranamente, Franz non osserva il lago Trasimeno accanto al quale passiamo con la stessa ammirazione che potrebbe avere un turista tedesco sulla sua Mercedes a benzina.


:: ubriachi di gas propano liquido ::

Siamo stremati, non ne possiamo più. Cartina GPL alla mano, il mio sguardo scorre sui nomi delle stazioni di servizio che ci attendono e che, in considerazione del fatto che alcune sono in disuso, sembrano sempre troppo poche. La nostra soluzione è fare rifornimento ad ogni occasione, in modo da fare la conoscenza con tutta la possibile fauna dei benzinai. Ora: io non ho dubbi che vi siano benzinai simpatici, intelligenti, amichevoli, o anche solo normali. Ma tra quelli addetti alla pompa GPL, alla domenica, in autostrada, se ne trovano pochissimi.

Il top lo raggiungiamo con un povero cristo balbuziente e dallo sguardo vuoto, il quale (con furgone parcheggiato accanto all'erogatore GPL) ci chiede "Gasolio?".
"No, GPL per favore."
"Il pieno?"
"Sì, il pieno grazie...", risponde un Franz già imbarazzato, dato che siamo a pallini livello 4, ossia una cuccagna, ed abbiamo rifornito due km fa.
Il ragazzo in tuta rossa attacca la pompa, la quale dopo un breve soffio emette il muggito, ormai a noi caro, che segnala l'avvenuta rabboccatura.
"Eh ma... è pieno."
"Sì, ecco... sa, volevamo... controllare se..."
"Eh ma... è pieno. E' pieno", ripete il disgraziato mentre Franz arrossisce e noi quattro partiamo a ridere come pazzi.
"Sono 10 centesimi".

Ravàno nella tasca, passo la monetina a Franz, Franz la passa al down, ripartiamo.


:: perché non fare un salto sul Brennero? ::

Ormai è quasi notte, siamo a pezzi, vediamo pallini scomparire da tutte le parti, e conserviamo un vago ricordo di "Pompa GPL fuori uso all'area di servizio di Secchia Est", ossia la prossima. Arrivati lì scendo ansioso dal mezzo e corro da un addetto.
"No, GPL non ne abbiamo più"
"Ah. Neanche noi", gli rispondo terrorizzato.
"Sì, ma voi non avete bisogno della licenza per comprarlo. Noi sì. E non ce la rinnovano. Lo fanno per dispetto, non si sa perché, ma lo sa da quando siamo senza GPL?"
A me la cosa interessa poco, già temo una risposta tipo "Ieri lo avevamo", ma invece il signore continua dicendo che è da luglio che non ce l'hanno. Poi si diverte a mettermi ansia ulteriore affermando che in direzione Milano il prossimo è a 44 Km. Infine, con noncuranza, come fosse una cosa di poco interesse, aggiunge che in direzione Verona ne troviamo uno a 7 Km.
Ritorno dagli altri con la novella: si va sul Brennero ragazzi, dritti verso Verona!
All'altezza di Carpi troviamo il distributore più fornito di pompe alternative mai visto finora: oltre al GPL hanno metano, ricariche elettriche, a manovella, a composta di frutta che manco Pat Pending al Waky Race...

Torniamo sulla A1, sempre più provati, e stiamo anche entrando in fase "Adesso la musica la scelgo io", dove tutti vorrebbero qualcosa che agli altri non piace. Sceglie alla fine Alberto, che impone Torino-Milan, seguita a denti stretti da me e lui, milanisti, e Cris e Franz, interisti. Al 2-2 del Torino scatterebbe la rissa se non fossimo separati dai sedili del furgone.

Alle 22:30 siamo finalmente a Milano, zona Lambrate, dove abbandoniamo il Cris al proprio destino sui mezzi pubblici, affinché faccia ritorno a casa sua, dall'altra parte della città. Franz ha appuntamento con Luca, proprietario del Ducato, a Barzanò, ma prima deposita me a Villanova ed Alberto a Velate.


:: mai più a GPL ::

Quando vedo ripartire il grosso culo bianco e squadrato del furgone ho un momento di sollievo e sentir scomparire i suoi rombi e cigolii è un piacere. Salgo le scale con tutte le mie valigie e sacchetti, ansioso di abbracciare Gaia, che come me è stanca ed euforica, dato che ha passato un frizzante week end toscano con le amiche. Mi ha perfino preparato un sontuoso cous cous alla salsiccia, che divoro brutalmente.
Ci sentiamo benissimo, siamo al tempo stesso stanchi e ricaricati. La sera dopo saremo già entrambi nervosi, a pezzi, irascibili, rissosi.
In realtà, mi mancherà quel piccolo mondo a GPL.

Hue, 27 novembre 2008