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Uno stanchissimo cuore di balena. Ma vivo.

:: questo è whale heart ::

"Inizio quasi industrial, sottofondo di voci lontanissime, riverberate, forse una chiesa, una cattedrale, voci tagliate dagli strofinii tipici dei microfoni a contatto.
Note di – forse – pianoforte, granulizzate in una forma che ricorda scomposizioni glitch, ma con una costanza maggiore, che avvolge anziché respingere.
Inaspettato, un violino dalle volute decisamente classiche, irrompe malinconico su questo sfondo di zoppicanti frammenti concreti. Ad accompagnarlo, quasi inudibile all’inizio, una chitarra acustica che sembra seguire un percorso proprio, lento e inframmezzato da pause, tentennamenti, attese.
E una batteria, per soli piatti e rullante, quasi impazzita nella sua frenesia sincopata, uno swing da tic nervoso, che balbetta il suo accompagnamento in sottofondo.
Mano a mano si fa avanti la dolcezza sulle asperità, i rumori si dilatano, si allontanano, la chitarra vince su tutto, anche sul violino, nella sua compassata e nostalgica melodia, e si assesta sempre più sicura in primo piano, accompagnata da un basso continuo e sempre più diradate dissonanze pianistiche.
"


Questo è l’inizio di “Whale Heart, Whale Heart”. Il primo disco in vinile degli Sparkle in Grey, che esce ora nel 2010. Ed esce già stanco, stanchissimo questo disco, perché il primo brano descritto sopra, “These Nightmares are Ending”, è dal 2004 che cerca la sua strada, registrazione dopo registrazione, resistendo perfino al furto del PC sul quale era stato inizialmente creata la sua base elettronica, resistendo a tanti rifiuti discografici, e perfino a una sorta d’inganno.
Suona però, almeno alle nostre orecchie, forse altrettanto stanche, tanto attuale, tanto nuovo, tanto valido. E sappiamo che non è bello dire “com’è bella questa musica che ho fatto”. Ma alla fine è proprio quello che pensiamo, ed è forse anche ciò che ha pensato Matt Shaw, ossia Tex La Homa, quando gli abbiamo mandato le nostre tracce per chiedergli se aveva voglia di dar loro un seguito, un secondo lato. A differenza di altri ha risposto gentilmente, perfino rapidamente, e in modo positivo.
Forse perché la nostra richiesta gli è arrivata nel periodo più felice della sua vita, in occasione della nascita del suo primo figlio, cui inevitabilmente ha dedicato l’ispirazione di queste sue quattro tracce, regalando a lui e a noi la testimonianza deliziosamente ingenua dell’istantanea sorpresa della paternità.

Nel riascoltare questa strana opera bifronte nel suo complesso finisco per cogliervi un filo conduttore più evidente di quel concept iniziale sul sonno che mano a mano abbiamo abbandonato. C’è in queste musiche, e perfino nelle grafiche, nelle immagini, un sacco di amore. Ma è quell’amore sospeso, che raramente abbassa la guardia, che trova pace. È l’amore di chi anche ha un sacco di paura di non farcela, di non essere all’altezza, di non saperlo gestire questo sentimento.
Di qualcuno che non sa se ce l’ha, questo cuore grande come quello di una balena.


Hue, giugno 2010