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Più rumore per tutti!

Intervista su Novamuzique

(Gen/Feb 2009)


a cura di MaVrO

Avrei voluto incontrare Matteo Uggeri al supermercato per chiedergli con che diavolo di formattazione aliena mi avesse re-inviato questa intervista, ma purtroppo non abitiamo nella stessa città e probabilmente non facciamo la spesa nello stesso discount. Avrei voluto anche chiedergli se preferisce i wurstel semplici o quelli con il formaggio inside. ma forse è vegetariano, chi lo sa. Tutto quello che sto scrivendo sembrerà assolutamente insensato, futile e noioso ai fini della presentazione di uno dei guru del sottobosco analogico-industriale-DIY del made in Italy nonché autorevole boss della Moriremo Tutti Records.. E di fatto lo è..

Ciao Matteo, come stai?
Sto piuttosto bene, stranamente è un periodo (due giorni) in cui il mio umore è mediamente buono, grazie. Anche se ho comunque una marea di rogne e problemi, ma quasi tutti creati da me. Voi come state?

Noi benissimo, non proviamo emozioni. Affermi di non ricordare esattamente come e quando sia nato il progetto MTR. Puoi fare uno sforzo per noi curiosi di Nova Muzique?
Diciamo che più che altro quando fondai MTR fu molto più per scherzo (come potrebbe mai essere una cosa seria?). Era il 1995, avevo 21 anni, facevo l’università, ed avevo come mito i gruppi della buona vecchia Grey Area industriale che in Italia erano pubblicati da Contempo. Erano pochi gli amici con cui potevo condividere questi ascolti, ad ogni modo tutti dei disadattati come me. Con uno, Marco Volpi, iniziai anche a suonare in una sorta di progetto EBM (Human_Against_Hope) e se non sbaglio fu chiacchierando con lui che saltò fuori il nome Moriremo Tutti Records. Sarà strano, ma a me la musica industriale ha sempre divertito da morire, oltre che distrutto i timpani, il sistema nervoso e quello riproduttivo.

Quindi cos''è Moriremo Tutti Records? un collettivo di creativi bisognosi di ascolto o il tuo lato B da imprenditore a basso profilo?
Sì, mi piace la definizione di imprenditore. Diciamo che amo vedermi come il piccolo Berlusconi della musica industriale. E’ il mio modo di seguire le sue orme. Un giorno voglio anch’io diventare capo del governo e mandare un paese in malora. Però io anziché imporre programmi televisivi idioti farò arrivare il power electronics in tutte le case degli italiani. Più rumore per tutti.

Spiegheresti perché hai scelto uno slogan così nichilista come nome della tua etichetta?
Ah ah! E’ buffo, perché io non lo trovo affatto nichilista, anzi: mi ha sempre fatto tanto ridere. Voglio dire, non l’idea di morire, dato che quella mi inquieta da tempo, ma il nome dell’etichetta, poiché fa riferimento ad una cosa scontata. Il nostro manifesto lo spiega forse abbastanza bene: “Minima Informazione, Massima Ridondanza”. Sappiamo già fin troppo bene che moriremo tutti, e non ha molto senso dirlo, ripeterlo né darci il nome di un’etichetta musicale.
Ad ogni modo, è innegabile quanto suoni bene e sia facile da ricordare. Chissà perché nessuno ci ha mai chiamato una catena di ristoranti.

Il manifesto che hai redatto è di chiaro stampo dada. Mi illustreresti punto per punto le tue volontà creative in relazioni ai “dogmi” (o meglio anti-dogmi) del manifesto?
Sì, anche quel manifesto è frutto di turbe ed interessi giovanili. In effetti nel ’99, quando lo scrissi (era anche più lungo e più delirante, parlava di avvoltoi e tecnologie morenti, roba che manco Philip Dick con l’acido sbagliato…) il mio cervello era infarcito delle lezioni di storia dell’arte su Dadaismo, Surrealismo ed Espressionismo, forse le correnti che più mi hanno influenzato a livello artistico.

Come si entra nella scuderia Moriremo Tutti? Cosa deve colpirti in un gruppo?
Sono italiano, quindi per lavorare con me bisogna essere miei amici o farmi dei favori di tipo sessuale.
A parte gli scherzi: in effetti il lato umano è una componente fondamentale, anche se a volte contatto artisti che non conosco affatto ma che musicalmente mi piacciono. Inoltre ammetto che non tutto quello che pubblico corrisponde perfettamente al mio gusto, anzi. Ormai ascolto poco materiale noise, ma per MTR pubblico quel genere di cose più per una sorta di interesse intellettuale che si riallaccia sempre ai discorsi della gentaglia che mitizzavo da ragazzo, come Graeme Revell, gli SPK, i Cabaret Voltaire o i Throbbing Gristle.

Credi che il rumore sia l''unica alternativa possibile alla musica convenzionale?
No, assolutamente. Forse un tempo lo credevo, ma ora tra le cose che ascolto più volentieri c’è senza dubbio il suono degli strumenti acustici. Però quello lo destino all’altra faccia delle mie creazioni, ossia Grey Sparkle. Per MTR solo mostruosità concettual-sperimentali. Ora l’alternativa alla musica convenzionale (che già è difficile da individuare) è una musica forse più pura, più istintiva, che magari ricerca comunque il bello ma senza volerlo per forza vendere. Diavolo, mi fai delle domande che mi costringono a riflettere. Non lo facevo da tempo, mi sto affaticando parecchio.

Il tuo approccio compositivo è più vicino ad un viaggio/ricerca interiore o prende vita nella sperimentazione materiale delle possibilità sonore degli strumenti che usi?
Un tempo era sicuramente più vicino al viaggio o alla ricerca interiore, come ad esempio per certi dischi quali “L’ombra del vuoto”, con l’artista siciliana Lia Vassalli o per i dischi a nome Normality/Edge. Avevo un concetto in mente, una sensazione, e cercavo di tradurla in suoni. Adesso in effetti forse sono più interessato alle possibilità sonore, melodiche, ritmiche, più strettamente musicali, e le esploro soprattutto con il gruppo in cui suono stabilmente, gli Sparkle in Grey.

La tua prima esperienza musicale risale al 1994 con il progetto Der Einzige di cui hai da poco ristampato alcuni materiali prodotti in edizione limitatissima. Credi che i tuoi primi “sforzi creativi” possano avere più valore oggi alla luce del fatto che ormai è stato creato un “alfabeto del rumore” e la gente è più abituata ad un certo tipo di ricerca?
No, al contrario credo che sarebbe stato molto meglio pubblicarli ai tempi in cui li feci. In quel momento erano senza dubbio più interessanti, mentre oggi suonano simili a tante altre release più recenti. E’ anche vero però che come dici oggi è molta di più la gente che ascolta ‘il rumore’, e tanti gruppi, soprattutto americani, hanno un seguito tale da finire in copertina a riviste musicali non troppo di nicchia, come The Wire o Blow Up. Non dico che Black Dice e Wolf Eyes siano le nuove Spice Girls del noise, ma comunque per alcuni oggi fa figo ascoltarli… Mentre chi ascolta Der Einzige sono forse solo una decina di appassionati come te. Ma anche io ai tempi ero già un imitatore d’altri, un epigono… “Cheap Material Music” nasce comunque anche come dichiarata parodia.

Quanto c''entrava (e c''entra) nel tuo modo di concepire la musica la filosofia di Max Stirner a cui ti sei ispirato per il moniker del tuo primo progetto?
Ai tempi c’entrava molto. Ero uscito di testa per quel libro, lo trovavo davvero rivoluzionario. Un giorno dovrei anche leggerlo (questa l’ho rubata a Marx)… (Groucho, s’intende).
A parte gli scherzi, la filosofia di Stirner mi affascinava moltissimo poiché era in un certo senso inattaccabile, ed indubbiamente speciale era anche il fatto che lui avesse scritto quel solo libro, nonché il modo in cui scrive, con delle digressioni assurde ed un accanimento contro le istituzioni brutale. Il suo egoismo assoluto è al tempo stesso folle e geniale, poi come non amare uno che sostiene alla fine dei propri scritti "Io ho fondato la mia causa sul nulla"? Per Moriremo Tutti Records lo slogan iniziale era “Expressing Nothing Through Sounds”…

Tutti i progetti musicali che hai coltivato negli anni derivano dalla volontà di avere un confronto con altri musicisti o sono solo tante facce della tua personalità?
Avevo iniziato in completa solitudine, ma ho sempre sentito il bisogno di suonare con altri, all’inizio gli amici del liceo, poi musicisti incontrati in varie maniere.
Il progetto più stabile è stato per anni il gruppo dei Norm, con i ho fatto ben nove dischi (tra Residents, industrial e new wave), completi di grafiche e note di copertina, ma mai stampati se non nelle poche copie per noi stessi (si possono anche vedere come edizioni ultra limitate, per le quali neppure tutti i componenti della band hanno un proprio dischetto…).
Ad ogni modo forse sì, le svariate sigle con le quali ho fatto musica e ne faccio riflettono in parte le mie diverse personalità, ma il risultato che ne sortisce dipende tantissimo dalle persone con sui suono, spesso molto più brave di me (vedi ad esempio Andrea Ferraris, Alessandro Calbucci o gli stessi Sparkle in Grey…).

Sono curioso di conoscere il tuo personale percorso musicale a livello di ascoltatore. Da dove sei partito e dove sei arrivato?
Sono partito dagli Inti Illimani (sul serio, da piccolo li ascoltavo tantissimo) e sono arrivato ai Piano Magic, passando per Fabrizio de Andrè, Francesco Guccini, Depeche Mode, Queen, Howard Jones, Cure, Joy Division, Bauhaus, SPK, Swans, Eistuerzende Neubauten, Controlled Bleeding, Autechre, Isan, Residents, Labradford, Godspeed You Blak Emperor e tanti altri. Ma oggi, come dicevo, ascolto spesso Miles Davies, i Kings of Convenience o Johnny Cash. In più sono stato influenzato tantissimo dai musicisti italiani che ho incontrato per caso (Giuseppe Ielasi, Andrea Marutti…) o tramite iXem ed Oltreilsuono, due forum online tramite i quali ho fatto la conoscenza di Logoplasm, Luca Sigurtà, Fhievel, Aal, Giuseppe Verticchio, Punck, ed altri…

Quali sono al momento le etichette più interessanti in Italia e più in generale nel mondo?
Nel mondo apprezzo molto le etichette più eclettiche, più coraggiose, come la Kning, svedese, o l’australiana Extreme, ma anche quelle con un proprio stile preciso, ad esempio l’ormai storica Morr Music.
In Italia mi piacciono molto le etichette con cui collaboro, ossia Palustre, Afe e Musica di un Certo Livello, ma anche altre forse più blasonate, come Ghost, Wallace o Disasters by Choice (mi è difficile non fare nomi di amici, scusate…), anche se non sempre ne apprezzo i contenuti musicali.

Credi che ad uno come Mark Fischer piacerebbe la tua musica?
Grazie a Dio questa non è un’intervista telefonica ed ho tutto il tempo di andare su un motore di ricerca ed informarmi in proposito, per poter poi affermare che non ho la minima idea di quel che Fischer potrebbe pensare della mia musica.

Progetti futuri con MTR?
L’idea è di uscire con tre release all’anno, e per il 2009 due sono già più o meno decise (ma segrete). Posso solo anticipare che una delle prossime uscite sarà su un formato decisamente anomalo e potrebbe avere dei bei nomi tra gli artisti coinvolti. Ma è tutto sempre in forse.

Chiudi come vuoi.
Certi ragazzini avevano come idolo David Hasselhoff, io adoravo Max Stirner. I primi uscivano con le ragazze, io stavo a casa col computer. Nella prossima vita, niente libri e solo tanta TV.