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Woodstock, Lollapalooza, Tagofest 6

Tagofest 2010


:: sono al bar e per radio non ci sono gli Zu ::

Oggi mi è successa una cosa strana: guidavo sulla Cisa, stanco e accaldato, quando ho deciso di fermarmi a mangiare qualcosa. Dato che odio gli Autogrill di qualsiasi sorta, con i loro padri di famiglia dalla schiena pezzata terrorizzati all'idea di metter mano al portafoglio per un camogli asfittico o un trancio di pizza surgelata da otto euro per soddisfare il rampollo frignante, decido di uscire a Fornovo e cercarmi un bar rancido.
Nonostante Fornovo sia un paesello tra i colli appenninici è brutto come la fame del suddetto rampollo, con i suoi bei palazzoni anni '70 beige che pare li abbia disegnati l'ispettore Derrick in persona. Riesco comunque a trovare un bar decente con il nome davvero invitante visti i 40 gradi all'ombra: "Il posto caldo" (immagino che l'abbiano inaugurato in dicembre ma con poca lungimiranza semantica). Lì, in linea con la mente brillante di chi gli ha dato il nome ordino una piada bollente alla pancetta e formaggio e un chinotto, poi mi siedo a mangiare.
Ed è qui che succede la cosa strana: c'è la radio accesa, ma trasmettono musica stranissima, cose tipo brani ritmati con strofa-ritornello e coretti, pezzi di un certo Luca Bue, o un nome così, poi un altro che se ho capito bene si chiama Rossi di cognome, ma non è Faust'O e neppure Manitù Rossi, poi parlano di un certo Niccolò Fabi... Insomma: niente feedback, niente distorsioni, non c'è manco un pezzo - che so - degli Zu... una cosa assurda. Io son lì che mi chiedo perché non passano almeno un singolo di Bologna Violenta, una canzoncina degli A Spirale, una ballatona dei Ronin, quattro urla di Stefania Pedretti, insomma, della cazzo di musica normale.
Prendo il caffè e me ne vado, stranito, poi salgo in auto e metto su i God, per ridare senso al tutto.

Ma quando arrivo in zona casa, al supermercato, succede lo stesso. C'è la musica, bassa bassa, ma figurati se mettono almeno due minuti di St.Ride, o una cosa della NO=FI. C'è qualcosa di strano. Nessuno sembra accorgersene.
Sono tutti pazzi. Tutti strani. Questa realtà è falsa, come in un film di fantascienza. La vera realtà era ieri, l'ho vissuta tra venerdì e domenica a Marina di Massa, circondato dalle inconsistenti paretine di bambù e le panche di legno, tra i banchetti stipati di dischi, tra le pareti e le vetrate ed i palchi del festival più figo che ci sia in Italia da dieci anni a questa parte.
Il Tagofest.
Il report che segue è una misera trasposizione in parole di quello che la sua sesta edizione è stata.


:: i dischi non si vendono più? venite al Tagofest ::

Quando di parla di musica, di arte, di cose sublimi dicono che non bisognerebbe abbassarsi a parlare anche di soldi e vile danaro. Però spesso quando ci si incontra tra musicisti e labellieri si finisce su quello, sul bieco denaro...

Ecco, quest'anno stranamente di dischi se ne sono venduti, anche parecchi, tra queste calde e sudanti bancarelle. Non credo che il vento stia cambiando, ma forse questa è un'occasione un po' speciale, un po' fantascientifica in cui bene o male chi viene qui è felice di portarsi a casa anche un disco e non solo le orecchie piacevolmente sfondate.



_Venerdì_


:: qualcuno ci conosce ::

Finito il concerto me ne torno al mio mesto banchetto. Non conosco le etichette intorno a me, né le persone che le gestiscono, e questo non aiuta a far passare il tempo, nonostante a pochi passi ci sia il buon Vasco "Pulver un Asche" che si lamenta delle fottute prese di corrente italiane, uniche al mondo. Lui viene dal paese dei cucù e del cioccolato, dove invece tutto fila liscio e rigoroso come un orologio... svizzero, appunto.
Dato che mi annoio a morte abbandono il banchetto per andare a rompere il cazzo a Onga, ma dopo poco qualcuno mi chiama dicendomi "sei tu che vendi i dischi degli Sparkle in Grey?". "Sticazzi se li vendo, o meglio se li vorrei vendere!", mi verrebbe da rispondere. Più educatamente annuisco, e conduco il caro cliente verso il banchetto, dove lui indica deciso il vinile di "Whale Heart, Whale Heart". Imbarazzato gliene comunico il prezzo, al che lui estrae tranquillo il portafoglio, mi porge i 15 euro e si prende il 33 giri, soddisfatto. Dato che il disco mi è arrivato ieri e che nessuno o quasi al mondo lo conosce, gli chiedo come vai lo volesse, forse è perché c'è la collaborazione con Tex La Homa... "No no, è che mi piacciono un casino gli Sparkle in Grey!". A quel punto lo vorrei abbracciare.
Ora posso andare a letto felice.


:: sodomia ronzante ::

Raggiungo il caro albergo Radar dopo i consueti 30 di tornanti e, dopo una semirinfrescante doccia, ancora accaldato come un pinguino a dakar, mi sbatto a letto nudo e crudo, pronto a farmi lessare dall'afa dell'unico posto montano dove non gira un filo d'aria. Dato che le zanzariere hanno un sistema di bloccaggio più critico del cubo di rubik rinuncio a chiuderle, ma commetto un fottuto errore. Dopo pochi istanti mi ritrovo sodomizzato da una decina di zanzare feroci, una delle quali decide di massacrarmi la pianta del piede destro, provocandomi pruriti atroci, al punto che decido di buttare giù un bell'antistaminico per far passare il fastidio e gettarmi nel sonno.


_Sabato_

:: qualcuno ci conosce ::

[lo so che è triste ma... non sono mai riuscito a completare questo report... Brutta cosa invecchiare!]


Hue, luglio 2010